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ANCHE MENO: Le pagelle di Cesena – Avellino

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Besaggio Avellino
Tempo di lettura: 4 minuti

Cesena – Avellino: 3-0

Quanto siamo bravi, noi, a fare l’analisi della sconfitta. A prendercela con quei giocatori, con l’allenatore, con il modulo, con la “squadra ideale”, con le fasi difensive farlocche, con gli attaccanti sterili e svogliati, o con l’arbitro che ti regala contro un rigore inventato. Bla bla bla.

Inizia a serpeggiare un malumore strano. Scusatemi, ma io non riesco a legarmi a questa schiera. Sarà perché son pecora nera, sempre e comunque.

Io ho visto una partita giocata con coraggio. A testa alta. Sfrontata. Senza paura e senza timore reverenziale. Nel calcio si può anche perdere, perfino con tre gol di scarto, e non perdere la faccia.

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I detrattori del pareggio storceranno il naso, ma io ho visto una squadra che cresce, che cerca maturità tattica e piacere nel giocare a calcio. Certo, quando si affrontano gare difficili a viso aperto, il rischio è dietro l’angolo. Questo fattore, però, a me personalmente non solo piace, ma mi inorgoglisce anche.

Il Cesena è squadra di alto livello. Di ben “altro” livello. Il nostro compito è diventarlo, passo dopo passo. A suon di sconfitte cocenti e vittorie strappate, perché solo così si costruisce un’identità vera.

È arrivato il tempo di crescere e nel percorso si inciampa, ci si ridimensiona, si sbaglia. Ma è proprio dagli scossoni che nasce la consapevolezza. Sia per la squadra che per l’ambiente.

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La Curva l’ha capito. È lì, come sempre. In duemila. Rumorosi ed affamati, ad applaudire la propria squadra anche nella sconfitta. Solo uniti si va lontano.

“Benvenuti ad Avellino”

Le Pagelle dell’Avellino

Daffara – 5
Un’altra tripletta sul groppone. Inizia a pesare. C’è tanto da lavorare: sulle uscite, sui palloni alti, sulla personalità. La tecnica, però, non manca. S’ intravede eccome. Ora serve lavorare, osservare i grandi e allenarsi come se non ci fosse un domani.

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Simic – 6
In estate lo abbiamo preso per guidare la retroguardia. Lo sta facendo. Quasi sempre tra i migliori. E quando manca… si vede. Eccome se si vede. Mamma Schiavona proteggi.

Fontanarosa – 6
“Cavallo pazzo” sta iniziando a domare i propri eccessi. Forse la difesa a quattro lo contiene, o forse sta imparando a ragionare.
“È necessaria una visione molto grande, e l’uomo che la possiede deve seguirla come l’aquila cerca il blu più profondo del cielo.”

Missori – 6,5
Finalmente incisivo. Sgaloppate, qualità, ritmo. Non perde più l’uomo e recupera palloni pesanti. Il bonus è dietro l’angolo.

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Cagnano – 5
Un’altra partita deludente. Schiacciato dalla qualità avversaria, sempre in affanno sulle ripartenze.
Il motore brillante dello scorso anno mostra crepe, scricchiolii e ruggine. Serve un tagliando prima che si svitino tutti i bulloni.

Palmiero – 6
La classe lo tiene a galla anche quando le gambe non lo seguono. Fa girare palla, guida il reparto, parla con i compagni. Un faro che, anche quando affievolisce, resta luce.

Sounas – 6,5 (MVP)
Il più irpino dei greci. Anzi, più irpino di tanti irpini veri.
Mai domo, mai banale. Giocate, intuizioni, spirito da calcio vero: quello sporco, sudato, che non molla finché l’arbitro non fischia tre volte. Sounas è l’antitesi del calcio patinato. È memoria viva di un pallone che fu. Chapeau, Dimitrios.

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Besaggio – 6,5
Tesse trame, cuce reparti, dà ritmo. È il metronomo che dà respiro alla manovra. Se riuscisse a mantenere questo atteggiamento per tutti i novanta minuti, le squadre di Serie A busserebbero alla nostra porta. La sua esplosione non passerà dai titoli dei giornali, ma dall’esperienza. Da salvezze strappate al novantesimo. Quando la qualità incontra la fame, nasce il giocatore vero.

Insigne – 6,5
Primo tempo da mattatore. Illumina la scena in un pomeriggio grigio e sfortunato. Lotta in campo cercando di accendere anche chi gli gira intorno. È la luce che filtra tra le nuvole, quella che non si spegne nemmeno quando la squadra rallenta. Avanti così.“A Robertì, ma che te frega delle tristezze?”

Biasci – 5
Il gol, a quanto pare, non è tra le tue priorità. Ti muovi con una calma serafica, da far invidia a un maestro zen in piena ascesi mistica. Sereno, pacato, imperturbabile… forse anche troppo.
E allora, già che sei in meditazione, prova a visualizzarti decisivo nelle prossime gare. Un lampo, un tocco, una rete. Ti ringrazieremo tutti, anche il karma!

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Crespi – 5
Lotti, corri, ti sbatti. Ma non vedi la porta nemmeno col binocolo. Le cause di tanta sterilità vanno cercate dentro. Forse è tempo che lo psicologo della società inizi a lavorarci.

I Subentrati dell’Avellino

Rigione – 4
Michè, stasera la tua faccia quando sei entrato in campo era da commedia all’italiana. Irresistibile. Quando Biancolino ti ha chiamato per sostituire Simic, il tuo sguardo diceva tutto. “Io? Ma davvero proprio io?”. Poi in campo è andata come in certe giornate storte: un errore dietro l’altro, come perle infilate nel filo sbagliato. A fine partita, quell’espressione sconsolata raccontava tutto: “Ma chi me l’ha fatto fare? Stavo così bene sul divano, a casa mia…”.

Russo – 5
Il tuo compito è spaccare le partite, portare scompiglio, toccare il pallone in controtempo e mandare in tilt l’avversario. Oggi, però, è sembrato che tu fossi salito sul palco con la solita grinta, muovendoti da vero musicista… ma con il cavo della chitarra staccato dall’amplificatore.
Noi spettatori ti abbiamo visto agitarti, cercare il ritmo, ma senza sentire una nota.

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Tutino – 5
La condizione è lontana, molto lontana. “Maccaroni, prendi monetina…”

Lescano – 4
“Il Nulla non è solo distruzione o assenza: è perdita di significato. È ciò che accade quando le persone smettono di sognare, di credere, di immaginare. Ogni volta che qualcuno nel nostro mondo smette di dare valore alla fantasia, un pezzo di Fantàsia scompare. Ed è lì che il Nulla si espande.”
Oggi, purtroppo, è sembrato tutto questo.

Kumi – S.V.
Entrato a partita finita, aveva solo un compito: non peggiorare le cose. Missione compiuta.

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(Foto: Depositphotos)

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