Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – Poche garanzie in panchina
La Juventus conclude il suo girone nella Champion’s League 2025-2026 con un pareggio a reti inviolate nella trasferta di Monaco. Nulla di cui meravigliarsi: un punto a testa bastava ad entrambe le squadre per garantirsi l’accesso ai playoff di Febbraio per la qualificazione agli ottavi della manifestazione. Una partita da giocare con la mente sgombra da pensieri e responsabilità. L’occasione giusta per mister Spalletti per mettere alla prova alcuni dei suoi solitamente esclusi dalla formazione titolare. Seconde linee a cui veniva concessa l’opportunità di dimostrare che possono aspirare a qualcosa di diverso. Purtroppo per loro e per il tecnico bianconero il verdetto del campo è stato negativo. Poche garanzie in panchina.
Ruggine da inattività
Il primo a deludere le aspettative è anche quello che ha il numero 1 sulla maglia. Mattia Perin, carisma ed esperienza tra i pali a sufficienza per ambire alla titolarità in molte altre squadre, ha deciso di fare da secondo a Di Gregorio e di essere un punto di riferimento nello spogliatoio bianconero. La sua scelta è stata apprezzata a tal punto dalla dirigenza e dall’allenatore al punto di concedergli di scendere in campo ogni volta che è possibile, in segno di rispetto e riconoscenza.
Il problema è che, in queste occasioni, diventa difficile scrollarsi di dosso l’inevitabile ruggine da inattività che affligge chi gioca solo saltuariamente. E possono anche capitare svarioni come quello in avvio di partita: un clamoroso errore in rinvio che spalanca la porta ai monegaschi che, per fortuna, sbagliano e graziano l’incauto portiere avversario. Poco importa, poi, che lo stesso Perin si renda autore di alcune pregevoli parate salva risultato. La svista iniziale incrina la sua immagine di affidabile e mina la sicurezza dell’intera squadra. Poche garanzie in panchina.
Motore imballato
Non che gli altri reparti vadano meglio. Se la difesa, amministrata saggiamente dal solito, inappuntabile Bremer, se la cava egregiamente non può dirsi altrettanto del centrocampo. E’ vero che K. Thuram non manca di far bella mostra del suo piglio da combattente e dei suoi muscoli da culturista. Ma è altrettanto vero che a suo fianco non c’è il diligente geometra Locatelli ma un Koopmeiners versione regista da moviola.
Nel senso che l’olandese gira ad una velocità minima e imprime lo stesso ritmo alle sue giocate. Tanto lento quanto macchinoso è facile preda del centrocampo avversario che lo sovrasta e lo costringe a giocare all’indietro quasi ogni pallone. Fa tristezza a vederlo: uno che dovrebbe essere il motore della squadra risulta imballato. Scende in campo di rado e quando lo fa si capisce il perché. Poche garanzie in panchina.
Poca inventiva
Ovvio che, in mancanza di rifornimenti, anche il reparto avanzato vada in sofferenza. Ma anche il trio di trequartisti, eccettuato il solito tarantolato McKennie, non fa molto per procacciarsi il lavoro. Ad esempio Miretti. L’ex ragazzo del vivaio proprio non si decide a diventare grande. Galleggia tra le linee senza costrutto, non detta mai il passaggio vincente e, quando si trova la sfera tra i piedi, non riesce ad azzeccarne uno di spunto risolutivo.
Stesso discorso per il fumoso portoghese F. Conceição: tanto movimento e poca concretezza nelle giocate. A fare le spese di tanto spreco è il balbettante Openda. Il centravanti belga è già attanagliato da un evidente difetto di personalità, poi non gli offrono manco lo straccio di un passaggio in profondità ed il quadro è completo.
A meno che non si vada ad artigliare la sfera da solo e si beva tutta la difesa avversaria in dribbling è molto improbabile che trovi la via della rete. E con quella ritrovi convinzione nei propri mezzi. Poche garanzie in panchina.
Rimedi inefficaci
Inutile che, nella ripresa, il tecnico di Certaldo dichiari cessato l’esperimento e che faccia entrare i titolari. Anche con Yildiz, David e Cambiaso la musica non cambia. La Juventus non riesce mai ad inquadrare lo specchio della porta e l’incontro scivola via fino al novantesimo con la sensazione che si tratti di un copione già scritto, oltre che interpretato con scarso impegno.
I rimedi dell’allenatore si rivelano inefficaci e il solo fatto di averci comunque fatto ricorso certifica l’inadeguatezza dei ricambi. Fattore su cui si dovrà riflettere non solo nel prosieguo di stagione ma, anche e soprattutto, in sede di mercato estivo, al momento di scegliere la composizione della rosa per il prossimo campionato. Per ora l’unica cosa certa è che ci sono poche garanzie in panchina.
(Foto: DepositPhotos)
