Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Sampdoria – Avellino 2 – 1
Sampdoria – Avellino: 2 – 1
Certezze.
Se c’è una cosa in cui siamo diventati esperti quest’anno è resuscitare cadaveri. Sei in crisi? Stai scivolando nei melliflui bassifondi della classifica? Hai bisogno di una scossa? Basta incontrare l’Avellino. Missione compiuta, puntualmente.
Perdiamo senza mai dare davvero la sensazione di potercela giocare. Attendisti, rinunciatari, aggrappati solo alle ripartenze. Senza cattiveria, senza fame. E quando non hai il sangue agli occhi, contro squadre con più qualità finisci inevitabilmente per soccombere.
L’arbitraggio, incerto e spesso a senso unico, contribuisce a innervosire una partita già povera di contenuti. Per tre quarti di gara assistiamo a uno spettacolo bloccato, a tratti soporifero, tra due squadre in evidente difficoltà. Poi l’episodio: un tiro cross vincente che sorprende Daffara, rompe l’equilibrio e cambia l’inerzia. Da lì in poi, la Sampdoria ci crede di più. E nel calcio, spesso, basta questo.
La differenza la fa la determinazione. La loro.
Ma c’è un però.
Sugli spalti non perdiamo mai. Numero, compattezza, colori, passione. Mentalità, la chiamano. E forse è davvero l’unica cosa che non ci manca. Gli applausi della curva doriana a fine partita sono il riconoscimento più autentico: usciamo dal Ferraris sconfitti, ma con l’onore delle armi.
“E se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi. Se la guerra poi adesso cominciamo a farla noi. Non sorridete, gli spari sopra sono per voi”.
Le pagelle dell’Avellino
Daffara: 5,5
Tra i pali resta affidabile, tecnicamente valido. Ma fuori dalla linea di porta continua a trasmettere insicurezza: uscite incerte, letture rivedibili. I due gol non sono esclusivamente colpa sua, ma da un portiere serve anche capacità di comandare l’area. E lì è ancora acerbo.
Missori: 5
Metti la torre a giocare da pedina e pedina diventi. Soffre terribilmente la spinta avversaria, va in affanno continuo e non riesce mai a prendere le misure. Più che adattato, sacrificato.
Sala: 5,5
Alterna cose buone a errori evitabili. L’assist è di qualità, ma in fase difensiva concede troppo, sia in attenzione che in posizionamento. Ha bisogno di rifiatare e ritrovare lucidità. La pausa arriva nel momento giusto.
Izzo: 6
Mette esperienza, carattere, prova a tenere in piedi la baracca. Interventi sporchi ma utili. Però da uno come lui ci si aspetta anche leadership nei momenti chiave. Può e deve fare di più.
Simic: 6,5
In crescita. Finalmente solido, presente, ordinato. Usa il fisico, gioca semplice, sbaglia poco. Una prestazione che restituisce fiducia a tutto il reparto e soprattutto a me.
Palmiero: 6,5
Rigenerato. Detta i tempi, protegge la difesa, gioca con personalità. Terza partita di fila ad alto livello. La cura Ballardini si vede eccome.
Besaggio: 6
Tecnicamente pulito, sempre disponibile alla giocata. Ma in partite sporche serve più sostanza. Nel fango, la qualità da sola non basta. Nel fango le scarpe con i tacchi affondano, ci vogliono i carrarmati.
Sounas: 6,5
Potrei fare copia e incolla da metà delle pagelle di questa stagione. Energia inesauribile, trascinatore emotivo, uno che non conosce la parola resa. Lotta su ogni pallone e prova a tenere accesa la squadra anche nei momenti più bui. Resta il rammarico per quell’occasione gestita con troppo egoismo. Poteva cambiare la partita. Ma lo spirito è sempre lo stesso. Guerriero.
Palumbo: 6,5 (MVP)
Metti un mediano a recuperare palloni davanti alla difesa avversaria. Sarà il nuovo abito che il sarto Ballardini, pluridecorato in salvezze, gli ha cucito addosso? La sensazione è proprio questa. Partita sontuosa, fatta di palloni strappati, intercettati e riconquistati con tempi sempre giusti. Manca la giocata decisiva per consacrare definitivamente la serata di Martin, ma per continuità e impatto è il migliore dei nostri.
Russo: 5,5
Primo tempo anonimo, quasi assente. Non dialoga, non incide, non crea. Migliora nella ripresa con l’ingresso di Biasci, si accende a tratti, ma resta troppo poco per fare la differenza. Si intravedono improvvise accelerazioni, qualche sprazzo di jazz calcistico: assoli estemporanei, note fuori spartito che accendono lo spicchio biancoverde del Ferraris per un attimo. Ma resta un jazz suonato da solo, suggestione, non sostanza.
Pandolfi: 4
A gennaio Aiello ci aveva chiesto di fidarci: Pandolfi era una scommessa autentica del nostro D.S., siglata in calce e con convinzione. Dopo mesi di assenze, infortuni e prestazioni deludenti, dovàammettere che la scommessa è stata ampiamente persa. Il fantasma di Marconi sembra ancora aggirarsi nello spogliatoio. Flop totale.
I subentrati dell’Avellino
Biasci: 6,5
Il secondo tempo cambia volto con un miglior posizionamento dell’attacco dell’Avellino, merito soprattutto di Tommaso. Attacca gli spazi, supporta il centrocampo e trova il gol che riapre la partita. Dodicesimo centro stagionale per lui. Chissà se anche Tommaso (oltre alle statistiche) considera questo il miglior campionato della sua carriera. Bomber vero.
Tutino: 6
Ingresso positivo. Qualità e atteggiamento giusto. La giocata di “ruleta” che porta al gol è sua. Ma da uno come lui servono anche reti pesanti che cambiano le partite. Qualcuno ha visto se a fine gara è risalito sul pullman dell’Avellino?
D’Andrea: 5
Ha bisogno di tempo e di spazio, ma siamo a marzo e la lotta per la salvezza non aspetta. La forma fisica è ancora lontana, tanto quanto il suo riscatto.
Le Borgne: 5,5
Entra, ma non lascia traccia. Ancora difficile collocarlo e capirne il reale impatto. Rimane un’incognita. Zona di sviluppo prossimale vaga.
(Foto: DepositPhotos)
