Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – Amaro in bocca
La Juventus raccoglie un altro pareggio concludendo per 1 a 1 l’incontro con la Fiorentina di Paolo Vanoli. Che Luciano Spalletti, uomo di sostanza ed tecnico di esperienza, si trovasse di fronte ad un compito molto difficile al momento di insediarsi sulla panchina bianconera era cosa certa.
E sicuramente lui stesso, all’atto della firma, era consapevole di aver accettato una sfida molto rischiosa. Non è impresa da tutti i giorni quella di ricostruire l’identità tecnico tattica di un gruppo che ha rigettato, in poco più di un anno e mezzo, ben tre allenatori, ognuno di loro agli antipodi, per carattere e attitudini, dell’immediato predecessore.
E, nonostante tutto, il mister toscano, si è messo subito al lavoro per provare a plasmare la squadra secondo i suoi principi di gioco, con il dichiarato intento di restituire ai suoi uomini, oltre all’orgoglio di vestire la maglia bianconera, anche il piacere di offrire uno spettacolo gradevole al proprio pubblico. Anche per questo un risultato insipido come quello di ieri lascia l’amaro in bocca.
Uomini fidati
Il tecnico di Certaldo ha una strategia ben definita, con alcune imprescindibili priorità. Innanzitutto bisogna individuare gli uomini di cui potersi fidare ad occhi chiusi. E poi incasellarli nei posti in cui rendono al meglio. Ad esempio, è inutile scervellarsi per trovare una collocazione ideale a Koopmeiners in mediana quando il panzer olandese ha il fisico adatto per irrobustire il terzetto difensivo nonché l’intelligenza tattica per far ripartire fluidamente l’azione dalle retrovie. Altrettanto inutile è confinare la generosità polmonare del mutaforma McKennie sulle fasce quando il motorino made in USA è perfetto per stare al centro e scombinare le difese avversarie con i suoi imprevedibili inserimenti tra le linee. Allo stesso modo è limitante rinchiudere l’ambidestro Cambiaso sulla corsia mancina quando raddoppia il rendimento se schierato sul versante opposto. E, infine, su quel lato è bene che ci stia uno che di mestiere fa proprio l’esterno sinistro, ovvero quel Kostic che ha gamba e piede per fornire sia copertura adeguata alle iniziative di talento del turco Yildiz che sfornare assist per stuzzicare la vena di bomber del connazionale Vlahovic. Tanta inventiva e dedizione meriterebbero di essere premiate da risultati confortanti. E non di ritrovarsi, a fine partita, con l’amaro in bocca.
Un lampo dalla distanza
Poi, naturalmente, c’è da considerare che in campo ci sono anche gli avversari, per niente disposti a farsi imbrigliare tanto facilmente dalle astuzie tattiche di Mastro Luciano. A maggior ragione se si gioca a Firenze, un campo e un pubblico da sempre in contrasto con i colori bianconeri e molto refrattario a cedergli il passo. Sin dalle prime battute si e’ capito che il gruppo viola, a corto di punti in classifica, ha le motivazioni e il carattere adeguato per complicare la vita agli avversari. Tantopiù se a guidare la carica è un ex con il dente avvelenato come Moise Kean, ripudiato senza tanti complimenti dalla dirigenza bianconera per poi trovare la sua dimensione ideale a Firenze dove, a suon di reti ed assist, si è guadagnato una maglia da titolare in Nazionale. Ed è proprio lui a scuotere la traversa della porta avversaria con un gran tiro prima che, dall’altra parte, il soldatino Kostic dia una bella spolverata al suo sinistro e, con un gran tiro dalla distanza, fulmini il portiere viola con un lampo che da il vantaggio ai suoi. La Juventus esulta, i padroni di casa hanno l’amaro in bocca.
Botta e risposta
Ma, evidentemente, questa è la serata delle bordate da fuori area, oltre che degli ex con qualche sassolino da togliersi dalle scarpette. A rimettere le cose a posto per i padroni di casa è, infatti, Rolando Mandragora. Un bravo centrocampista che a Torino non è riuscito ad imporsi, anche a causa di numerosi infortuni e che ha finito per trovare stabile dimora in riva all’Arno, dove tutti apprezzano la sua dedizione alla causa e le sue ordinate geometrie in mezzo al campo. Tuttavia, il ragazzo ha anche altre frecce al suo arco, tra cui un sinistro niente male. E, quando gli capita tra i piedi un pallone invitante nei pressi dell’area di rigore bianconera, non ci pensa due volte e sgancia un siluro dalla distanza che si infila proprio all’incrocio dei pali. E’ un botta e risposta che scatena l’entusiasmo del pubblico dello Stadio Franchi e lascia i bianconeri con l’amaro in bocca.
Girandola dei cambi
E, nel finale, il buon Spalletti prova a fare sua la partita, inserendo i suoi soliti cambi. Vlahovic lascia il posto al suo probabile erede David, Yildiz viene sostituito dal belga Openda e F. Conceição avvicenda Cambiaso. Nulla da fare, comunque. Il risultato non cambia e, al triplice fischio finale dell’arbitro, quello che la Juventus porta a casa è uno striminzito punticino sommato a un ben più consistente carico di incertezze per il futuro. Come da parole dello stesso tecnico, non si può pretendere dei risultati diversi se poi gli errori commessi sono sempre gli stessi. E non ci si può aspettare di conseguire delle vittorie se a qualsiasi avversario basta mettere in campo grinta e attenzione per incastrare i bianconeri. L’unica cosa che resta è l’amaro in bocca.
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