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ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Pescara 0-1

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Avellino – Pescara 0-1

C’ho messo tempo. Lo so. Ci sono voluti giorni per digerire l’ennesimo spettacolo indegno a cui ho assistito. Abbiamo perso meritatamente. Molli, confusi, senza la fame necessaria dettata dalla situazione. In apnea. Con la paura a dettare ogni passaggio, ogni intervento.

Il Pescara ha avuto una miriade di occasioni per andare in vantaggio. Più veloci, più compatti, più affamati. In vantaggio su tutte le seconde palle e quelle alte. Non abbiamo preso la solita imbarcata solo per gli evidenti limiti tecnici degli avversari. L’eurogol di giornata arriva immancabile, firma del tagadà stagionale a cui ormai ci siamo abituati.

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Fischi. Tanti fischi. Urla e cori di contestazione irrompono a fine gara. La lunga agonia di un grande amore è alle battute finali. Si litiga. Ci si lascia. Si promette di non vedersi più. Mai più. Il tempo lo dirà.

Si devono rimettere a posto i cocci e spegnere le fiamme di uno spogliatoio rovente. Urge un sergente di ferro. Sembra di assistere dall’interno a uno di quei film italiani sul calcio degli anni ’80, diventati cult. Un argentino? Uno specialista in salvezze? O uno scaricatore dei mercati generali di Livorno?

Mo’ Vacca Carlo.

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Capitolo Biancolino

Non ho mai voluto giudicare l’allenatore. Un po’ per scelta stilistica, un po’ perché io “allenatore da divano” proprio non mi sento. Chi scegliere, come far giocare la squadra è compito esclusivo di chi siede in panchina. È lui il responsabile dell’andamento della squadra. Ne prende gli onori e soprattutto gli oneri.

Da queste parti, Raffaè, sei sempre stato di casa. Anche nella mia. Io c’ero su quei gradoni a gridare il tuo nome nelle promozioni che oggi rivendichi con orgoglio. E per questo, rimarrai nell’olimpo degli attaccanti che ho amato e con cui sono cresciuto.

Ma una cosa devo dirla: “vedova di Biancolino” non lo sarò mai. E non è un attacco all’uomo. È da allenatore che non incontri il mio gusto, ed è un giudizio esclusivamente sportivo.

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Si è vero ti do atto di aver compiuto un miracolo calcistico lo scorso anno, macinando punti e scalando posizioni con una determinazione feroce che poi ci ha permesso il salto di categoria. La squadra, però, non ha mai mostrato un’idea di gioco chiara.

Troppo spesso ci si è affidati a iniziative individuali o alla giocata estemporanea del singolo. Se la tua impronta c’è stata, è rimasta confusa, percepita male, mai davvero assimilata. Allo stesso modo, la gestione dello spogliatoio e della piazza ha fatto acqua da tutte le parti, lasciando più dubbi che certezze.

Comunicazione discutibile, scelte difficili da capire, frasi e frecciatine che hanno solo aumentato la distanza. Allenare a questi livelli richiede tanto studio, coraggio di sperimentare e una giusta dose di empatia. Su questo, perdonami, hai mancato.

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Sono certo però, che farai tesoro dell’esperienza e troverai il tuo spazio. Lasciamoci così, con un sorriso amaro.

In bocca al LUPO Raffaè.

Le pagelle dell’Avellino

Daffara – 6

L’ansia del Partenio lo sfiora ma non lo fulmina. Uno dei pochi a portare a casa una sufficienza. Diversi interventi riusciti e qualche uscita non sempre impeccabile. C’è ancora DaffarE.

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Cancellotti – 6,5 (MVP)

Cavalier Cancellotti, membro onorario della tavola rotonda di Re Biancolino: fiero, stoico, sempre leale. L’unico a lottare per non far crollare il mondo. Recuperi e involate a salvataggio della porta. Uscito lui, la difesa sbanda e subiamo la pressione degli attaccanti del Pescara. Morì con un falafel in mano.

Simic – 4

L’involuzione delle ultime partite del nostro comandante della difesa è evidente. Non sono ancora riuscito a capire se il problema nasca da una cattiva forma fisica, da un tracollo psicologico o da un messaggio chiaro alla dirigenza. Confessioni di una mente pericolosa.

Enrici – 5,5

Partita di alti e bassi. Tutto sommato fa una gara di grande sacrificio, ma commette numerosi errori per tutta la durata del match. Finisce in affanno come tutta la difesa. Inizia ad andare a dormire presto la sera: a breve si lavorerà tanto.

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Missori – 5

L’arco del nostro arciere si è allentato. La tensione è molle e la freccia scocca debole e fuori bersaglio. Si divora un gol che avrebbe potuto cambiare le sorti della partita. Ma, buon Dio, di certo non è il peggiore in campo.

Sala – 5

Partita attenta e di grande sacrificio. Prova anche a dare una mano in fase offensiva e spinge sulla fascia, l’unica da cui creiamo qualche problema. Paga a caro prezzo “l’orrore” che commette in area e che pregiudica il risultato. Te possino…

Le Borgne – 5

Non si può chiedere il mondo a un diciottenne catapultato nella mischia con il peso di dover dare ordine al centrocampo. Gioca con intensità e personalità, ma paga inevitabilmente l’inesperienza: errori tecnici e qualche sbavatura di posizione. Però lotta, ha gamba, non si nasconde e mostra anche un tocco più che interessante. Il materiale c’è, va protetto e lavorato. Curre, curre uagliò.

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Besaggio – 6

La crescita di questo ragazzo è evidente. L’unico a giocare a calcio, a impostare, a cercare manovra. Lotta per buona parte della gara, poi però scompare. Deve lavorare ancora sulla resistenza. Allenamenti seri e mirati. Qualcosa mi dice che si lavorerà tanto questa primavera. Metti la cera, togli la cera.

Sounas – 5

Avete presente quel momento in cui tutto quello che fai non ti riesce? Imposti e sbagli. Palleggi e ti rubano palla. La passi e la intercettano. Tiri in porta e va fuori. È quel periodo lì. Saturno contro.

Biasci – 4

Tommaso spesso è avulso, per così dire, dal “gioco giocato”. Fa movimenti particolari, porta via i difensori, vaga tra le linee per ricevere lanci, fa sponde e raddoppi davanti all’area. Quando è in giornata segna; quando non lo è, non ti accorgi nemmeno che è in campo. Dura la vita degli attaccanti.

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Patierno – 5

Anche Chicco si sacrifica molto per la squadra, lavora sporco e dà una mano in entrambe le fasi, ma per diventare davvero pericoloso serve ancora qualcosa in più. Gli manca lo spunto che accende la giocata. Dalla sua ha la lotta su ogni pallone e la voglia di approfittare di ogni minimo errore avversario — che, ahimè, in Serie B è merce rarissima.

I subentrati dell’Avellino

Palmiero – 5

Ad Avellino verrai ricordato come “Passarreto”. Prende palla, movimento su sé stesso, passaggio all’indietro. Immancabile. Marchio di fabbrica. Gesto vintage. Ricordo di un calcio che fu. In Serie B però è come guidare una 500 del ’59 con la doppietta sul circuito di Monza affiancato da Formula 1: è un miracolo se esci vivo. PALMIEDRO.

Pandolfi – 4

Sarà che è arrivato sul gong, ultima scelta di un mercato attaccanti deludente; sarà che ricopre lo stesso ruolo e la stessa attitudine in campo, ma a me Pandolfi ricorda Marconi. Stesso modus operandi, stessa difficoltà a entrare nei movimenti della squadra. Aiello ci ha chiesto di fidarci. Lo farò. Ma sono dotato di memoria lunga. Ne riparleremo.

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Palumbo – 6

Entra al 60’ e cambia i movimenti del centrocampo. Fa salire la squadra, dà dinamismo ed è l’unico che prova a tirare in porta con convinzione. La salvezza dell’Avellino passerà anche dai suoi piedi. Capitan Futuro.

Insigne – 4

In attesa di Don Rodrigo e fatto fuori uno dei bravi, tocca a Robertino interpretare l’ingrata parte del braccio sinistro del cattivo. Mai in partita. Venti minuti di vuoto cosmico: rincorre palloni senza mai raggiungerli e spara conclusioni perse negli anfratti di Piazzale Genova. Nei Promessi Sposi i bravi sono tra le figure più irritanti della storia. Immedesimazione nel ruolo da Oscar.

Russo – 4

L’efficacia di inizio stagione ha perso lucidità. Non riesce più a essere decisivo né a scompaginare le difese a gara in corso. Gli occhi sono tristi. Eppure il fisico e la tecnica sono quelli di Carlo Vacca della Marchigiana che, nel film, fa sedere Margheritoni in panchina. Aspettando Fulgencio…

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(Foto: Depositphotos)

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