Avellino
ANCHE MENO – Le pagelle dell’Avellino
PESCARA – AVELLINO 1-1
“E morì con un felafel in mano.”
Stasera ho visto due neopromosse che si sono guardate negli occhi, si sono riconosciute e se la sono giocata fino in fondo, senza paura. Due squadre con evidenti limiti tattici e tecnici che se le sono date, sportivamente parlando, per novanta minuti. Squadre lunghe, tanto campo da correre, ma anche momenti di calcio vero. Alla fine mi sono divertito pure.
Onestamente l’1-1 è il risultato più giusto. Eppure mi rode. Perché, noi, siamo di più, possiamo essere di più e abbiamo il dovere di farlo. Siamo ancora un cantiere aperto, in cerca di un centro di gravità permanente. Una cosa però stasera è emersa chiaramente. La nostra next gen brilla. Ha talento. Ha fame. E’ arrivato il tempo delle responsabilità. I giovani lupacchiotti avanzano nelle gerarchie. Ululano alla luna.
C’è vita in questo Avellino. C’è disordine. Un’anima che pulsa e una squadra che si cerca, che prova a diventare sé stessa. La sensazione è che siamo a un passo dal trovare la chiave giusta
Nel frattempo limiamo gli artigli, perché la caccia, quella per la sopravvivenza, è ancora lunga.
Le Pagelle dell’Avellino
Daffara – 7
Hai presente quando ti regalano qualcosa che non ti aspettavi e ti lascia di stucco? Siamo rimasti tutti così. Gara di cuore, tecnica e personalità. “Hai capito il ragazzino….”
Missori – 6,5
Lo ammetto: quando ho letto il modulo e ho visto “Missori terzino”, mi è corso un brivido lungo la schiena. E invece mi ha smentito. Attento, coraggioso, preciso nei cross. Prende pure una traversa che grida vendetta. Gli manca ancora un passo per diventare grande, ma è sulla strada giusta.
Milani – 6
In nazionale devono avergli fatto fare corsi intensivi di cross. E si vede. Sforna palloni interessanti a ripetizione nel primo tempo, poi nella ripresa si sacrifica dietro e perde un po’ di brillantezza. Sufficienza piena.
Simic – 6,5
Spazza, ordina, porta a spasso i cani dell’avversario e si toglie pure la soddisfazione del gol del pareggio. Premio miglior “Lupo del mese di ottobre”.
Enrici – 7 (MVP)
La sola esistenza del mistero rende l’uomo più connesso con l’universo.
Posso giustificare solo così il mistero per cui Enrici non sia un titolare inamovibile dell’Avellino. Mistero della fede.
Palumbo – 6,5
Parte spaesato, poi si ricorda chi è: uno dei talenti più puri della categoria.
L’effetto horror del primo tempo si dissolve lentamente, e da quell’oscurità emerge fino a diventare uno dei protagonisti della partita. Gioca a tutto campo: imposta, contrasta, sostiene la manovra sulla trequarti, e trova anche spazio per il tiro. A un certo punto mi è sembrato di vedere quattro Palumbo in campo, ovunque, in ogni ruolo del centrocampo. Tardelli.
Kumi – 5,5
Fisico, lotta, presenza. Ma la partita non gira. Giornata no, capita.
Sounas – 6
L’Avellino ha la faccia di questo Greco, tignoso, un po’ lento e testardo, con un passato glorioso e tanto talento da dimostrare.
Insigne – 6
Da settimane ti chiediamo di uscire dalla tua comfort zone. Vogliamo genio e follia dai tuoi piedi; finora hai regalato solo la seconda, quando ti hanno espulso. “Sient’a me Robè, tu devi uscire da qua dentro… tu, tu te ne a fuì a’cca… va in miezz’a strada, tuocca ‘e femmene, vai a rubbà…”
Crespi – 5,5
Botte e sudore. Tutto giusto, tutto onesto. Non basta. Il calcio vive di lampi, l’attaccante di goal.
L’impegno è da applausi, l’incisività ancora da trovare. Serve che il fuoco diventi fiamma, non brace.
Lescano – 4
Facù, parliamoci chiaro, ti abbiamo preso per una cosa sola: mettere “quella” palla dentro. Tu sai a cosa mi riferisco. Tu sai chi è, Tu sai perchè, Tu sai com’è.
I Subentrati dell’Avellino
Besaggio – 5
Entra spaesato e non trova il ritmo. Perde palloni e avversari. Fuori giri.
Biasci – 6
I movimenti ci sono, si vedono, sono quelli di chi capisce il calcio. Ma i bonus restano intermittenti, come una luce che sfarfalla e non illumina mai del tutto. Serve più fame, più cattiveria.
Russo – 6,5
Il tuo stile è inconfondibile. Entri e spacchi le partite (anche quando non le spacchi davvero). Porti caos creativo, rompi gli equilibri, riscrivi la melodia. Fuori spartito. Controtempo, controbalzo, al volo, in dribbling. Jazz calcistico.
Tutino: 5
Io ero lì, in curva, quando facevi pio pio. E sono ancora lì a tifare per te, anche oggi che ti guardo arrancare, appesantito e bloccato. L’immagine tua di stasera mi irrita. Margheritoni.
Gyabuaa – 5,5
Intensità ne mette sempre tanta, ma deve ancora entrare nei meccanismi. Fase di rodaggio.
(Foto: DepositPhotos)
