CINQUE PUNTO NAPOLI – Il Napoli e la bolla benedetta

Focus On Napoli SERIE A
Condividi
Tempo di lettura: 4 minuti

Nel momento storico in cui la vita di ognuno è stravolta dall’emergenza epidemiologica mondiale in tutti gli ambiti, si sono dovute modificare le abitudini e gli standard quotidiani di vita.

Il calcio, come tutti gli ambienti lavorativi, forse più di altri, ha dovuto adeguarsi. La diffusione del virus, con il quale ormai conviviamo ormai da mesi, ha destabilizzato il vissuto di ognuno pur con la necessità di andare avanti.

La ripresa

Inizialmente si era detto che il calcio, ma tutto lo sport in generale, essendo considerate attività secondarie, quasi un corollario, potevano passare second’ordine. Pensare di riaprire allo sport sembrava follia davanti alla catastrofe che il paese viveva. Obiettivamente, se si guardano i contesti sociali e le attività commerciali rovinate dal virus, sembrava quasi fuori luogo pensare al pallone che, nell’immaginario, è sinonimo di svago.

Questa però è una verità a metà. Il calcio, per chi vive di quello, oltre che essere una grossa fetta del motore economico del paese, forse per meglio dire di mezza Europa, è un contesto lavorativo e come tale era giusto che riprendesse.

Federazione e Lega hanno provato, di concerto con il ministero della salute, a fornire le linee guida. Grazie ad esse, lo scorso campionato, complice anche la bella stagione, è riuscito a concludersi, cosa che probabilmente non tutti credevano.

Su quella falsa riga si è ripreso ed agli inizi di settembre è iniziata la nuova stagione. Sembrava andesse tutto bene ma, con ogni probabilità, si è trascurata la recrudescenza del Covid.

La nuova stagione

Pronti via e ci è subito trovati davanti ad una valanga di contagi. Al centro dell’esasperazione si è trovato il Napoli. Dapprima nel mirino c’è finito il patron azzurro De Laurentiis positivo alla sars-covid. Il numero uno della società, nonostante la sua declamata attenzione ed il rispetto delle regole, è finito sotto processo per l’incuria di presentarsi all’assemblea di lega con i sintomi del coronavirus. Fortuna ha voluto che il temutissimo contagio di tutti coloro che gli erano stati a contatto non si è verificato.

Nel frattempo si è ripreso a giocare. Il comitato tecnico scientifico intanto ha stilato un protocollo in concerto con le autorità calcistiche e si è andati avanti per po’. Giusto una settimana ed è scoppiato il finimondo. Ancora una volta il Napoli protagonista, anche se stavolta di riflesso.

Per la seconda di campionato, ospite degli azzurri al San Paolo arriva il Genoa che, poco prima della partenza per Napoli, annuncia causa covid, il forfait del portiere Perin e del danese Shoene (leggermente positivo, verrà detto). Poco male si pensa. Il Genoa in sicurezza arriva in città, la gara si disputa, gli azzurri trionfano 6-0 e la domenica si chiude con i festeggiamenti per la bella vittoria.

La testa del gruppo azzurro è subito proiettata alla domenica successiva per Juventus-Napoli.

Il bubbone Genoa

Lunedì 28 settembre scoppia il bubbone. Il Genoa fa sapere che, a margine dei tamponi effettuati, il numero di tesserati positivi al Covid-19 era salito a quattordici, tra componenti del team e dello staff. Per ovvi motivi, in casa Napoli scatta l’allarme e tutti coloro presenti al San Paolo vengono sottoposti a tampone. Intanto al Genoa i positivi salgono a 22, l’incontro che i rossoblù devono disputare contro il Torino, giovedì primo ottobre, viene ufficialmente rinviato. A Napoli, nel frattempo, escono fuori i primi due positivi. Piotr Zielinski, protagonista sul campo, e un dirigente azzurro vengono sottoposti ad isolamento domiciliare, vista la positività e l’intero gruppo in quarantena fiduciaria.

Passano due giorni e, dopo un ulteriore giro di tamponi, viene fuori un altro positivo. Elif Elmas è costretto anch’egli all’isolamento casalingo. Il timore di un contagio massiccio stile Genoa prende piede.

Il Napoli, nonostante continui ad allenarsi seriamente per la trasferta di Torino, viene tenuto sotto strettissima osservazione dalle autorità sanitarie locali. Sabato pomeriggio, negli immediati istanti che precedevano la partenza per la trasferta in Piemonte, gli azzurri vengono messi precauzionalmente in quarantena fiduciaria dalle ASL di Napoli e Caserta 2.

Il Napoli in quarantena

L’allarme è scattato. Il rischio che il Napoli possa fare da untore è serissimo, per cui agli azzurri è impedita la partenza. Si dirà che il protocollo autorizzava la trasferta che, nel caso fosse avvenuta, esponeva il Napoli ad una sanzione penale. La giurisprudenza vuole che chiunque violi un precetto stabilito dall’autorità, sanitaria nel caso di specie, è punito per la violazione all’art. 650 del codice penale.

Chiaramente il trambusto che si genera è enorme. La Juventus, immaginando chissà quale macchinazione, annuncia in ogni caso la presenza allo stadium nel rispetto delle regole. Di chiacchiere, tante inutili, ne verranno fatte a iosa ma nel frattempo il Napoli viene messo in bolla nel ritiro di Castelvolturno.

Il giudice sportivo, non si esprime. Il paventato 3-0 a tavolino per i bianconeri non viene decretato, dichiarando la gara “sub iudice” e attendendo un supplemento di indagine per le determinazioni del caso.

Conclusioni

Gli azzurri continuano serenamente ad allenarsi a Castelvolturno e il contagio viene tenuto alla larga. L’ultima giornata di mercato, regala a Gattuso il desiderato Tiémoué Bakayoko ma soprattutto il gruppo compatto che rafforza coesione e intesa. Il tecnico calabrese, che i ben informati ci raccontano molto soddisfatto, grazie all’isolamento riesce a mettere a frutto tutto quello che non gli era riuscito nel ritiro estivo di Castel di Sangro.

Nei quindici giorni in Abbruzzo, infatti, nel bel mezzo del ritiro la rosa fu epurata dei tredici nazionali, cosa che oggi non si è verificato grazie alla bolla benedetta.

In attesa che si riprenda a giocare, con la collaborazione ed il giudizio di tutti, si spera di assistere ad un bel campionato, diverso ma allo stesso modo bello e competitivo.