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Angolo del tifoso

ANGOLO JUVENTUS – Sostanza batte apparenza

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Jonathan David Juventus
Tempo di lettura: 4 minuti

La Juventus colleziona la terza vittoria consecutiva in Champion’s e si regala la qualificazione matematica ai playoff per giungere agli ottavi di finale della competizione.
L’avversario era il Benfica, la più blasonata squadra del Portogallo, liquidata con un secco 2 a 0. In realtà, a prescindere dal risultato di ieri, i quarti di nobiltà del team lusitano risalgono a molto tempo fa e la sua reputazione in campo internazionale è assai sbiadita. Cosi come risulta decisamente in calo la credibilità professionale del suo allenatore, Josè Mourinho.

lI tempi dei successi a ripetizione sono ormai un ricordo, sono rimaste solo le sue frasi ad effetto. Ma, una volta esauriti gli artifici dialettici in sala stampa e dato il fischio d’inizio, la sua conclamata sagacia tattica sa produrre solo un calcio fatto di temporeggiamenti e ripartenze veloci.
Non è stato un gran problema per i ragazzi  del pragmatico Luciano Spalletti tenere a bada gli avversari prima e poi sistemarli con un micidiale uno due. Sostanza batte apparenza.

Meglio far parlare il campo

L’ex Special One ha messo su il suo solito teatrino. Ha dato vaghe previsioni sull’andamento del match, preferendo concentrarsi su altri argomenti.
Ha ribadito il suo apprezzamento per il collega toscano, si è mostrato perplesso sul curriculum di altri tecnici alla guida di grandi squadre, si è perfino dichiarato disposto ad allenare eventualmente i bianconeri un domani.

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E’ un copione che conosciamo bene: divagare su temi distanti dalla partita, distrarre l’attenzione dalla pochezza dei suoi, provocare ad arte per condizionare negativamente l’umore altrui. Per sua sfortuna sulla panchina opposta siede un vecchio marpione dei campi verdi come Luciano da Certaldo, uno che lo conosce bene e sa quali argomenti usare per contrastarlo.

Non si da spago alle sue esternazioni, gli si ribadisce stima soltanto formale, si sottolinea implicitamente che i suoi successi dipendono in gran parte dal caso.
E si sottintende che non è un gran problema aver ragione della sua squadra quando a contare è il pallone e non la lingua sciolta al microfono. Sostanza batte apparenza.

Come volevasi dimostrare

Tutto confermato una volta che i rispettivi capitani si sono scambiati i gagliardetti a centrocampo. Il Benfica è fatto ad immagine e somiglianza del suo condottiero. Resta in attesa, studia le mosse dell’avversario e prova a sorprenderlo beffardamente in un momento di distrazione.
Il compassato palleggio lusitano è messo ben presso in crisi dal tremendismo atletico degli Spalletti Boys, per nulla intenzionati a lasciar decidere a loro quale ritmo imporre all’incontro. Nella primo tempo non manca il lavoro al portiere ospite, più volte sollecitato dalle grintose iniziative bianconere.
Dall’altra parte, invece, solo degli estemporanei errori della retroguardia juventina danno qualche speranza agli attaccanti portoghesi che, comunque, non sanno capitalizzarla. Il pareggio non servirebbe a molto per smuovere la loro classifica ma il piano del loro mister non concede improvvisazioni sul solito spartito.
E poco importa che solo la buona sorte abbia impedito ai padroni di casa di mettere a segno delle reti. Sostanza batte apparenza.

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Si rompe l’equilibrio

Resta comunque un equilibrio fragile, quello dell’incontro. Se in attacco non si riesce a fare il colpo grosso non si può pensare che la difesa regga sempre e comunque ai tentativi di sfondamento degli avversari. Tanta costanza, infatti, viene premiata.

E, non a caso, il prescelto per l’occasione è l’uomo che ha fatto della tenacia la sua arma migliore. Khéphren Thuram sa quando è il momento di presidiare autorevolmente la sua metà campo e anche quando si deve sfruttare il fisico da Maciste che si ritrova per stravolgere le partite.
Una serie di rimpalli, con la collaborazione del canadese David, lo libera alla conclusione davanti al portiere lusitano.
Lui non ci pensa due volte e insacca di prepotenza. Sblocca la partita, manda in fumo i progetti speculativi di Mourinho e diventa il simbolo vivente del pragmatismo spallettiano. Sostanza batte apparenza.

Chiamatelo passepartout

Dopodichè, considerato che il tempo è un gran galantuomo e regala, sia pure alla distanza, ad ognuno il giusto riconoscimento, viene il suo turno. Wes McKennie,  jolly tuttofare, lascia il segno sul match alla sua maniera.

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Nella prima frazione di gioco, stando emarginato sulla fascia destra, non è riuscito ad incidere quanto avrebbe voluto. Nella ripresa, una volta che mastro Spalletti ha appaltato al guizzante F. Conceição quella posizione, si piazza in mezzo per insinuarsi tra le linee.

Giusto il tempo di regolare i giri del motore, trovare il tempo giusto per raccogliere l’assist di David e confezionare la rete del raddoppio.
Chiamatelo pure passepartout, è la chiave giusta per spalancare l’accesso ad ogni tipo di porta. Non c’è da stupirsi se è uno degli irrinunciabili del tecnico toscano: la vedono esattamente alla stessa maniera.
Poche chiacchiere, ancor meno fronzoli e concretezza a palate. Sostanza batte apparenza.

Si va sul tragicomico

Il sorriso sardonico di Mourinho si è da tempo tramutato in una smorfia di sofferenza. Sa fin troppo bene che la sua esibita strafottenza è, da sempre, una arma a doppio taglio. Se vince gli consente la passerella da trionfatore ma se perde lo fa scivolare nel tragicomico.
Esattamente come quel suo calciatore che, al momento di eseguire un penalty, mette male il piede e frana  a terra spedendo, nel contempo, il pallone da  tutt’altra parte rispetto allo specchio della porta.

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C’è da sorridere? Oppure c’è da mettersi nel mani nei capelli? E’ la medesima reazione dei cronisti di fronte alle esternazioni post partita del tecnico portoghese, tra tentativi di arrampicarsi sugli specchi per giustificare il fiasco e velate recriminazioni su sfortuna, arbitri distratti e avversari graziati dal destino.

Molto meglio il vernacolare genuino del buon Luciano, uno che viene dalla campagna e sa che, per quanti discorsi si possano fare,  alla fine quello che sarà comunque premiato è l’onesto lavoro. Sostanza batte apparenza.

(Foto: Depositphotos)

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