A(F)FONDO – Nazionali o no: questo è il dilemma

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Nazionali o no

Nazionali o non nazionali, questo è il dilemma. Per la FIFA, la Federazione che governa il calcio mondiale, sembrerebbero la assoluta priorità, con buona pace delle competizioni locali, sempre più marginalizzate dalle competizioni internazionali.
«Abbiamo deciso di riorganizzare il calendario internazionale delle partite perché 166 Paesi ci hanno chiesto di organizzare il Mondiale ogni due anni. Vediamo se si potrà cambiare o no perché siamo in una democrazia, ma sono convinto che il mio piano sia quello giusto», ha ribadito il capo dello sviluppo del calcio mondiale della Fifa, Arsene Wenger a margine della presentazione in Qatar del programma “Il calcio del domani”.

Mondiali ogni due anni

Wenger, insieme con il Presidente FIFA Gianni Infantino, studiano la formula del mondiale biennale da tempo ormai.
La concentrazione comporterebbe, secondo la FIFA, meno pause e meno “stop&go”, con maggiori opportunità di sviluppo.
La gran parte delle Federazioni nazionali, ben 166 su 188 come ha specificato Wenger, sono favorevoli a questa soluzione.

La UEFA dice no.

La proposta della FIFA, che lavora anche sull’idea di un Mondiale per Club a 24 squadre, ha suscitato la netta reazione contraria della UEFA di Ceferin e delle principali Leghe e Federazioni europee, preoccupate di perdere ulteriormente centralità in un sistema che si sta velocemente globalizzando, e che tende sempre più ad affrancarsi da mamma Europa.
Niente di sorprendente, tenuto conto anche della vicenda “Super Lega” e di tutto quello cui si è assistito: tentare di sottrarre l’osso a Ceferin ne scatena immediatamente le facili ire.

Anche il Sudamerica è contrario

Il CONMEBOL, la UEFA sudamericana per intenderci, sembrava inizialmente sostenere il progetto di Infantino e Wenger.
In realtà, con un comunicato dello scorso dieci settembre, ha manifestato tutta la propria contrarietà al progetto di un Mondiale ogni due anni.
Minerebbe l’esclusività della manifestazione e la sua qualità diminuirebbe. Inoltre, perderebbe il suo slancio e il suo fascino agli occhi del pubblico, rappresentando un sovraccarico a livello di impegni praticamente impossibile da gestire nel calendario delle competizioni internazionali. Potrebbe addirittura mettere a repentaglio la qualità di altri tornei, nazionali o continentali. Siamo aperti al dialogo, ma non c’è nessuna giustificazione sportiva per accorciare l’intervallo tra due edizioni dei Mondiali“, dura la presa di posizione della Confederazione sudamericana.

Siamo alle solite

Al di là delle dichiarazioni, delle prese di posizione, delle apparenti e strumentali difese di valori in cui credono, ahimè, solo i tifosi, siamo alle solite.
Non appena qualcuno cerca di sottrarre la torta al gotha del calcio europeo, si ritrova preso di mira e dileggiato dai “paladini” dei valori del calcio, Ceferin & Co..
La realtà è, invece e piuttosto, abbastanza semplice e banale.
I valori del calcio non c’entrano nulla, la integrità dei calciatori men che meno ed i tifosi sono in assoluto l’ultima ruota del carro.

Il futuro

La partita del futuro si gioca sulla spinta degli interessi in campo.
Con buona pace dei “romantici”, saranno solo i numeri a decidere in realtà le sorti del calcio internazionale.
Dovrebbero, però, i potenti fare molta attenzione.
Tira, tira e tira, la corda si spezza.
Tifosi e calciatori, che dovrebbero essere i veri protagonisti, sono relegati al marginale ruolo di comparse necessarie.
Ma sono ancora necessarie, vivaddio.
Senza, il sistema non gira.
La sensazione è che i “potenti” lo stiano dimenticando.
Ma prima o dopo dovranno farci i conti.

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