Nove anni dalla scomparsa di Piermario Morosini

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Era il 14 aprile 2012 quando, a Pescara, si consumò la tragedia di Piermario Morosini.

Settantasettesimo minuto, in corso Pescara-Livorno, Morosini cadde improvvisamente sul prato verde dello stadio Adriatico e, in preda a un malore, cercò tre volte di rialzarsi.

Attimi terribili, vivi e indelebili nella mente di chi era davanti alla TV, di chi era allo stadio e di chi in campo, subito, si accorse della gravità della situazione. Tutti impietriti, tutti in lacrime. A nulla servì la corsa in ospedale. A causare la morte del giocatore, una cardiomiopatia aritmogena; con il senno di poi, forse, avrebbe potuto salvarsi grazie all’ausilio di un defibrillatore e con una maggiore tempestività d’intervento.

Una vita spezzata. Un ragazzo di venticinque anni crollò su quel tappeto verde, teatro dei suoi sogni. Sogni di un giocatore che voleva diventare un campione. Di un ragazzo che stava diventando uomo, ma che ha dovuto fare i conti con un destino crudele.

Da quel giorno sono passati nove anni. Un anno fa di il calcio era fermo. Esattamente come allora. Come un segno del destino. Oggi, nonostante le tante restrizioni, il pallone è tornato a rotolare, forse semplicemente per ricordarci che, dopo ogni tragedia, bisogna trovare sempre la forza di sorridere e andare avanti.

Un episodio triste che noi un anno fa volemmo ricordare con questa foto: con un Pierpaolo Morosini che sorride.

(Foto: goal.com)

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