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Tre cose su Milan-Napoli

Napoli Rubrica SERIE A
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Tempo di lettura: 4 minuti

Carattere. Un Napoli costretto nella propria metà campo, aggredito fin dai primi minuti dal Milan, ma capace di giocare la prima frazione con concentrazione e diligenza tattica, mettendo in difficoltà gli avversari in ogni ripartenza e ponendo le basi per la vittoria finale. Dopo 45′ i rossoneri avevano concluso ben 11 volte contro le 3 del Napoli, ma a guardare i tiri nello specchio della porta la statistica si ridimensiona in un 2-1 con la sola vera occasione capitata a Giroud e sventata da Meret. Segno questo della compattezza difensiva degli azzurri. Poi nel secondo tempo, gli uomini di Spalletti (in panchina c’era Domenichini) hanno fatto loro il match. Concedendo più possesso palla al Milan ma facendo proprie le occasioni da gol più importanti, e mostrando quella precisione e quella lucidità più volte chieste dal mister. Il dato di 2 gol segnati a dispetto di un expected goals di 1,18 (2.25 quello del Milan) può rappresentare un’ulteriore crescita per la squadra di Spalletti fino ad oggi sempre troppo sprecona. Vittoria ottenuta grazie alla freddezza di Simeone, con il Napoli che nel momento di maggior pressione dei rossoneri, dopo il pareggio, non ha smarrito il proprio disegno tattico andando a colpire ancora una volta. Tre punti blindati dai venti minuti finali giocati alla perfezione: insuperabili Kim e Rrhamani, un maestro Lobotka nell’anestetizzare ogni velleità del Milan. La prodezza difensiva del coreano, salito in cielo per fermare l’ultimo attacco rossonero, è l’immagine di una squadra attenta, compatta e consapevole delle proprie potenzialità. Fa strano scriverlo, ma questo Napoli sembra avere molto più carattere della squadra dello scorso anno, quella dei leader e dei campioni.

Aspettando Osimhen. Il gol del 2-1 portala la firma di Giovanni Simeone che ha saputo sfruttare al meglio la prima palla capitatagli in area di rigore. E lui che l’ha gestita prima di offrirla a Mario Rui per poi andarsi a prendere il cross del portoghese. Nelle tre partite giocate senza Osimhen (Spezia, Rangers e Milan) il centravanti del Napoli chiamato a sostituire il nigeriano ha sempre fatto gol (2 Raspadori ed 1 il Cholito). Considerando i punti persi dal Napoli l’anno scorso dopo l’infortunio di Osimhen, e visti i 9 punti in 3 partite di quest’anno, sembrerebbe che il Napoli abbia saputo sopperire con il mercato ad un problema che l’anno scorso era costato un fetta importante del sogno scudetto.

Certezze. Con Milan-Napoli si è chiusa la prima pare di questa serie A-spezzatino. Il Napoli è in testa, assieme all’Atalanta e davanti alla straordinaria Udinese. Una classifica che al momento vede gli azzurri a +3 sul Milan, a +4 sulla Roma, a +5 sull’Inter ed addirittura a +7 sulla Juve regina del mercato. Troppo presto per giungere a delle conclusioni sulla stagione quando mancano ancora 31 partite. Eppure di certezze ve ne sono. La prima è quella che vede un Napoli ancora protagonista dopo le nubi sparse di un’estate strana. La seconda è quella rappresenta da Khvicha Kvaratskhelia, calciatore in grado di determinare sempre l’esito della partita (chiedere alla difesa del Milan per conferma). La terza è quella che vede un centrocampo a tre ancora più forte dell’anno scorso, con un Zielinski rigenerato, un Anguissa leader in campo e fuori, ed un Lobotka da cattedra universitaria. La quarta è la difesa, dove Kim Minjae ha sorpreso chiunque per la rapidità con la quale si è adattato al gioco di Spalletti ed al campionato italiano. Il fisico, la concentrazione e la determinazione del ragazzone coreano hanno fatto il resto, anche in Champions. Un reparto che registra la crescita di Di Lorenzo, Rrahmani e Mario Rui e che può già contare sul contributo di Olivera, perfetto nelle notti Champions. Dell’attacco, dove ha ritrovato spazi e fiducia Matteo Politano, già detto. Più soluzioni a disposizione di Spalletti, più velocità e soprattutto l’illegalità dei dribbling di Khvicha. Ultima certezza, la più importante, il rapporto recuperato tra società e tifosi. Al resto ci pensa la stampella di Spalletti che sembra urlare: Napoli, non ti disunire.

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