Benevento
Salernitana, cronaca di un esonero tardivo
Tutti gli elementi erano già sulla scrivania del detective. E lo erano da più di 3 mesi. Molti erano indizi, qualcuna era già abbondantemente una prova: il gioco non decollava, il cinismo del corto-muso neanche (ammesso che fosse quello l’intento), il collegamento tra i reparti latitava, la difesa balbettava.
Pochi strumenti funzionavano a meraviglia ma pochi strumenti non fanno un’orchestra, a meno che non ti chiami, tipo, Mbappè o Vinicius (ai quali, però, la palla va anche servita, altrimenti anche certe stelle vengono assorbite dal gorgo della zuppa, fino a consumarsi nell’assuefazione più assoluta).
Il doppio mercato estivo e invernale s‘è rivelato un mezzo fallimento, che non ha portato i frutti sperati. L’assetto tattico e la tenuta atletica non hanno retto. Anzi, a volte, sembrava di vedere anche una certa svogliatezza in campo.
Ma Giuseppe Raffaele, nei fatti, non ha mai voluto cambiare niente della sua Salernitana, neanche di fronte ad elementi così palesi e lampanti, sotto gli occhi di tutti. Piuttosto “se lo sarebbe tagliato”, come diceva quel famoso marito, pur di non dare soddisfazione alle critiche.
Ai giornalisti che glielo facevano notare, anche in conferenza stampa, ha spesso risposto piccato e risentito, non ammettendo cose che non andavano, rispedendo al mittente quelle che erano le proprie responsabilità e, anzi, talvolta negando persino che ci fossero problemi. Un’arroganza che ha pagato con l’esonero di fine febbraio.
Eppure, nonostante il disastro più che dietro l’angolo, fosse largamente annunciato, ha cavalcato il Cavalluccio Marino fino al raggiungimento di un terzo posto a 50 punti con 14 vittorie, 8 pareggi e 6 sconfitte e una differenza reti (+6) onestamente un po’ imbarazzante per il blasone della Bersagliera e per le ambizioni d’inizio stagione.
Una differenza reti (36 reti fatte e 30 subite) che, appunto, certifica l’inadeguatezza dell’attacco (il Trapani, ha, fin qui, messo a segno un gol in più) e le tante difficoltà della difesa (il Latina, quint’ultimo, ha preso solo una rete in più dei granata).
Troppo tardi per porre rimedio? No, affatto. A questo punto della stagione, la barca la si può ancora raddrizzare, mettendo anzitutto al sicuro la qualificazione ai playoff.
TUTELA DELLA SQUADRA O PRESUNZIONE?
La troppa sicurezza di sé (forse anche per tutelare la squadra, mettendo sé stesso davanti alle critiche? Non è mai stato molto chiaro questo aspetto) provava a celare un’evidenza: le cose non stavano andando affatto bene. I numeri attuali dei granata sono impietosi: -14 dal Benevento, -9 dal Catania, vittorie molto abbordabili mancate (per non dire di vere e proprie prestazioni incolori) contro Cerignola, Giugliano, Cavese, Latina e Monopoli.
Punti persi che hanno favorito il ritorno di Cosenza e Casertana. Da favorita alla corsa al primo posto, al Salernitana è passata a favorita galoppante nel passo del gambero. La società l’aveva, se non proprio capito capito, assolutamente percepito per tempo, tant’è che la riflessione s’era aperta già a metà dicembre, l’indomani della vittoria a Picerno portata a casa all’ultimo respiro e secondo, malgrado anche la superiorità numerica.
Ma Raffaele era stato sempre “graziato”, la fiducia nel suo operato (confermata, di fatto, ben 4 volte) non era mai venuta meno, fino all’amaro pareggio della settimana scorsa a Cava de’ Tirreni nel derbyssimo di terra salernitana.
Ma, si sa, nel calcio (come nella vita) se non provi a cambiare quello che non va, niente cambierà mai. E con l’approdo del nuovo allenatore Serse Cosmi, si vuole fare in modo che tutto cambi (citando, al contrario, Il Gattopardo), affinchè realmente tutto cambi. Inoltre, la forte impressione era che nell’ultimo mese a non seguire più Raffaele, non tanto con la volontà ma con testa e gambe, fossero proprio gli stessi calciatori da lui fortemente voluti dal Cerignola.
Segno che, oramai, il giocattolo s’era bello che rotto anche all’interno. L’ultima spiaggia dell’ultima gara casalinga contro il Monopoli è diventata l’ultimo scoglio, in formato bonsai, a cui attaccarsi.
Ma è scivolato. Il Monopoli è riuscito ad espugnare l’Arechi, trovandosi davanti una squadra anche demotivata e priva di mordente, oltre ai soliti problemi di questa gestione.
ARRIVA L’UOMO DEL FIUME!
Adesso arriva Serse Cosmi, un motivatore istintivo e spesso illuminato, dalla forte e accesa personalità, un sergente di ferro e di fatica (tanta fatica), un fiume in piena negli allenamenti e in panchina, che gli ricorda sempre (con dolcezza) il rumore di quando ascoltava passare il Tevere mentre il papa vi lavorava (si può dire, sopra e dentro), pescando barbi e carpe e pulendoli, e lui lo aiutava.
Predilige, Cosmi, un 3-5-2 camaleontico, che in fase di non possesso si fa più prudente in un 5-3-2. Probabilmente lo scenario più adatto per la Salernitana, in questo momento, sia per mettere in sicurezza i playoff (non scontati) sia per vincerli (impresa difficilissima).
Cosmi, che torna su una panchina dopo 3 anni, può tentare di tagliare questo traguardo, anche personale, se vogliamo, poiché non ha mai ottenuto, fin qui nella sua carriera, una promozione in serie B.
Poi, a fine stagione, Iervolino e company tireranno le somme su come si svilupperanno i prossimi mesi e programmeranno il futuro, anche del rapporto col tecnico, probabilmente in base alla categoria che disputeranno.
L’uomo del fiume è arrivato in una città di mare, un matrimonio che intriga molto. Incuriosirà capire da che punto inizierà a lavorare.
(Foto: Depositphotos)
