Serie A, “Bagaj” alla riscossa in 4 anni. Monza ha diritto di vivere la sua bella favola in copertina, non di essere illusa.

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Bagaj in dialetto brianzolo significa “Ragazzi” e, in genere, quando lo si dice in dialetto in riferimento al proprio figlio o ai propri figli, si utilizza prima l’articolo: “il mio ragazzo” oppure “i miei ragazzi”. Il tecnico del Monza Giovanni Stroppa, lombardo doc e una vita tra Milan, Lazio, Foggia, Piacenza e Udinese, può dirlo forte e a chiare lettere. Non soltanto perché “bagaj” è il soprannome proprio di persona personalmente della squadra che ha strappato l’ultimo pass per la Serie A, battendo il Pisa nella finale di ritorno anche se rocambolescamente, ma soprattutto perché lui li sente proprio come i suoi ragazzi. Non proprio piccolissimi d’età, quelli con cui s’è costruita la cavalcata dei brianzoli, solo un paio a superare la trentina, in quel giusto mix di gioventù che ha fame e di esperienza da vendere che aiuta non solo a vincere, ma anche a digerire meglio soprattutto i momenti no. Nella prima volta in B, vennero centrati i colpi di Paletta, Balotelli e Boateng. Poi Gaston Ramirez, Valoti, Mancuso, Danny Mota e Gytkjaer. Stroppa, al suo primo anno in panchina a Monza, li ha guidati verso il traguardo massimo, quasi sfiorandolo in modo diretto all’ultima giornata della stagione. Legatissimo al club rossonero che lo ha calcisticamente tirato su, Stroppa aveva iniziato proprio con Berlusconi e Galliani anche la carriera di allenatore dei baby Diavoli. La sua conferma ci sarebbe comunque, anche se non fosse arrivata in questo giro la storica promozione. Eh già, storica è proprio il termine più appropriato.

LA PRIMA VOLTA…ANCHE CHE SPENDEVA TANTO. Dopo 110 anni di storia, è la prima volta del Monza dai 120 mila e passa abitanti in serie A. Un investimento, quello della Fininvest, di più di 71 milioni di euro in 4 anni, per una spesa, una perdita effettiva di quasi 60 milioni di euro negli ultimi 2 anni, secondo “Calcio e Finanza” e “Sole 24 Ore” che citavano gli ultimi 2 esercizi di bilancio approvati. Contando l’investimento iniziale (di 2,9 milioni), il passivo del 2018 (di 1,68 milioni) e quello del 2019 (di 9,25 milioni). Non che il Parma abbia speso e perso di meno. Anzi. Visto che alla voce “classifica finale” s’è classificato 12esimo, di 2 punti davanti al Como. Il Monza è indubbiamente diventato in breve tempo il club economicamente più rilevante della Serie B con una pianificazione economica, strutturale, promozionale e pubblicitaria ben definita e programmata. Avrebbe, in realtà, più stupito se non fossero saliti. E se non fosse stato quest’anno, sarebbe sicuramente stato il prossimo. Ma, come dire, al di là di tutto, la magia di un sogno realizzato resta. Così come gli enormi meriti della coppia Berlusconi-Galliani, di certo non gli ultimi arrivati in materia calcistica e di sghei da cacciare o da trovare.

NON E’ VIETATO SOGNARE, MA… La sensazione è che, in vista della massima serie, vogliano seriamente investirci non solo per rimanerci, ma per orbitare nell’alta classifica e non farsi passare semplicemente lo sfizio della Cenerentola che approda in A dopo più di un secolo. Della serie “romantici sì, ma andiamo oltre la favola”. E la realtà che sembra poter prendere piede non è quella che ha accompagnato il mitico Chievo o il brillante Sassuolo, ma quella di un voler allargare gli orizzonti del sogno e le pareti della stanza già come approccio iniziale, arare terreni inesplorati e togliersi anche qualche altro sassolino. C’è un rischio da evitare, al di là delle boutade messe in diapositiva da adrenalina o da megalomania. Non illudere i tifosi. Non immettere dentro di loro il seme di sogni in grande, chiaramente possibili sempre, che poi andrebbero a scontrarsi con una dura realtà. Non abbagliarli con esagerate promesse, difficili poi da mantenere se “i diretti concorrenti” sono i vicini di casa milanesi, le romane agguerrite, un Napoli, un’Atalanta e una Juventus in cerca di rivincite, una piazza di Firenze in cerca di conferme. E potremmo continuare a citare 3/4 della A. Si lasci ai tifosi la gioia, la semplicità e la spontaneità di immergersi in questa favola da vivere, in quest’estate da calciomercato o da fantacalcio da godersi fino in fondo prima dell’inizio di questa nuova avventura. Tutto ciò che verrà in più saranno le nuove avventure della favola. Si viva questo momento per com’è, sorso dopo sorso. Un incantesimo, non presuntuoso e vanitoso. Che può continuare. Non si pensi adesso né ad altre fantasie, né ad eventuali incubi che quell’incantesimo potrebbero spezzarlo. Si proceda un passo alla volta. Non è vietato sognare niente. Ma ai sognatori del football di provincia e di periferia, quelli che per anni hanno desiderato vedere la propria squadra nei massimi campionati nazionali, bisogna appunto lasciar vivere il sogno, non forzarlo nè sfibrarlo. Solo così altre emozioni e sorprese potranno atterrare. Arrivate solo grazie al fatto che la società aveva a disposizione più soldi delle altre e li ha spesi meglio? Naaa!!! Questo è sicuramente un dato oggettivo, ma non decisivo. Perché, poi, appunto, in campo ci vanno i giocatori e la lettura che ne fanno gli allenatori del valore umano tecnico a loro disposizione. Sarebbe una semplificazione eccessiva che rischierebbe di ridimensionare questa fiaba ai soli conti da ragionieri da fare a tavolino o al solo compitino burocratico da espletare che ha risolto tutto. Non è così e non sarebbe giusto. Il Monza era sicuramente più “predestinata” di altri a salire in A, ma i playoff li ha vinti perché è stata più brava delle altre.

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