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Antinelli a LBDV: “Italia-Svizzera da vincere. Su Qatar 2022 e Euro2020…”

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Tempo di lettura: 7 minuti

Si avvicina la sosta per le nazionali: l’Italia di Roberto Mancini è chiamata a chiudere prima il girone per qualificarsi a Qatar 2022. La Svizzera e l’Irlanda del Nord sono gli ultimi due ostacoli che si frappongono tra gli azzurri e il Mondiale. Al doppio appuntamento, i campioni d’Europa in carica ci arrivano da primi nel girone, appaiati agli elvetici per punteggio ma davanti per differenza reti (più due e fattore determinante in caso di arrivo a pari punti). Per fare il punto in vista del delicato doppio confronto, la redazione de Le Bombe Di Vlad ha contattato telefonicamente Alessandro Antinelli, giornalista di Rai Sport che segue la Nazionale Italiana da oltre dieci anni.

Salve Alessandro. Che emozioni si provano a raccontare la nazionale da così vicino e da bordocampo?

Faccio questo lavoro da 11 anni, sono tanti. È un onore e un privilegio, perché le emozioni che ti dà il campo con la Nazionale Italiana non te le dà nessun altro. È l’unica squadra per cui può tifare senza perdere l’obiettività. L’inno, le vibrazioni sono il massimo. Stare lì, in campo, vicino a loro, avere il contatto e la visione diversa rispetto a tutti gli altri è il massimo per me. Sono contento di essere così longevo in questo ruolo e spero di farlo ancora per tanto“.

Ormai ci siamo quasi: l’Italia si gioca la qualificazione a Qatar 2022. Contro la Svizzera, per l’occasione, dovrebbe esserci un Olimpico tutto esaurito e la capienza sarà riportata al 100%. Che sensazione si proverà a ripartire con tutti questi tifosi?

Abbiamo vissuto tre notti bellissime (ad Euro2020 ndr), però con una porzione di pubblico minima rispetto a quella che era la richiesta, che era eccezionale. La gente voleva tornare a vivere, a godere e nutrirsi di sport come non faceva da tanto. L’Europeo all’Olimpico è stato un privilegio per pochi. Questa è l’occasione giusta per portare il tutto esaurito: credo che ci sarà. Già nei giorni scorsi si parlava di 65 mila biglietti venduti, quindi numeri che in Italia non si vedevano da tempo. Fa piacere, perché stabilisce un grande punto di contatto tra l’Italia e la città di Roma. Non è qualcosa di scontato, perché molte partite importanti le abbiamo giocate a San Siro. Da romano, sono molto contento che la mia città risponda presente e che ci sia il tutto esaurito“.

Passiamo al campo. Cosa dobbiamo aspettarci dalle gare contro la Svizzera e l’Irlanda del Nord, tanto importanti e decisive?

C’è la sensazione che si sottovaluti la sfida contro la Svizzera, perché si ritiene che vincendo ci si qualifichi, però anche in caso di pareggio c’è l’ultima gara… Non è così. L’Italia è a più due di differenza reti rispetto alla Svizzera, giocherà l’ultima fuori casa. L’Irlanda del Nord è una squadra che tendenzialmente non ti regala nulla. Poi puoi batterla 3-4 a 0, ma non ti regalerà nulla. La Svizzera, invece, chiuderà contro la Bulgaria, che sarà fuori dai giochi e che, secondo me, potrebbe giocare con meno impegno. Cosa significa? Che se pareggi la gara dell’Olimpico, poi devi andare a vincere con tanti gol in Irlanda per essere sicuro di evitare il playoff. Italia-Svizzera è come un playoff: è una partita che devi vincere. Devi vincere per evitare di metterti nella condizione di andare in Irlanda e vincere segnando tante reti. Altrimenti giocheresti con la radiolina per sapere quanti gol fa la Svizzera alla Bulgaria… È una partita secca che devi vincere. Non esiste il risultato di riserva“.

L’Italia ci arriva dopo aver centrato il terzo posto in Nations League. Soprattutto in mediana, però, ci sarà qualche defezione. Marco Verratti sarà sicuramente out [Qui il comunicato sulle sue condizioni], anche Matteo Pessina non ci sarà. A centrocampo abbiamo tanti giocatori di valore: c’è Locatelli, c’è Pellegrini… È una delle mediane più forti degli ultimi anni? E quanto peserà l’assenza del centrocampista del Paris Saint-Germain?

Questa mediana è una delle più forti di sempre del calcio italiano. Abbiamo avuto fenomeni come Pirlo, De Rossi e Gattuso ma questa è una delle più tecniche di sempre con Jorginho, Barella e Verratti. La sua assenza, in assoluto, è una grandissima perdita. Per me è un giocatore fondamentale perché quando sta al cento per cento, e ultimamente non lo abbiamo mai visto per motivi fisici, fa la differenza perché è il  calciatore più tecnico dell’Italia. Manuel Locatelli è molto più di un semplice sostituto. È un gioco completamente diverso rispetto a quello di Marco Verratti, ma siamo tutti molto sereni perché il centrocampista della Juventus è assolutamente all’altezza. Lorenzo Pellegrini, per il momento che sta vivendo, è un altro giocatore che può giocare mezzala o un pò più avanti. È un giocatore che si fa fatica a tener fuori, fermo restando che esistono delle gerarchie. Anche se mancano Verratti e Pessina, anch’esso importante, siamo comunque messi bene“.

E Sandro Tonali?

Lui meriterebbe la convocazione, ma non sarebbe una prima scelta. Andrebbe in panchina e lo toglieresti all’Under 21. Non so se sarà nel gruppo. È un calciatore di valore ma in una gara secca come questa conta l’esperienza, e Locatelli ne ha di più“.

Rimanendo in mediana, secondo te Jorginho ha ancora speranze di vincere il Pallone d’Oro? O i giochi sono già fatti?

Da quelli che sono gli exit-pool non sembra facile. Per me Jorginho lo merita, è lui il Pallone d’Oro. Pero non credo che lo vincerà. Dalle classifiche sembra Robert Lewandowski sia davanti a tutti. Io credo che chi ha votato abbia voluto rifonderlo del riconoscimento che avrebbe stravinto l’anno scorso e non è stato assegnato. In questo senso, mi sento di dirti che è una scelta giusta, perché va ad un grandissimo giocatore che segna come una macchina, anche se ha vinto meno di Jorginho. L’italo brasiliano lo meritava“.

Uno dei problemi che sembra avere quest’Italia è legato alla prima punta. Il tema del bomber è sempre dibattuto. Immobile è l’attuale capocannoniere della Serie A, Belotti è tornato al gol dopo un periodo pieno di problemi fisici. Roberto Mancini si affiderà a loro due?

Secondo me su Andrea Belotti bisogna vedere. Leggendo le parole di Ivan Juric, si percepisce che l’ex Palermo ha ancora bisogno di tempo per tornare al top. Poi bisognerà vedere se Mancini vorrà reinserirlo nel gruppo o se vorrà aspettare. Per quanto riguarda Ciro Immobile… lui segna ed è in un buon momento da sempre. C’è questo problema: l’Italia lascia un’immagine di Immobile appannata rispetto a quelli che sono i numeri nella Lazio. È il miglior attaccante italiano da anni. Ha vinto per tre volte la classifica marcatori. È uno che ha segnato tanto. Morale: Ciro Immobile è il titolare in Italia-Svizzera. Lui è il centravanti della nazionale. Su questo non ci piove“.

Un altro giocatore da cui ci si aspetta sempre tanto è Federico Chiesa. Nell’Italia viene da ottime prove. In che fase del percorso in nazionale si trova? Può ripercorrere la carriera dei più grandi?

Ha tutto per ripercorrere le orme dei più grandi. Ha tutto: età, potenza, forza fisica, i numeri… Per me non gli manca niente. Può giocare a destra, a sinistra, al centro: è un titolare della nazionale. È un giocatore che ti fa la differenza, ti salta secco l’uomo. Ad Euro2020 è stato determinante e non bisogna dimenticare quello che ha fatto. Contro l’Austria, una partita infame, l’ha risolta Chiesa. Contro la Spagna l’ha sbloccata. Lo juventino è stato una spina nel fianco per qualsiasi difesa. Devi trovare il modo di farlo giocare sempre e rendere al meglio“.

Come vedi questo mondiale inedito che si giocherà in inverno?

È un dazio che si deve pagare da quando il mondiale è stato assegnato al Qatar. È chiaro che la FIFA voglia globalizzare il calcio. Giochi in Africa, giochi in Sudamerica, giochi in Russia e giochi in Qatar. Si sono fatti preferire con strutture di grandissimo livello, otto stadi in trenta chilometri. sicuramente è una cosa nuova. Quello che può cambiare, in peggio, è avere i giocatori 8-10 giorni prima dell’inizio del mondiale. Sono pochi ma poi in quel mese vincerà la più forte. Si può obiettare in tante cose sul Qatar, ci sono temi sensibili, però poi la FIFA ci ha spiegato questo: lì si giocherà nonostante il periodo. Secondo me è una fase dell’anno che inciderà pesantemente sulle risultanze del prossimo campionato“.

Da un mondiale inedito… ad un europeo inedito per motivi diversi. Euro 2020, posticipato causa covid, è stato un torneo itinerante e che ha dovuto fare i conti con la pandemia. Come è stato raccontarlo?

L’Europeo diffuso non ha senso. È un’esperienza da non ripetere più. È solo un’enorme complicazione per chi lo gioca, per chi lo racconta e per i tifosi. Era un anniversario, faceva contente tante federazioni… ma è un’esperienza da non ripetere resa ancora più difficile dal covid. Abbiamo vissuto tamponi su tamponi per uscire e entrare in un paese, controlli su controlli, bolle vissute… è stato un evento molto duro da raccontare. Sinceramente ha creato problemi a tutti, ai giocatori e noi che lo abbiamo raccontato. Quello che è successo alla squadra Rai ha inciso tanto e fa capire quanto è stato difficile. Cosi come fare la fase finale in Inghilterra: in un mese è passato da essere il posto più sicuro a quello con più casi. Si è deciso di giocare lì, noi ci siamo andati e vinto. È stato sicuro andare in Inghilterra? Aveva senso? La risposta è no. C’erano paesi più sicuri dove giocare“.

Come è stato raccontare un europeo vittorioso? Che emozioni hai provato?

Dall’inizio ho vissuto Euro2020 con un’insolita sicurezza, che è diventata certezza dopo Italia-Austria. Siccome l’hai portata a casa, anche se hai rischiato di uscire contro l’avversario più debole, ero sicuro che poi sarebbe andato bene tutto. Da tifoso, il mio momento di Euro2020 è stato il rigore di Jorginho in Italia-Spagna: lì ho tirato la cuffia e son andato ad esultare con Jorginho e Belotti, infrangendo qualsiasi bolla in Inghilterra. Poi c’è stata la finale… però paradossalmente l’ho vissuta da solo, senza i miei compagni di viaggio e l’ho vissuta in maniera diversa. Anche lì subito sotto e con uno stadio contro, ero sicuro che noi fossimo superiori e così è stato. L’unica gara in cui pensavo di non essere superiore era contro la Spagna, e infatti è stata quella che mi ha fatto esultare di più. Ti racconto un aneddoto sulla finale: a Wembley, guardavo il tabellone con le spunte verdi e rosse dei rigori segnati e sbagliati. Non ho mai avuto dubbi. È stata un’altra esplosione incredibile perché ero a bordo campo tra i tifosi inglesi. Rimane indimenticabile“.

(Foto: profilo twitter ufficiale Alessandro Antinelli)

Riproduzione riservata previa citazione della fonte Le Bombe di Vlad

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