Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – L’uovo di Colombo
La Juventus rimanda ancora la prima vittoria nella Champion’s League 2025-2026 pareggiando per 1 a 1 l’incontro casalingo con lo Sporting Lisbona.
Non è stata, in ogni caso, una serata tranquilla per i bianconeri che, inizialmente messi alle corde dal disinvolto palleggio dei portoghesi, hanno dovuto sfoderare una buona dose di grinta e coraggio per raddrizzare il match.
Ma, ed è la cosa più confortante, i progressi evidenziati, nel corso della partita, da alcuni calciatori fin qui molto discussi sono la diretta conseguenza di un loro utilizzo in maniera diversa.
Non si tratta, quindi, di incompatibilità ambientale o limiti caratteriali ma di riuscire a valorizzare nel modo giusto le loro caratteristiche tecniche. In altre parole, la soluzione più semplice si è rivelata anche la più efficace: l’uovo di Colombo.
L’essenzialità dell’allenatore
Si sa che Luciano Spalletti non è l’uomo dei miracoli. Ma sicuramente è un allenatore di esperienza e che, soprattutto, bada al sodo. Non potendo approntare alcuna rivoluzione tattica al modulo o instillare nei suoi ragazzi i suoi principi di gioco per mancanza di tempo, punta tutto sull’essenzialità.
Si modifica l’assetto della squadra il meno possibile e si bada unicamente a mettere i giocatori che si hanno nella condizione di rendere al meglio.
Anche cambiandogli radicalmente ruolo e consegne. Come, per esempio, l’olandese Teun Koopmeiners inserito nel trio difensivo come braccetto sul centro sinistra.
L’ex mezzala tritatutto dei tempi dell’Atalanta, dopo mesi di prestazioni incolori come rifinitore o centrale di centrocampo, ritrova capacità e convinzione nel ruolo dei suoi esordi e si rivela un centrale difensivo affidabile nelle chiusure e propositivo nelle avanzate.
Non è, infatti, dal suo lato che gli avversari sfondano con una bella azione corale e conseguono il vantaggio. Giocatore trasformato? No, basta capire dove sistemarlo. L’uovo di Colombo.
Dalla Serbia con furore
E non è finita qui: si rischia anche la definitiva capitolazione.
I padroni di casa cercano immediatamente di recuperare ma le loro rabbiose folate offensive li espongono, fatalmente, al contropiede degli ospiti. E, su un ribaltamento di fronte operato con sveltezza dai lusitani, solo la traversa evita ai ragazzi di Spalletti il colpo del ko.
Dopodichè inizia l’arrembante riscossa dei bianconeri, a suonare la carica è Dusan Vlahovic versione invasato. Il centravanti serbo, alla seconda partita da titolare dopo l’arrivo del nuovo mister, sembra avere il fuoco dentro. Si butta su ogni pallone, chiede continuamente di essere servito, è una minaccia costante per la difesa avversaria.
E, contrariamente al passato, stavolta non è l’imprecisione a precludergli il gol ma le prodezze in serie del portiere avversario. Lo insidia ripetutamente, sia di testa che di piede. E, infine, lo trafigge con una precisa staffilata dopo una percussione poderosa di K. Thuram.
Una resurrezione miracolosa? Macchè, il tecnico ha semplicemente intuito che il suo attaccante, per essere produttivo, ha bisogno di essere sempre stimolato ad attaccare l’area avversaria standogli di fronte e di essere lanciato in profondità. L’uovo di Colombo.
Problema cronico
A questo punto è lecito chiedersi se la ricetta dell’essenzialità è la medicina giusta per guarire tutti i problemi della Juventus.
E la risposta, purtroppo, è negativa. Funziona se si tratta di rimettere un singolo giocatore in condizione di rendere al meglio, è molto meno efficace quando si tratta di ovviare ai problemi di un intero reparto.
E, a maggior ragione, se si tratta di una mancanza di carattere cronico. Non è un mistero per nessuno che, questa estate, la dirigenza bianconera abbia esaminato vari profili, alla ricerca di un centrocampista centrale che potesse rimediare alle lacune che la mediana juventina si trascina ormai da anni.
Anche ieri l’assenza di un metronomo di riferimento, utile sia in fase di filtro che di costruzione, è stata rimarcata senza pietà dall’agevole predominanza degli avversari a metà campo.
Il generoso multiuso McKennie non ha altro che i suoi polmoni da offrire alla causa, capitan Locatelli ha una autonomia e una visione di gioco alquanto ridotta e K. Thuram è uomo di lotta e non di governo.
Per risolvere questa grana servirà qualcosa di più elaborato rispetto all’uovo di Colombo.
Piange la classifica
Intanto l’ennesimo pareggio ha prodotto, come risultato, una classifica Champion’s che piange.
Adesso anche la strada che porta ai playoff si è fatta decisamente in salita. Da questo momento in avanti non ci si potranno permettere altri passi falsi se si vuole arrivare alla fase ad eliminazione diretta.
Luciano Spalletti ha carattere e spalle larghe a sufficienza da poter anche rimettere la nave in rotta in campionato. In Europa le prospettive sono, per forza di cose, diverse. La caratura degli avversari e la formula della competizione continentale richiedono una quantità superiore di forze (tecniche, tattiche, anche motivazionali) da mettere in campo. Non basta l’uovo di Colombo.
(Foto: Depositphotos)
