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ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Palermo 2–2

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Biancolino Avellino
Tempo di lettura: 4 minuti

Avellino – Palermo 2–2

Sono arrabbiato.
Anzi, furioso. Di quella rabbia che ti risale dallo stomaco, brucia l’esofago e non ti lascia respirare.
Se qualcuno mi avesse detto che avremmo disputato la migliore partita della stagione, mettendo in enorme difficoltà la corazzata Palermo per larghi tratti e che ce l’avrebbero scippata con un errore arbitrale clamoroso (su un rigore mostruosamente regalato), non ci avrei mai creduto.

E la bile aumenta quando sui social leggi tifosi rosanero arrampicarsi su ipotesi fantasiose di VAR, frame inventati e regolamenti riscritti a piacimento. Disonestà intellettuale. Per regolamento, la mano attaccata al corpo non è mai rigore, a maggior ragione nell’era del VAR. Punto.

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Ma sapete una cosa? Chissenefrega.

Questa partita il Palermo non l’avrebbe mai vinta. Oggi l’Avellino è stato emozionante. Squadra vera. Unita, compatta, aggressiva su ogni pallone. Con lampi di calcio brillante, moderno, coraggioso.
Li abbiamo bucati più volte: sulle fasce, tra le linee, attaccando gli spazi con personalità. Ad inizio partita abbiamo avuto tutti la sensazione che eravamo nettamente più piccolini fisicamente e strutturalmente. Anche la loro migliore qualità tecnica si è palesata fin dai primi minuti. Ma nel calcio, come nella vita, non basta essere più grandi o più forti.
Conta la motivazione. Conta quella forza interna che ti fa andare oltre i limiti, che ti spinge a guardare negli occhi i giganti e a non abbassare mai la testa davanti a nessuno.

Questa partita non può lasciarci indifferenti. È un punto di non ritorno. Ancora di più se dal mercato arriverà qualche innesto mirato. Siamo ancora lì. A metà classifica. Con una certezza nuova: la nostra forza è il gruppo. Il branco. E quando c’è da lottare, si scende in campo tutti insieme. Come questa sera.
Manca ancora il secondo atto di questo campionato, ma il solco è segnato. “Alea iacta est”

Le pagelle dell’Avellino

Daffara: 6,5

San Giovannino da Biella viene chiamato in causa poche volte, ma quando serve risponde presente. Sicuro, concentrato, maturo. È bellissimo osservare l’evoluzione di questi ragazzi: da giovani talenti a certezze affidabili. Il futuro è suo, e brilla già.

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Enrici: 6,5

Nel primo tempo soffre la qualità e la prestanza fisica degli attaccanti rosanero. Poi prende le misure, cresce e gioca con personalità. Lotta, anticipa, guida e si spinge anche in avanti a supportare la manovra. Forse la prima gara in cui lo vedo totalmente in fiducia. Nella partita più difficile. Eroico.

Simic: 7

L’unico che guarda negli occhi, alla stessa altezza, i lungagnoni del Palermo. Sul campo erige una diga invalicabile. Per lunghi tratti non fa toccare palla agli avversari, annullando azioni e attaccanti.
I leader veri non si autocelebrano: li riconosci da quanti compagni vanno a cercarli. Lui risponde a tutti. Capobranco.

Fontanarosa: 6,5

In quasi tutte le puntate dell’A-Team, Murdock viene accusato di creare caos e combinare guai.
E puntualmente, in quasi tutte le puntate, si scopre che i veri guai li fa proprio chi lo giudica un delinquente.

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Quando l’arbitro ha iniziato a scuotere la testa davanti al monitor, ho finalmente empatizzato con Allegri, che una partita sì e l’altra pure impazzisce davanti al check VAR. In quel momento ho tirato giù l’intero calendario.
Messaggio speciale ai miei vicini di casa: scusatemi, ma era impossibile restare umani.

Palmiero: 6,5

Quando riesce a rifiatare qualche partita, rientra sempre più lucido ed energico. Gara elegante, ordinata, da vero capitano. Dà geometrie, tempi, rende semplici lanci e movimenti. Cala nel secondo tempo, ma queste sono le sue partite, e si è visto.

Besaggio: 7

Partita sontuosa. Corre, pressa, gioca a calcio. E lo fa bene. Piedi educati, testa alta, grande applicazione anche in fase difensiva. Sta nascendo l’ossatura definitiva del centrocampo.
Talento e cazzimma.

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Sounas: 6,5

Primo tempo complicato, poi improvvisamente scatta qualcosa. Forse qualcuno lo ha provocato. E lui si è ricordato come combattono i greci, dal VI secolo a.C. a oggi.
Non farti mai nemico Dimitrios.

Missori: 7

Sta imparando a entrare in corsa dentro il campo, palla al piede. Pungente e fastidioso come una zanzara nelle sere afose d’estate. Crossa, serve assist, si infila come una lama nel burro tra i giganti siciliani. È mancato solo il gol.

Cancellotti: 6

Terzino si nasce. E Tommaso ce l’ha tatuato sul cuore. Poche discese, ma massima affidabilità. Sempre sul pezzo, sempre presente. Fa il suo come un soldato in trincea. Full Metal Jacket.

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Biasci: 7

Ci sono centravanti che hanno il mirino incorporato sullo scarpino. Alcuni lo tengono fisso sugli stessi portieri, altri contro le stesse squadre. Quando Biasci vede quei colori sociali inizia a sbuffare come un toro nell’arena, appena scorge il panno rosso. Nella sua carriera il Palermo è sempre stato un bersaglio privilegiato. Poteva mai interrompere questa sua tradizione proprio oggi, nella miglior partita giocata dall’Avellino? Naaa. Sarebbe stata davvero una vergogna. Public enemy number one.

Tutino: 5

Sbaglia tutto quello che può sbagliare. Inconcludente e irritante per larghi tratti. La partita dell’ex dovrebbe darti motivazioni extra. Lui la stecca. Ancora. Forse è arrivato il momento di ridimensionare le aspettative.

I subentrati

Patierno: 6,5

Sono sicuro che quel gol divorato da Tutino, lui non l’avrebbe mai sbagliato. Entra con grinta, fame e cattiveria. Lotta su ogni pallone e dà peso all’attacco. Serve continuità, ma l’atteggiamento è quello giusto.

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Palumbo: 8 (MVP)

Mamma Sciavò, non ti crucciare, tu lo sai, io ti voglio bene….ma na sforbiciata ‘e Palumbo al novantesimo sciogl ‘o sang’ rint’e vene. Punto.

Lescano: 6

Buttato nella mischia quando tutto sembrava perduto. Ci prova e ci riprova. Non trova il colpo giusto, ma entra con la fame e la voglia che non gli vedevo da tanto tempo.

Russo: 7

Peccato che quella palla gli finisca proprio sotto le gambe all’ultimo minuto. Altrimenti saremmo scesi tutti in campo e lo avremmo portato in trionfo, in braccio, per tutta la notte nelle strade di Avellino. Matto quando segna e pure quando si fa fare “a mutanda” dal palo. Orizzonti di gloria.

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Panico: 6

Chiamato in causa dopo mesi di inattività. Bastano pochi minuti per rivedere la sua solita attitudine alla lotta, alla causa. Atteggiamento che da solo vale un voto.

(Foto: Depositphotos)

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