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José Mourinho, la grande scommessa dei texani

Editoriale Prima Pagina
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L’uragano Mourinho si abbatte sulla capitale alle 15 e 09 di martedì 4 maggio, quando un tweet della Roma ufficializza l’ingaggio del tecnico portoghese. Il titolo AS Roma schizza a +26% e viene sospeso per eccesso di rialzo. La tifoseria giallorossa esplode di gioia. I Friedkin, proprietari texani criticati per la loro incomunicabilità (da quando sono arrivati, nella scorsa estate, non hanno mai rilasciato un’intervista), diventano d’improvviso i salvatori della patria romanista.

I cugini laziali schiumano rabbia: dopo il paparazzato flirt di Ryan Friedkin, il figlio di Dan, con Diletta Leotta, ci mancava solo l’arrivo dello Special One a turbare i sonni dei biancocelesti.

Insomma, l’ingaggio di Mourinho è una bomba mediatica che mette a tacere di botto le polemiche per il pessimo campionato della Roma e per l’umiliazione rimediata all’Old Trafford nella semifinale di Europa League contro il Manchester United.

Un colpo da maestro che spiazza tutti, a cominciare dai giornali, che davano per imminente l’arrivo di Sarri al posto di un Fonseca mai entrato in sintonia con la piazza e accusato di avere un’immagine superiore alle sue reali capacità tecniche.

L’operazione Mourinho è innanzitutto una formidabile operazione di marketing e commerciale. José è un comunicatore impareggiabile, sicuramente il migliore tra gli allenatori. E’ il numero uno anche quando si tratta di strappare ingaggi stratosferici: al Tottenham guadagnava 16 milioni di euro netti a stagione fino al 2023. Ingaggio che il club londinese dovrà onorare anche dopo averlo esonerato qualche settimana fa. E questo, nonostante lo Special One sia reduce da cinque licenziamenti consecutivi: Real Madrid, Chelsea (due volte), Manchester United e appunto Tottenham.

Il nome di Mourinho è appetibile anche per gli sponsor, che lo ritengono, giustamente, un formidabile testimonial.

E fin qui, siamo tutti d’accordo. Ma l’ingaggio del tecnico di Setubal ha anche un elevato valore tecnico? Qualche dubbio al riguardo è lecito averlo.

Il capolavoro di Mourinho è stato senza dubbio il Porto, che guidò a due scudetti nel 2003 e nel 2004, a una Coppa Uefa nel 2003 e a una clamorosa Champions League nel 2004, battendo per 3 a 0 in finale a Gelsenkirchen il Monaco di Deschamps. E quel Porto giocava anche un ottimo calcio.

Da lì in poi José ha monetizzato, passando al Chelsea, all’Inter, al Real Madrid, di nuovo al Chelsea, poi al Manchester United e infine al Tottenham.

Mourinho è, o forse sarebbe meglio dire era, abilissimo a gestire le squadre imbottite di grandi campioni. Con la sua personalità, le sue dichiarazioni studiate a tavolino, la sua capacità di attirare su di sé l’attenzione mediatica distogliendola dai giocatori, soprattutto quando le cose non andavano bene, lo Special One (la definizione è sua, tanto per dire il personaggio) ha puntato sempre al risultato, in qualunque modo. Anche a costo di costringere un grande attaccante come Eto’o a fare il terzino sinistro nell’Inter del triplete. Le sue squadre non hanno mai giocato un calcio champagne, ma vincevano perché avevano grandi giocatori.

Le sue conferenze stampa erano spesso un’esplosione di fuochi d’artificio. Per la gioia di tv e giornali, ai quali regalava titoli a ripetizione. E anche a Roma sarà così.

Ma ora bisogna chiedersi che squadra gli consegneranno i Friedkin. Difficile immaginare una Roma imbottita di campioni, vista la situazione di bilancio peggiorata anche dal suo ingaggio. Probabile qualche acquisto low cost, magari giocatori svincolati e incoraggiati a prendere la via della capitale da Jorge Mendes, il procuratore di José che ha nella propria scuderia centinaia di calciatori.

Insomma è improbabile che Mourinho si ritrovi tra le mani un Roma da scudetto. Avrà piuttosto una squadra da plasmare, da costruire giorno per giorno attraverso il lavoro, magari valorizzando qualche giovane. Non un “instant team” al quale Josè è stato abituato per almeno quindici anni.

Ma José è l’uomo giusto per questo tipo di progetto, è cioè un allenatore in grado di sviluppare una programmazione nell’orizzonte temporale di tre anni?

E’ questa la grande scommessa che attende Mourinho a partite dal prossimo 1° luglio. Certo, non sarà difficile fare meglio del suo compatriota Fonseca, ma siamo sicuri che una piazza esigente come quella romana si accontenterà?

Perché il suo arrivo ha incendiato la tifoseria giallorossa, ma quanto potrà durare la luna di miele all’insorgere le prime difficoltà, all’arrivo delle prime sconfitte?

Lo sapremo molto prima di Natale.

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