IL PUNTO – “Assassino del Sud”

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Mazzoleni uccide le squadre del Sud”. Parole e musica di Oreste Vigorito. Il Presidente del Benevento dopo lo scontro salvezza con il Cagliari è un fiume in piena. Uno tsunami di accuse nei confronti dell’ex fischietto, oggi componente del “Gruppo VAR PRO” (arbitri ritirati dall’attività di campo e chiamati a svolgere la funzione di Video Assistant Referee).

Pomo della discordia un rigore per le Streghe prima concesso dall’arbitro di campo Doveri e poi negato proprio dal VAR Mazzoleni. Il contatto c’è. Su questo non ci piove. Non è chiaro, però, se l’intensità sia stata abbastanza da procurare la caduta del calciatore giallorosso. E l’intensità del fallo può percepirla solo l’arbitro in campo. Che in un primo momento fischia giustamente l’infrazione. È l’intervento di Mazzoleni, che fa cambiare pensiero a Doveri, ad essere sbagliato. Perché il VAR può intervenire solamente in caso di chiaro ed evidente errore. E solo il fatto che si discuta sull’intensità dimostra che non sia questo il caso. In soldoni: il VAR avrebbe potuto intervenire nel caso in cui Asamoah, ad esempio, non avesse toccato Viola.

E allora perché Mazzoleni è intervenuto? Se vogliamo escludere la malafede, le ipotesi possono ridursi più o meno a due: la scarsezza o il voler ergersi a protagonista da una stanza non potendo più esserlo dal campo.

Episodio questo, tra l’altro, simile a quello Godin-Osimhen di un turno precedente a Napoli. In quel caso il contatto dell’attaccante nigeriano sul calciatore sardo è ancora più lieve. L’arbitro Fabbri fischia il fallo non concedendo il gol agli azzurri ed il VAR non interviene perché non può (o almeno non potrebbe). La cosa sconcertante è che anche in quel caso al VAR c’era Mazzoleni che di fatto, a distanza di una settimana, dimostra di usare due pesi e due misure. Anche quella di designare lo stesso arbitro al VAR in due gare consecutive di una stessa squadra non è proprio una delle scelti più felici che si potessero fare. Soprattutto dopo le prime lamentele a Napoli, preludio di ciò che poi si è verificato 7 giorni più tardi a Benevento.

Fatto sta che il Cagliari, con 4 punti conquistati sulle compagini campane, ringrazia. Il Benevento giustamente recrimina. Ciò che resta è una corsa salvezza che rischia di essere oramai macchiata, falsata, compromessa. Si spera che lo stesso destino non spetti a quella per la Champions. E di lasciare al campo, come accaduto ad esempio nel 3-0 del Milan inflitto alla Juventus, il verdetto. Ne va della credibilità del nostro campionato. Per quello che ancora possa contare.