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ANGOLO JUVENTUS – La squadra fa l’allenatore

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Cabal Juventus
Tempo di lettura: 3 minuti

La Juventus ritrova la vittoria battendo per 1 a 0 a casa sua il vigoroso Bologna di Vincenzo Italiano. E’ un successo che vale doppio, non solo per i tre punti sottratti ad una diretta concorrente per la Champion’s League ma soprattutto perché, per la prima volta, si è visto in campo qualcosa di somigliante a quello che desidera Luciano Spalletti.

Finora, infatti, il progetto del tecnico toscano si era arenato di fronte alle difficoltà incontrate nel trasmettere consapevolezza ad un gruppo di atleti contagiato da un disarmante scetticismo. E, se hai la responsabilità di gestire uomini che hanno già staccato la spina a livello mentale, ogni avversario è come se partisse in vantaggio già al fischio iniziale della partita. In una situazione del genere è impossibile fare il proprio lavoro per qualsiasi trainer, a meno che non sia dotato della famigerata bacchetta magica in grado di risolvere qualsiasi problema. Perché è la squadra che fa l’allenatore.

Scarico di responsabilità

Per averne conferma basta guardarsi indietro: negli ultimi sei anni, escludendo i traghettatori Montero e Brambilla, la panchina bianconera ha cambiato inquilino ben cinque volte. La media dei cambi di guida tecnica, pertanto,  è di quasi uno ogni dodici mesi. Un po’ troppo per le abitudini di qualsiasi società che abbia aspettative di un progetto tecnico continuativo, figuriamoci per quelle di un club come la Vecchia Signora.

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Da sempre, infatti, dalle parti di Vinovo si usa(va) dare fiducia ad un allenatore su scala pluriennale. E il motivo era tanto evidente quanto sacrosanto: fin troppo facile scaricare la responsabilità di un insuccesso su un tecnico che, magari, ha la sola colpa di non aver rimproverato a sufficienza un gruppo fatto di atleti svogliati e/o distratti. Il buon Luciano da Certaldo è sicuramente un allenatore che sa il fatto suo e ha le idee chiare in testa ma, se non è seguito a dovere dai suoi ragazzi, avrà le sue brave difficoltà a conseguire risultati degni di nota e rischia di fare la medesima fine dei suoi predecessori. E per la medesima causa: la squadra fa l’allenatore.

Cali di rendimento

I giocatori sono quelli, gli stessi che hanno determinato, in negativo, il destino di chi l’ha preceduto. Nessun fuoriclasse in organico, soltanto uno che promette di diventarlo in un futuro che si spera non troppo lontano. Allo stato attuale, Kenan Yildiz, vent’anni compiuti da pochi mesi e già designato uomo della provvidenza,  non ha la forza di indirizzare a suo piacimento l’andamento di ogni partita o infondere energie rivitalizzanti ai suoi compagni solo con la sua presenza.

Per il resto, ci sono diversi buoni giocatori che, però, sembrano aver perso la bussola e non offrono gli stessi standard di rendimento a cui ci avevano abituato negli anni passati. Si pensi a Cambiaso, ormai da mesi la controfigura del giocatore che aveva fatto innamorare di sé le munifiche squadre inglesi, o a Koopmeiners, talmente schiacciato dalla sua vertiginosa valutazione da non ritrovare la sua identità neanche nel nuovo ruolo di difensore. E sono soltanto due casi in un gruppo che presenta cosi tanti punti interrogativi da somigliare ai rebus della Settimana Enigmistica. Cosa si pretende che faccia chi è in panchina? La squadra fa l’allenatore.

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Snodo decisivo

In un contesto del genere è fatale che un incontro come quello di Bologna, contro una squadra in salute e guidata da uno dei tecnici più sottovalutati del nostro calcio, sia uno snodo decisivo. E, comunque, è nelle situazioni più difficili che emerge l’autentico spessore di un atleta. E’ vero che, soprattutto nella prima frazione di gioco, i felsinei hanno dimostrato grande aggressività ma, sostanzialmente, il fortino bianconero non ha mostrato troppe crepe e i pericoli sono venuti soprattutto da iniziative estemporanee dei padroni di casa.

Pertanto gli uomini di Spalletti, pur con qualche sbavatura non si sono fatti schiacciare. Poi, la difesa non è esattamente impeccabile e il centrocampo non è molto propositivo, come al solito ma, almeno  è venuta fuori una discreta compattezza tra i reparti e una voglia di non arrendersi superiore ai parametri consueti. Un buon punto di partenza per puntare ad altro. L’importante è tenere presente che è la squadra che fa l’allenatore.

Al resto ci pensa lui

In ogni caso, l’importante è mantenere salda la linea difensiva e non farsi sopraffare dagli avversari in mediana. Una volta ottenuti questi risultati basta alzare la testa e cercare di innescare i piedi fatati del numero dieci bianconero: al resto ci pensa lui. Nel primo tempo, tartassato dai continui raddoppi di marcatura, ha fatto intravedere il suo talento solo a sprazzi. Nella ripresa, invece, riesce a liberarsi con maggiore continuità e a trovare spazio per le sue invenzioni.

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Il colpo decisivo per fare jackpot esce sempre dal suo cilindro. Sugli sviluppi di un corner coglie l’attimo decisivo e scodella un perfetto assist per la testa del neo entrato Cabal che deve solo ringraziare e infilare la porta avversaria per il vantaggio bianconero. Secondo precise statistiche, tra gol fatti e assist forniti, l’incidenza di Yildiz nel numero totale di reti messe a segno dalla squadra, è quasi del cinquanta del cento. A riprova del teorema: la squadra fa l’allenatore.

(Foto: DepositPhotos)

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