Champions League
Antonio (non) salva Antonio
Antonio Vergara è stata la lieta nota positiva nella serata di Champions League che poteva evitare un destino beffardo ad Antonio Conte nella partita Napoli-Chelsea
Antonio Vergara è stata la lieta nota positiva nella serata di Champions League che poteva evitare un destino beffardo ad Antonio Conte nella partita Napoli-Chelsea.
Talvolta la storia percorre strade inimmaginabili, solcate da un destino che a volte sorride ma che, tante altre volte, sa come essere beffardo. Nella serata di gala che si preannunciava essere la più drammatica nella storia recente del Napoli, visti gli uomini di movimento a disposizione e vista anche la possibilità di fare un solo risultato disponibile (col pareggio il Napoli sarebbe passato in concomitanza di una serie di coincidenze astrali quasi impossibili), contro una corazzata che aveva a disposizione un solo risultato utile per entrare nella top 8, arriva l’eroe che non ti aspetti.
Come il Clark Kent prima di entrare nella cabina telefonica o come il Peter Parker che si diletta nella sua passione per le fotografie prima che il senso del ragno lo chiami a fare imprese complicatissime. O come Bruce Wyne che dorme quasi tutto il giorno, ma di notte, indossati maschera e mantello, va in giro per la città a ristabilire l’ordine. Un ordine costituito che Conte non ha mai voluto sovvertire. Neanche di fronte ad emergenze catastrofiche di proporzioni bibliche.
E in una serata che si preannuncia catastrofica, come nei migliori film apocalittici, visto anche il vantaggio dei Blues dopo soli 19 minuti, grazie ad un rigore realizzato da Enzo Fernandez. Rigore procurato da Juan Jesus per aver saltato con braccio larghissimo. Poco da dire. Anche un arbitro, come il francese Turipn, giusto ed inflessibile, seppur molto permissivo in tante circostanze, non può non assegnare la massima punizione. Il buon Juan Jesus, esemplare soldato, che esegue perfettamente gli ordini, chiamato a fare gli straordinari, sta incappando in una serie di partite (o, per meglio dire, in un periodo) negative.
E proprio in questo momento che l’eroe che nessuno si aspetta di avere ma che tutti meritano di vedere e acclamare, viene fuori dalla Bat Caverna (o esce fuori dalla cabina telefonica), realizzando un gol pazzesco di pregevole fattura. Andando in progressione e facendo a sportellate con i coriacei difensori blues. Appena entra in area, il colpo di genio, il lampo che abbaglia una notte tenebrosa: “Ruleta” , resa celebre da Kakà, su Fofana e, in caduta, spinge di punta la palla nell’angolino. Manco fosse un colpo da biliardo. Palla in buca d’angolo. E lo stadio non può che alzarsi in standing ovation per Antonio Vergara. Che meriterebbe i 92 minuti di applausi. Ma non quelli di fantozziana memoria.
Un gol pesantissimo. Di pregevolissima fattura. Che rimette la partita in binari giusti. Che avrebbe potuto salvare l’altro Antonio. Conte. Che con la Champions non ha feeling. Nella storia recente solo due squadre non hanno superato la fase a gironi dopo aver vinto il campionato: la Juventus ed il Napoli. Il minimo comune denominatore sedeva e siede in panchina. Antonio Conte dalla Juventus al Napoli. Stessa sorte e stesso destino. Come quegli amori che fanno giri immensi e poi ritornano. Ma sono amori criminali. Relazioni tossiche che ti tengono vincolato anche quando non vorresti.
Conte, nella conferenza post partita, prima elogia il ragazzo di Frattaminore. Poi dice che, ci fossero stati Anguissa e De Bruyne, il ragazzo non avrebbe giocato. Ci mancherebbe altro visto lo spessore dei compagni di reparto. Comunicazione enigmatica, quella del mister. Dice la verità. Che, però, è una mezza verità: il ragazzo qualche minuto lo stava racimolando, prima dell’ecatombe. E quindi bisognerebbe chiedersi se volesse evitare che il ragazzo si montasse la testa, lasciandolo con i piedi per terra, togliendogli un sogno ad occhi aperti vissuto in un momento delicatissimo, oppure se in questo calcio non c’è posto per i (relativamente) giovani.
Si diceva che l’Italia non è un paese per vecchi. In realtà, si scopre, che non è un paese per giovani. In altri campionati di pari spessore o, addirittura, superiori per valori tecnici ed economici, i giovani si cercano. Come le pepite d’oro. Ragazzi dell’età di Vergara hanno già compiuto mezza carriera ad altissimi livelli.
Antonio Vergara ha dimostrato di avere carattere, personalità, carisma e sfrontatezza. Ha buttato il cuore oltre l’ostacolo con grande generosità. Si è caricato la squadra sulle spalle, l’ha portata per mano. Ha giocato con una intensità agonistica per tutti i 100 minuti, o poco meno. Grazie a lui il Napoli è stato sconfitto MA NON VINTO.
E come in Kramer contro Kramer, anche nella guerra di Antonio contro Antonio non c’è uno sconfitto reale. Perché il primo ha dovuto fare di necessità virtù, il secondo ha dimostrato che la virtù può sublimarsi in virtuosismo. Basta semplicemente navigare nella stessa direzione. Indipendentemente dall’anagrafe.
Altrimenti si finisce, come ne “La meglio gioventù“, con l’invito ad andare via. Se si ha una qualche ambizione. Perché questo è un paese di dinosauri. Da abbattere ça vans dire. Aspettando che il meteorite faccia il suo corso, realizzando l’altrui destino.
