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CONTRO CANTO – Italia, cercasi equilibrio disperatamente

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Gattuso Valencia
Tempo di lettura: 3 minuti

Se fossi appena sbarcato da Marte e avessi sentito il commento abbondantemente sopra le righe di Lele Adani, ieri sera avrei pensato che l’Italia stesse per alzare la Coppa del Mondo. Non si spiega altrimenti lo smodato e sgangherato entusiasmo della voce tecnica della Rai. Mi è sembrato di tornare indietro di tre anni, quando Adani letteralmente impazzì per la vittoria dell’Argentina del suo adorato Messi.

Inviterei Lele a riascoltarsi a bocce ferme e a chiedersi se non sia il caso di darsi una calmata.

Ma se si può in qualche misura comprendere l’esaltazione e la trance “agonistica”della diretta, meno comprensibili sono certi commenti pubblicati dai giornali italiani. Ora, capisco benissimo che l’idea di stare un mese e mezzo negli Stati Uniti per i prossimi Mondiali (con tutti gli annessi e connessi) solletichi molto i nostri giornalisti, ma c’è un limite a tutto.

Possiamo dire che questa Nazionale fa acqua da tutti i buchi e che più che a una squadra di calcio somiglia a un ottimo groviera svizzero? O qualcuno, magari lo stesso CT Gattuso, si offende?

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Non voglio essere disfattista, per carità. Del resto la storia recente della nostra Nazionale di calcio ha offerto talmente tanti spunti negativi, che è difficile aggiungere qualcosa.

Ma vivaddio, un po’ di critica (e di autocritica) non ha mai ucciso nessuno.

Cominciamo dal risultato: due vittorie con Estonia e Israele, 10 gol fatti e 4 subiti. La Norvegia è ancora lontana, soprattutto nella differenza reti, la prospettiva più verosimile ci fa sperare nello spareggio, che le ultime volte non ci ha regalato grandi gioie.

Cosa c’è di positivo nell’Italia di Gattuso? Lo spirito di gruppo, la voglia di non mollare mai e un attacco apparentemente stellare. Ringhio ha avuto il coraggio di mettere in campo due attaccanti veri come Kean e Retegui (ma in Italia, oltre all’Inter, chi gioca con due punte?) che hanno fatto una scorpacciata di gol dimostrando anche una buona intesa. Ma siamo sicuri che contro squadre più accorte (la difesa israeliana è stata imbarazzante) riusciremo a sfondare con tanta facilità? Avrei più di qualche dubbio al riguardo.

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Anche perché il centrocampo ha ballato la rumba, Barella è sembrato un pedone sulle strisce che cerca di attraversare la strada mentre auto e moto gli sfrecciano intorno rischiando di travolgerlo. Come è puntualmente successo.

E la difesa? Peggio mi sento, direbbero a Roma e dintorni. Dei nove gol di Debrecen, sette ce li siamo infilati da soli, con due autoreti che hanno fatto impallidire i capolavori del povero Comunardo Niccolai negli anni ‘70. I due gol che hanno segnato gli israeliani nascono da clamorosi errori di piazzamento della nostra difesa. Ma soprattutto dall’incapacità di marcare a uomo, per il semplice motivo che nei settori giovanili rimbambiscono i nostri ragazzi con i meccanismi della marcatura a zona, come se il primo obiettivo non fosse quello di impedire agli attaccanti avversari di calciare indisturbati.

Il calcio è fatto di equilibrio e questa Italia l’equilibrio non sa neppure dove stia di casa. Il povero Gattuso, sia ben chiaro, è l’ultimo colpevole di questa situazione, che ha radici e cause profonde. Il CT lavora con quello che gli passa il convento. Una nazionale, come ha dimostrato il fallimento di Spalletti, non si può allenare, ma solo motivare e selezionare.

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E la serie A, diventata ormai un cimitero degli elefanti, è ormai il meno competitivo dei campionato europei più importanti.

Quindi il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? A me sembra clamorosamente mezzo vuoto. Abbiamo battuto con un colpo da biliardo (e di fortuna) di Tonali una nazionale che occupa il 75° posto nella classifica mondiale.

Francamente faccio fatica a trovare un solo motivo per essere ottimista.

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(Foto: Depositphotos)

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