IL PUNTO – MASSAcrato

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Quando si finirà di essere provinciali? Quando si inizierà ad accettare il giudizio arbitrale come avviene, ormai, in tutti i maggiori campionati europei? Probabilmente mai.

E la colpa, forse, è del sistema stesso. Più volte messo in ginocchio da vicende extracalcistiche – vedi Calciopoli e Calcioscommesse varie – che ne hanno minato la serietà e l’onorabilità.

E allora non si crede più alla buona fede di nessuno e ogni qualvolta che si ripresenta un episodio dubbio, esce fuori tutta ‘la cultura del sospetto’ insita nella maggior parte degli appassionati del calcio nostrano.

Quando un arbitro sbaglia è in malafede.

Anche quando ha ragione.

È quello che è accaduto nel big match di mercoledì sera tra Inter e Napoli. Settantesimo di gioco, Ospina su Darmian. Calcio di rigore. Si invoca la VAR per revisionare la posizione del laterale nerazzurro, non certo per il contatto che pare netto sin dall’inizio. Penalty confermato, Lukaku sul dischetto. Goal.

Ritorniamo a qualche minuto prima. Subito dopo la conferma del rigore. Insigne si rivolge all’arbitro Massa e gli dice testualmente: “Vai a cagare Massa. Rovini sempre le partite”. Parole che si tramutano in un ‘rosso’ per il capitano dei partenopei.

La cultura del sospetto si palesa.

Ora, premesso che chi ha giocato a pallone anche solo a livello amatoriale, conosce bene l’agonismo messo in campo da tutti e 22 i calciatori in gioco. Come pure gli animi accesi. È un aspetto primordiale dell’uomo in competizione. Pertanto un arbitro potrebbe “capire” la foga in campo e sorvolare. Ma non in questo caso. Se un calciatore ti viene vicino e ti pronuncia quelle parole, va punito. Soprattutto se porta la fascia di capitano al braccio. Massa ha, piuttosto, la colpa di aver peccato di linearità di giudizio durante i 90 minuti. Soprattutto nella gestione dei cartelli. Quando, ad esempio, ha, in più di un’occasione, graziato Skriniar e Brozovic dal sventolargli il rosso.

Se hai avuto quell’atteggiamento con Insigne, devi averlo anche con tutti gli altri.

Il pareggio, comunque, sarebbe stato il risultato più giusto e, forse, il fervore a tinte biancazzurre avrebbe dovuto essere indirizzato più sui propri che sugli altrui errori. Vedi Politano che a porta spalancata la spara su Handanovic oppure Di Lorenzo che invece di servire un Petagna smarcato in area decide di colpire ancora una volta il numero 1 nerazzurro o ancora quando proprio la punta ex SPAL colpisce il palo a 3 metri dalla porta.

È un peccato dover sviscerare questi tristi e patetici argomenti che si prendono la scena, quando si potrebbe parlare, ad esempio, di come Gattuso e Conte abbiano preparato la gara dal punto di vista tattico. Oppure della quinta vittoria consecutiva dei nerazzurri che si portano a -1 dai cugini rossoneri. O ancora del record – eguagliato – di pareggi in una singola giornata (7). Il sesto della Juventus che, contro un’Atalanta in ‘crisi’ di uomini (vedi il caso Gomez) e di risultati, non riesce ad andare oltre l’1-1. Il secondo di fila del Milan capolista che, dopo il Parma, è inchiodato sull’X anche dal Genoa. I rossoneri, che iniziano a soffrire l’assenza di Ibrahimovic, non vanno infatti oltre il 2-2. Stesso risultato per la rocambolesca gara tra Spezia e Bologna. Quelli a reti bianche di UdineseCrotone e ParmaCagliari. Quello del secondo punto in campionato di Prandelli sulla panchina della Fiorentina contro il Sassuolo (ci si aspettava un cambio di rotta dei viola che invece riescono a fare peggio della gestione Iachini). Quello del ‘derby’ tra i fratelli Inzaghi sulle panchine di Benevento e Lazio che si incontrano per la seconda volta da allenatori dopo la vittoria di Simone su un Filippo allora tecnico del Bologna.

A vincere, oltre alla beneamata, solo Sampdoria e Roma. I blucerchiati su un Verona che al turno precedente erano stati in grado di battere la Lazio all’Olimpico, ed i giallorossi che proprio all’Olimpico ‘matano’ il Toro di un sempre più in bilico Giampaolo che rischia di non ‘mangiarsi il panettone’.

Ciò che si evince sempre più da questo campionato è, intanto, l’imprevedibilità dello stesso.

Una classifica che, per le varie lotte interne, si accorcia. Nessuna fuga, tante sorprese, poche certezze. Giocare ogni tre giorni stanca e forse è proprio ciò che contribuisce a rendere questo campionato più avvincente.

Senza regina. Con tanti pedoni.