Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Venezia – Avellino 4-0
Venezia – Avellino 4-0
È martedì sera. Torniamo a casa con quattro gol presi, due espulsioni e tanti dubbi sulle decisioni arbitrali che hanno scombussolato la gara.
La squadra è in caduta libera. Non scriverò molto. C’è poco da dire quando il tabellone segna 4-0 e tu non hai mai avuto davvero la sensazione di poterla riprendere. Sono preoccupato. Molto preoccupato.
Ma non per la sconfitta in sé. E neanche per come le abbiamo prese. È la tenuta psicologica del gruppo che mi tiene in ansia.
Non siamo mai stati una corazzata. Non abbiamo talenti evidenti a cui consegnare la palla quando il mondo crolla. Nè abbiamo mai avuto strateghi visionari in panchina. Quello che ci ha tenuti a galla per metà campionato è stata la foga calcistica. L’energia sporca. La cattiveria agonistica. Era difficile giocarci contro. Perché eravamo strani.
Goffamente imprevedibili. Con il sangue agli occhi. Il Partenio, con il suo fascino un po’ anni ’80, ha fatto il resto. Il gioco, quello vero, quest’anno è rimasto spesso un’eco lontana. La voglia però non è mai mancata. Ecco. È la voglia l’uomo scomparso nelle ultime giornate.
Il nostro gioco verticale è diventato verticale al contrario: verso la nostra porta. Come se avessimo paura. Come se il pallone scottasse. Come se qualcuno non vedesse l’ora che il campionato finisca domani. Magari. Non sarà così.
Peneremo fino all’ultima giornata, come in ogni stagione che si rispetti. Si paga l’inesperienza. Si pagano scelte di mercato discutibili. La calma olimpica di Ballardini non ha funzionato. Ora serve altro. Serve una scossa. Siamo nella fase “Dentro o fuori.”
Non siamo retrocessi. Non siamo sconfitti. È nei momenti bui che si vede di che pasta sei fatto. Non abbiamo qualità? Allora combattiamo.
“Chi combatte può morire…chi fugge resta vivo, almeno per un po’…ma agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso… siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto per avere l’occasione, solo un’altra occasione, di tornare qui sul campo a gridare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà?”
Le pagelle dell’Avellino
Daffara – 6
Prende quattro gol eppure non affonda. Fa quello che può in mezzo alla tempesta. Salvate il soldato Daffara.
Enrici – 6
Finché la barca resta a galla, lui è uno di quelli che remano dritto, senza sbandare. Tiene la posizione, regge l’urto, non si tira indietro nel confronto fisico e mentale con gli avversari. Poi arriva l’espulsione di Tutino e la partita cambia faccia: la squadra va in tilt, gli equilibri saltano, il piano partita evapora. A quel punto Ballardini gli concede riposo, quasi a preservarlo per battaglie più urgenti. Testa già al Padova. Da oggi meditazione zen. PatrickSan.
Simic – 5
Hai presente quando un piatto ti piace talmente tanto che continui a mangiarlo fino a provare un senso di nausea? Ecco, Simic stasera era quel piatto… ma in modalità digestione forzata. Arranca da diverse giornate. Lo sguardo dice tutto: bisogno urgente di ossigeno.
Reale – 5
Autogol e sbavature. Peccato, perché qualche recupero da applausi c’è stato. Ma in queste categorie le distrazioni sono sentenze. Talento da affinare. Serve studio, concentrazione e meno poesia improvvisata.
Missori – 5
Stasera Missori ha deciso che la sua corsia non bastava più. Ha provato a espandere il raggio d’azione, a comparire in zone nuove del rettangolo verde, come se una torre potesse improvvisamente muoversi come un cavallo. L’intenzione è anche lodevole: sorprendere, rompere lo schema, creare superiorità. Il problema è che abbiamo giocato sotto scacco per quasi tutta la partita, e quando sei sotto pressione ogni movimento fuori spartito rischia di diventare un cortocircuito. I suoi strappi si sono persi nel vuoto, generosi ma poco incisivi. L’imprevedibilità è un’arma potente — ma va maneggiata con equilibrio. Riprovaci, Missori. La scintilla c’è, va solo incanalata.
Fontanarosa – 5
Il nostro “cavallo pazzo” sembra sentire troppo la presenza dello stalliere nuovo in panchina. Meno istinto, meno strappi, meno quella sana incoscienza che spesso lo rendeva imprevedibile. Gioca pulito, ordinato, quasi scolastico. Senza sbavature clamorose, ma anche senza graffi. Non si arrabbia, non affonda, non accende. Una prestazione silenziosa, forse troppo. Noia, maledetta noia.
Palumbo – 5
Quest’anno ha fatto più ruoli che interrogazioni a fine quadrimestre. Si vede la confusione. La brillantezza, le giocate di fino, le rasoiate verticali e gol in sforbiciata all’ultimo minuto sono un ricordo sbiadito. Concentrati, piccolo Jedi. La Forza è potente in te…
Sounas – 5
Il ciclo di mediocrità stagionale è in corso. Prova a tenere alta la squadra, ma viene risucchiato dalla qualità dei centrocampisti veneziani. Serata grigia.
Kumi – 5,5
Il compito era chiaro: spalare legna nella zona nevralgica, fare muro, sporcare linee di passaggio e dare ossigeno alla squadra. E per un po’ lo fa. Spallate, contrasti, palloni ripuliti senza fronzoli. Si prende calci, restituisce presenza, prova a tenere insieme il centrocampo con la forza più che con l’estetica. Poi arriva il primo gol e, come un domino, cade anche lui. Il contraccolpo psicologico lo travolge insieme al resto del gruppo. L’intensità si spegne, la bussola si perde. A fine primo tempo è già sotto la doccia, simbolo di una serata che ha bruciato energie e certezze troppo in fretta.
Insigne – 5,5
Uno dei pochi a crederci. Prova a dare qualità, tenta la giocata in più occasioni senza mai riuscirci. Zero tiri in porta sono però la firma inesorabile alla sua gara.
Tutino – 5
Non voglio giudicare l’espulsione, che resta discutibile. Fino a quel momento però non incide. Nessun tiro, nessuna fiammata. Serata spenta. Ormai routine.
I subentrati dell’Avellino
Russo – 5
Entra in un contesto già compromesso. Non riesce a cambiare ritmo né narrativa. Chitarra elettrica senza l’amplificatore.
Patierno – 5
La buona volontà non manca: si propone, cerca spazi, offre linee di passaggio. Il problema è che la palla lo ignora, i compagni lo trovano raramente e il gioco lo lascia ai margini.
Le Borgne – 4
Incazzosello il francesino. Rude, fuori tempo, nervoso. La buonanima di Vincenzo ’o mbiccius sarebbe fiero di te. Arrabbiò.
Armellino – 5
Più lo vedo e più mi ricorda Crisantemi della Longobarda di Oronzo Canà.
D’Andrea – S.V.
Chiiiiiii???
(Foto: Depositphotos)
