Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – Manca sempre qualcosa
La Juventus pareggia il Derby della Mole concludendo a reti inviolate l’incontro con il tenace Torino di Marco Baroni. Luciano Spalletti, alla sua prima stracittadina e ben consapevole della valenza simbolica della partita, le ha tentate tutte per cogliere un successo utile sia al morale che alla classifica. Ma, essendo sprovvisto di doti taumaturgiche, non ci si può aspettare che guarisca la squadra da alcune sue patologie croniche con la pura e semplice imposizione delle mani. E, quindi, basta un avversario grintoso e pugnace come quello granata per stroncare sul nascere le velleità di vittoria del suo gruppo. Nonostante il martellamento tattico del nuovo mister, nonostante l’innegabile buona volontà di molti elementi della formazione, a questa Juventus manca sempre qualcosa.
Undici titolare
Il tecnico di Certaldo ha evitato di cadere negli stessi errori dei suoi predecessori e ha subito battezzato un suo undici titolare. Nessun cambio di modulo ed uomini ad ogni partita: le nuove gerarchie sono state ben chiare sin dal primo istante. In porta il titolare indiscusso è Michele Di Gregorio, per Mattia Perin c’è il ruolo di rincalzo di lusso e uomo guida nello spogliatoio. Il bunker difensivo è imperniato su tre mastini al centro dell’area di rigore (Kalulu – Rugani – Koopmeiners), uno dei quali ha il compito di far ripartire fluidamente l’azione con i suoi piedi buoni. Da questo punto di vista l’arretramento dell’olandese è una svolta tattica. La coppia di ferro, capitan Locatelli e K. Thuram deve far legna a metà campo con l’ausilio del multiforme McKennie che si sdoppia tra la fascia e la mediana e l’ambidestro Cambiaso, ora su una corsia ora sull’altra a seconda delle necessità. In avanti le chiavi dell’attacco sono affidate al talento in sboccio di Yildiz, incaricato, in coppia con il folletto portoghese F. Conceição, di ispirare la vena di bomber di Vlahovic. Eppure, anche se ogni cosa, con questo schieramento, sembri andare al proprio posto, manca sempre qualcosa.
Nessuna vittima predestinata
Il Toro, dal canto suo, sa bene di avere un organico nettamente inferiore per qualità ma non ci sta a recitare il ruolo di vittima predestinata. Quindi, attenzione massima alle posizioni in campo, non staccare mai gli occhi dall’avversario diretto e applicazione feroce in ogni contrasto. E, di fronte a questo sbarramento da trincea, ai bianconeri non resta che cercare di indirizzare la palla in verticale, sperando di trovare lo spiraglio giusto per innescare lo spunto in velocità di F. Conceição o il dribbling apri spazi di Yildiz. Per tutto il primo tempo, nonostante i granata battaglino su ogni pallone, la manovra dei ragazzi di Spalletti risulta fluida ed avvolgente. Più volte riescono a rendersi pericolosi ed arrivare alla conclusione. Il problema è che si trovano di fronte ad un portiere avversario in serata di grazia e che i tiri in porta non sono il massimo della precisione. Tutto bene sino al momento di inquadrare il bersaglio, poi manca sempre qualcosa.
Certezza tra i pali
E, se il suo omologo in maglia granata si guadagna una giornata di gloria, anche lui non manca di farsi apprezzare con una serie di interventi salva risultato. Michele Di Gregorio ha un destino ingrato e ci dovrà convivere a lungo, forse per sempre. E’ un ottimo portiere e la maglia della Juventus gli calza alla perfezione. Ma sconta il fatto di non avere un nome da copertina né un curriculum pieno di blasone. Oltre al fatto che, su di lui come su altri prima di lui, aleggia sempre e comunque l’ombra di uno dei più grandi di sempre, Gigi Buffon. Giornate di ottimo rendimento, come quella di ieri, vengono presto messe nel dimenticatoio mentre, al primo errore, ci sarà sempre qualcuno che si premurerà di ricordargli la provenienza dalla provincia e il fatto di non essere nel giro della Nazionale. Lui pensi solo ad offrire certezza tra i pali e se ne infischi delle voci. Tanto, per essere considerato degno di essere il guardiano della porta bianconera, a parere di alcuni gli manca sempre qualcosa.
Tutti dentro
E, nel finale, mastro Spalletti da qualche ritocco al motore della sua berlina, inserendo alcuni dei cambi che potrebbero fargli cambiare marcia. Vlahovic lascia il posto all’aspirante cannoniere David, Yildiz viene sostituito dal giovane rampante Openda e a F. Conceição subentra il raffinato esterno Zhegrova. Si punta soprattutto sul sinistro educato di quest’ultimo per far cambiare faccia al Derby, lui certo non si fa pregare per metterlo in mostra. Nel giro di pochi minuti mette McKennie davanti alla porta e, ogni volta che prende palla, da l’impressione di poter seminare scompiglio nelle file avversarie. Stavolta non gli è riuscito di essere l’uomo del Destino, gli auguriamo di diventarlo presto. A lui, come a tutta la Juventus , per cambiare definitivamente rotta manca sempre qualcosa.
(Foto: DepositPhotos)
