Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – Massimo sforzo minimo risultato
La Juventus non va oltre un pareggio casalingo per 1 a 1 contro l’orgoglioso Lecce di Eusebio Di Francesco. Più rimpianti che rimorsi per i ragazzi di Luciano Spalletti: dopo aver dominato in maniera netta l’incontro per tutto il primo tempo vengono castigati senza pietà alla prima occasione dei salentini, con il loro unico tiro in porta in pieno recupero.
Dopodichè sono costretti a rincorrere in maniera affannosa prima il pareggio e poi il sorpasso per evitare una clamorosa beffa. Ci riescono nel primo caso, grazie alla sagacia di uno degli uomini più preziosi della rosa ma non nel secondo, nonostante una mole incredibile di azioni da gol all’attivo. E, al triplice fischio finale, tocca accontentarsi del punticino ottenuto e recriminare amaramente sui due persi. Massimo sforzo minimo risultato.
Una squadra spallettiana
Il tecnico di Certaldo, anche in questa occasione, procede imperterrito nella costruzione della “sua” squadra. Vuole plasmarla a sua immagine e somiglianza, facendole indossare un “vestito” tattico imperniato sul suo modulo prediletto, il 4-2-3-1. Quindi difesa a quattro: al centro la coppia Bremer e Kelly, sulle fasce Kalulu e Cambiaso. Davanti a loro, al centro, il solito duo, Locatelli e K. Thuram mentre sulla trequarti si muove un insolito terzetto di rifinitori: l’imprescindibile Yildiz , lo sgusciante F. Conceição e il polivalente McKennie.
A guidare l’attacco, infine, il canadese David come centravanti di manovra. E’ una Juventus spallettiana nel senso migliore del termine: spavalda ed aggressiva, prende possesso del gioco e costringe i pugliesi a trincerarsi in difesa. Il portiere degli ospiti deve superare sé stesso più volte nei soli primi 45 minuti di gioco per tenere il risultato sullo zero a zero. Merito suo, senza alcun dubbio, ma anche della buona sorte che non premia gli innumerevoli tentativi dei bianconeri. Massimo sforzo minimo risultato.
Colpo di scena
E, come nei migliori film thriller, ecco che arriva l’inesorabile colpo di scena a mutare completamente lo scenario. Uno scellerato passaggio di Cambiaso regala agli avversari l’occasione di passare in vantaggio. Uno a zero per il Lecce all’intervallo e Stadium gelato non soltanto per il clima. Come rimediare, adesso? Il contraccolpo psicologico è sicuramente enorme: produrre cosi tanto per non rimediare nulla, anzi, per essere puniti alla prima ingenuità, sia pure di proporzioni colossali.
Ovvio che il trainer bianconero, al rientro negli spogliatoi, debba necessariamente vestire i panni dello psicologo per confortare i suoi uomini. E’ possibile raddrizzare la partita, basta non farsi prendere dalla frenesia e agire con raziocinio.
Oltre che indirizzare meglio il pallone verso la porta avversaria ed evitare di replicare lo spettacolo appena visto. Massimo sforzo minimo risultato.
Sempre e comunque prezioso
La carta che Spalletti sceglie di calare sul tavolo per cambiare gli equilibri si chiama Edon Zhegrova. L’esterno kosovaro ha un tasso tecnico superiore alla media, un sinistro di velluto e vede varchi offensivi che nessun altro scorge. Tutte qualità ben note al suo allenatore, tutte frecce al suo arco per riprendere in mano l’incontro. La fantasiosa ala non delude le aspettative: raccoglie una precisa verticalizzazione di Locatelli e serve Yildiz in area di rigore.
I difensori pugliesi fanno muro sul tiro del fantasista turco ma, sul rimpallo, la sfera giunge a McKennie che è lesto a bucare la porta. Il texano, sempre e comunque prezioso, si è trovato, tanto per cambiare, nel posto giusto al momento giusto. E ha rimesso i suoi in corsa, con il suo generoso dinamismo e i suoi fulminei inserimenti sottoporta. Nel suo caso non si può parlare di massimo sforzo minimo risultato.
Occasione mancata
Raggiunta la parità è ovvio che la banda Spalletti punti a ribaltare il risultato. E l’occasione d’oro per il sorpasso arriva dieci minuti dopo. Su una azione d’attacco bianconera un difensore del Lecce intercetta il pallone con la mano. L’arbitro decreta il penalty a favore della Juventus. Il rigorista designato, capitan Locatelli, dopo un consulto con Kenan Yildiz, decide di affidare l’incombenza a David.
Il canadese non segna in campionato da fine agosto, il gesto del compagno è un attestato di fiducia e un invito a sbloccarsi. Il centravanti, tuttavia, non riesce a capitalizzare l’occasione e spreca malamente il rigore, effettuando un pretenzioso “cucchiaio” facilmente neutralizzato dal portiere dei salentini.In seguito, nonostante varie altre occasioni (tra cui un palo di Yildiz) il risultato finale non cambierà, con mille recriminazioni da parte dei bianconeri e una generale insoddisfazione, impietosamente rimarcata dai cori delusi della tifoseria. Massimo sforzo minimo risultato.
(Foto: Depositphotos)
