Christian Eriksen, col cuore in direzione Qatar

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Cinque minuti. I più lunghi per i compagni della nazionale danese disperati e in lacrime che lo hanno visto cadere al suolo quel 12 giugno scorso “come corpo morto, cade”. Scena altamente drammatica. L’arresto cardiaco in campo, le scariche elettriche del defibrillatore attese come la pioggia d’estate nei campi, il respiro del battito e il risveglio degli occhi, il ricovero, l’intervento, la successiva riabilitazione e ripresa, il defibrillatore sottopelle che non gli consente più di giocare in Italia. Scena profondamente toccante e triste. I tifosi nerazzurri commossi, la gente che lo ha seguito affettuosa più che mai e una società che non ha mai fatto mancare il proprio supporto, in attesa di aspettare un responso definitivo in un senso o in un altro. Scena di saluti e baci.

Danimarca e Italia unite in uno stesso abbraccio. Scene di fraternità. L’annuncio di un ritorno in campo, probabilmente in una squadra di Premier League, soprattutto per conquistare il Mondiale in Qatar. Scena futura di un matrimonio? Di sicuro è la scena di un desiderio. Un sogno da inseguire per Christian Eriksen, non certo senza preoccupazioni. Un obiettivo da raggiungere, per l’ex centrocampista dell’Inter, che vede alla sua portata dopo che ha sentito dentro sé stesso una recuperata forma fisica e mentale. Scena di speranza che pretende un lieto fine. E non può che far piacere ascoltare e vedere un Eriksen ancora combattivo con la voglia di scrivere altre pagine della sua favola. E, in verità, è già questa una scena vincente, che cala il sipario su un cuore momentaneamente caduto, ma che non aveva ancora perso la sua partita.

P.S. – Perché intitolare una rubrica “Autogrill”? Immaginate di trascorrere là un’intera giornata: in 24 ore quante storie vedreste e ascoltereste? Quante persone incontrereste e osservereste? Quanti gesti, parole e situazioni, che rimandano a luoghi vissuti da tanti altri volti? E’ quello che si proporrà di fare questa rubrica: approfondire, dal campo o fuori dal campo, delle storie che si conoscono e rilanciare delle storie che si conoscono poco. Raccogliere respiri di vita, attimi di condivisione, istanti dove cogliere l’essenziale nei particolari, briciole di esistenze in un luogo sì preciso ma di passaggio. Come in un autogrill, appunto, un luogo in cui tutti passano per un minuto o per un’ora, un luogo dove s’incrociano casualmente esistenze, incontri ed emozioni….

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