I nostri Social

Angolo del tifoso

ANGOLO JUVENTUS – Il cuore non basta

Pubblicato

il

Comolli Juventus
Tempo di lettura: 3 minuti

La Juventus perde di misura il Derby d’Italia con  l’Inter di Christian Chivu per tre reti a due. E’ stata una sconfitta, non una disfatta.
I ragazzi di  Luciano Spalletti sono andati a San Siro per giocarsela alla pari con la capolista. Che, per la verità, non ha fatto molto per dimostrare che merita il primato in classifica.

Allo stesso modo aver infranto il tabù degli scontri diretti non certifica che i nerazzurri si siano lasciati alle spalle le loro fragilità psicologiche.

Anzi, quest’ultime sono state messe a nudo da un avversario grintoso ed indomabile, sempre pronto a rialzare la testa e ripartire.

Pubblicità

I bianconeri non si sono fatti scoraggiare neanche da alcune topiche dei loro giocatori di maggior affidamento o da alcune discutibili decisioni arbitrali a loro sfavore. E se non è arrivato neanche il pareggio è perché in alcune situazioni il cuore non basta.

Questione di identità

Adesso, a vederli in azione, non c’è dubbio che il gruppo plasmato dal buon Luciano da Certaldo abbia una ben precisa identità tecnico-tattica.

Poca distanza tra i reparti, reciproca assistenza tra gli stessi e caccia perpetua alla sfera per poi scatenarsi in ripartenze al fulmicotone. In retroguardia il sergente Bremer si occupa di innalzare il fortino a furia di letture in anticipo, in mediana  Locatelli cuce il gioco con la sapienza di un esperto artigiano e, sulla trequarti, i due folletti imprendibili F. Conceição e Yildiz danno brio ed idee alla manovra  a beneficio del cannoniere David.

Pubblicità

Quello che salta all’occhio è che, rispetto al gruppo svagato visto all’opera prima del cambio di guida tecnica, questo somiglia più a un blocco di granito. Tenaci e concentrati al punto di sembrare una sola, monolitica entità.

Difficile da scalfire, a meno di non approfittare di episodi sfortunati. Di fronte a quelli il cuore non basta.

Veleno ed antidoto

L’animo battagliero degli ospiti impone una prevalenza territoriale ben marcata ad inizio partita. Il vantaggio dei padroni di casa è una beffa della sorte. Su un innocuo cross dalla destra lo sciagurato Cambiaso (in collaborazione con un Di Gregorio approssimativo) confeziona il più clamoroso degli autogol.

Pubblicità

Mani nei capelli per il terzino e brutte sensazioni per gli altri. E per fortuna che nell’undici titolare c’è sempre e comunque lui, Wes McKennie. Il cowboy texano insegue palloni ad oltranza e, una volta che sono nelle sue grinfie, non ci pensa due volte a scodellarli nell’area di rigore avversaria.

Stavolta il beneficiario del suo alacre lavoro è proprio l’esterno mancino che dimentica la contrizione per l’errore precedente e fabbrica il pareggio con una staffilata nell’angolo.

Dopo aver avvelenato il morale dei compagni poco prima, adesso ha fornito loro il migliore degli antidoti. Ma per vincere ci vuole altro, il cuore non basta.

Pubblicità

Piccole astuzie

A volte, nel calcio, si fa ricorso anche a piccole astuzie per avere ragione dell’avversario. Quando, sul finire del primo tempo, un contatto fortuito tra il già ammonito Kalulu e il centrale interista Bastoni manda quest’ultimo a terra, il direttore di gara non ha esitazioni nello sventolare il cartellino rosso sotto il naso del terzino francese.

In realtà il fallo non c’era e il difensore della Nazionale, furbescamente e con ben poco spirito sportivo, ha volutamente accentuato la caduta per estromettere dal match uno dei migliori elementi tra le fila bianconere. Risultato: si gioca in trasferta, padroni di casa con mille motivazioni, atmosfera arroventata e in dieci contro undici. Qui davvero il cuore non basta.

Seconda rimonta

Tuttavia, anche in queste condizioni, la roccaforte bianconera non capitola. Almeno fino ad un quarto d’ora dalla fine, quando una incornata di Pio Esposito (un ragazzo che cerca a tutti i costi il suo posto al sole) degna di un centravanti d’altri tempi riporta in vantaggio i nerazzurri.

Pubblicità

Sipario calato per i ragazzi in bianconero? Capitan Locatelli non è di questo parere e si inventa l’azione del secondo pareggio in rimonta. Lavora un pallone ai limiti dell’area avversaria, lo scarica su McKennie sulla fascia ed è pronto a riceverne l’assist per poi bucare la rete con un destro chirurgico.

Due a due e palla al centro per chiudere l’incontro con un meritatissimo pari esterno per i suoi. A questo punto nessuno dei tifosi penserebbe che il cuore non basta.

Finale mozzafiato

Ma questo è un incontro che non finisce mai e ha sempre qualcosa da dire. I nerazzurri non farebbero una gran figura ad accontentarsi di un pareggio dopo aver avuto tante situazioni a favore nel corso della partita.

Pubblicità

A tempo ormai scaduto è il polacco Zielinski ad essere servito al limite dell’area bianconera. Controllare la sfera, puntare l’angolo e piazzarci un potente mancino rasoterra è questione di un attimo.

E’ il tre a due definitivo per l’Inter nonché il colpo di mannaia definitivo sulle speranze di pareggio bianconere. Spesso il cuore non basta.

(Foto: Depositphotos)

Pubblicità

in evidenza