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ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Juve Stabia 0 – 0

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il

Ballardini
Tempo di lettura: 4 minuti

Avellino – Juve Stabia: 0 – 0

Ci sono quelle domeniche in cui è davvero complicato scrivere della propria squadra del cuore. Questa è una di quelle.
L’impeto con cui ci siamo affacciati in questa categoria – petto in fuori, sguardo fiero, “ma sì, è casa nostra” – sta lentamente lasciando spazio alla realtà.

L’ordine naturale delle cose. Si iniziano a fare i conti con i limiti: atletici, tecnici, tattici e, perché no, anche caratteriali. Abbiamo iniziato (TUTTI) questa stagione convinti che in questo campionato ci saremmo entrati di diritto, per blasone.

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Ora le nostre speranze sono ridotte a una preghiera silenziosa: “che finisca presto”.

Lo si vede in campo. Lo si percepisce sugli spalti.
Siamo incompleti. Questo fattore incide soprattutto da un punto di vista psicologico in tutto l’ambiente. Noi viviamo di fame. Vinciamo solo quando il fuoco sacro brucia forte.

Quando “la garra” è la nostra carta d’identità. Senza sangue negli occhi, siamo in balia delle trame avversarie. Di squadre messe meglio in campo. Di squadre che giocano a calcio mentre noi osserviamo con lo sguardo del “vorrei ma non posso”.

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Ennesima partita opaca dell’Avellino. Troppa paura di prenderle, troppo scarto tecnico e atletico, troppe poche idee. E diversi calciatori che profumano ancora intensamente di Serie C, fragranza “persistente”.

La Juve Stabia è venuta al Partenio con formazione rimaneggiata e un obiettivo minimalista: non perdere. Missione compiuta. È riuscita nell’impresa con l’energia di chi timbra il cartellino e torna a casa puntuale.

Noi invece abbiamo messo in scena un possesso palla che più che manovra sembrava cortesia: “prego, dopo di te”. Non si spinge, non si creano occasioni vere, non si lotta. Solo gestione. Passaggi all’indietro. Io passo a te, tu passi a me. Brodino riscaldato. “Meglio due feriti che un morto”.

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Si iniziano a fare i conti. Si guarda la classifica con l’ansia che ti mangia le unghie. Tremano le gambe. Ma badate bene: non saranno questi 12 o 13 punti a salvare questa squadra. Questo gruppo manterrà la categoria solo se lo sceglierà.

Perché nel calcio, come nella vita, vivere non è nascondersi.
Vivere è scegliere.

La prossima è contro il Venezia, indiziata numero uno per il salto di categoria. Una gara che sa di scalata K3 in infradito.
Le altre dietro corrono. Noi arranchiamo.

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“Che fastidio”. Potrebbe diventare davvero il nostro “ditonellapiaga”.

Le pagelle dell’Avellino

Daffara – 6,5

Uno dei pochi a brillare. Intervento miracoloso nei primi minuti che evita l’ennesima partita in salita. Sempre attento, nessuna sbavatura. Deve ancora imparare a farsi rispettare nell’area piccola. So che ha iniziato un corso intensivo sulla materia. Relatore: Anthony Iannarilli.

Cancellotti – 6

Sir Cancellotti: Presente. Punto.

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Simic – 4,5

Io ho tanti difetti, ma una qualità me la riconosco: non dimentico. E non dimentico le partite in cui Simic spostava gli attaccanti come mobili fuori posto. Quello che dominava l’area anche contro gente di categoria superiore. E non dimentico neanche i gol pesanti quando i nostri bomber centravano il portiere da un metro. Per questo io non riesco a fischiarti, neanche volendo. La condizione fisica è al minimo storico, quella mentale sembra in modalità risparmio energetico. Ogni intervento ha mezzo secondo di ritardo, e in Serie B mezzo secondo è un’eternità con gli scarpini. Spero davvero che dall’infermeria arrivino rinforzi per farti respirare e resettare. E lo dico davvero con affetto: la memoria è romantica, ma la classifica è spietata.

Enrici – 6,5 (MVP)

Patrick si sta imponendo. Attento, puntuale, energico quando serve ed elegante in impostazione. Soffre come tutti le rasoiate avversarie, ma è quello che esce con meno lividi. Migliore in campo. Un dettaglio che oggi vale come un’ancora di salvezza su una nave che imbarca acqua.

Missori – 5,5

Atleticamente asfaltato dal dirimpettaio stabiese, giovane e spavaldo talento di prospettiva. Differenza evidente. Strappare la sufficienza oggi sarebbe stata un’impresa. Non c’è stata.

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Sala – 6,5

Buona gara. Spinge, copre, prova a sostenere la manovra. I pericoli arrivano spesso dalla sua fascia. Basta? No. Servono azioni che cambiano la partita, non solo quelle che la tengono in equilibrio.

Palmiero – 4

Bocciatura. Non solo per la prestazione opaca, ma per una consapevolezza che inizia a farsi strada: il motore del nostro centrocampo non sembra all’altezza della categoria. Lento, impreciso, lezioso. Lampi e lanci lunghi che in Serie B sono gocce nel mare. La manovra è povera di potenza e, soprattutto, di idee. “Fare o non fare. Non c’è provare.”

Palumbo – 6

Ruolo ingrato, tanta copertura, poca possibilità di incidere davanti. Fa quello che gli viene chiesto. Corre per tre. Alla fine arrivano esausti tutti e tre i suoi polmoni. Peccato che il talento resti in parte inespresso.

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Besaggio – 6

Parte male, un po’ spaesato in fase difensiva. Cresce alla distanza, prova a leggere meglio gli avversari, accenna qualche inserimento. Ennesimo “vorrei ma non posso”.

Biasci – 4

Si divora un gol dalla sua mattonella preferita. Non incide, è molle, prevedibile. Pericolo zero. E in Serie B, se davanti non fai paura, sei già mezzo sconfitto. “ o paregg è semb buono”.

Insigne – 6

Prima da titolare dopo mezzo campionato. Inizio impreciso, fischi del Partenio, mugugni assortiti. Paga il suo essere “troppo”: troppo dentro il clan, troppo amico di Biancolino, troppe vacanze social. Poi però il talento si ricorda di essere tale. Si accende, tira, crea geometrie, prova a caricarsi la squadra. Il gol non arriva, ma gli applausi sì. E non erano scontati.

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I subentrati dell’Avellino

Russo – 5

Raffaele sembra triste. Dei suoi riff elettrici al 60’ ricordiamo solo un’eco lontana. Oggi musica leggera, accordi semplici, qualche corda fuori nota. E il pubblico che aspetta il ritornello che non arriva mai. Pensavo fosse amore, invece era un calesse.

Patierno – 5,5

“E non va più via quell’odore di C che hai addosso.” Non è cattiveria, è una sensazione che resta lì, sospesa. Come un profumo troppo intenso che ti segue anche quando cambi giacca. Patierno entra e fa quello che può. Lotta, si sbatte, sporca palloni, prende botte e ne restituisce qualcuna con gli interessi. Il problema non è l’impegno, quello non manca mai. Il problema è l’impatto. In Serie B non basta partecipare al combattimento, devi anche lasciare il segno. La differenza tra la C e la B sta tutta lì: nella capacità di trasformare una mezza occasione in qualcosa che cambia la partita.

Kumi – 6

Entra e il centrocampo cambia densità. Non è una questione romantica, è proprio fisica: più contrasti, più passo, più centimetri che si fanno sentire. Dove prima c’era leggerezza, a tratti evanescente, improvvisamente c’è materia. Non fa magie, non inventa traiettorie impossibili, non accende lo stadio con una giocata da copertina. Fa una cosa molto meno glamour e molto più utile: occupa lo spazio con autorità. Si mette nel traffico e non chiede permesso. La palla viaggia un filo più veloce, gli avversari un filo meno comodi. E già questo, oggi, è sembrato rivoluzionario.

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(Foto: Depositphotos)

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