Il Pistolero più veloce d’Italia

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Cose che nemmeno all’esame di maturità. Io lo ricordo, il mio: il professore di filosofia aveva un bar. Ci disse di presentarci lì qualche giorno prima dell’orale. Motivazione: noi avremmo detto lui quale argomento a scelta avremmo portato all’esame, mentre lui avrebbe detto noi su quale binario si sarebbe incanalato nella domanda seguente – ne avrebbe fatta una, più o meno legata alla vicenda riportata. Non una cosa di cui andar fieri, certo; ma si è giovani una volta sola, ed è anche divertente raccontarlo anni dopo l’evento incriminante. Probabilmente lo avrebbe fatto anche Luis Suarez. 

Certo, una cosa è un indizio su quello che sarebbe stata una domanda tra tante, un’altra è l’incapacità di coniugare i verbi. Perché di fatto è successo questo: Suarez non “spiccicava una parola”. O, almeno, è quanto si legge dalle intercettazioni ottenute dalla Guardia di Finanza di Perugia, forse incuriosita dalla velocità con la quale l’uruguayano ha superato l’esame. Chi lo avrebbe mai detto, Luis pareva quasi uno scolaretto al primo giorno di medie: zainetto, pantaloncini, maglietta e mascherina. Sorrideva ai giornalisti quasi imbarazzato. Che si dimostrasse anche un genio, poi! Infatti, era tutto truccato. Poco tempo, troppo poco tempo era passato dall’inizio dell’esame alla firma d’uscita. Parimenti si poteva dire della comunicazione del voto e del superamento. Presenti in festa, tra abbracci e strette di mano – perché la mascherina sì, ma il distanziamento potete tenervelo; tutto, come da tradizione, pubblicizzato ad opera d’arte sui canali social dell’Università degli Stranieri di Perugia. “Il Pistolero più veloce d’Italia” qualcuno ha azzardato, con buona pace di Franco Nero e Jamie Foxx; stavolta però Django ha sparato a salve – a proposito, nel caso servisse, Luis: la “D” è muta.

E’ grottesco, però. E’ grottesco l’evento, la situazione, l’esame stesso. Seppur suscita un sorriso e fa alludere a più riferimenti cinematografici, non si può non negare la gravità di una questione che, diciamocelo chiaramente, non è circoscritta solamente a Luis Suarez. Anzi: forse perché era proprio Luis Suarez che ha generato così tanto scalpore. L’ottenimento della cittadinanza non sarebbe andato solo a favore della Juventus, rea – secondo una inconsapevole Gazzetta dello Sport – di aver programmato e agghindato tutto nei minimi dettagli. Suarez cittadino europeo avrebbe giovato a tanti altri, dai potenziali acquirenti senza posti in più per cittadini extracomunitari fino al Barcellona dell’epurazione Koeman, con una patata bollente da cedere a qualcun altro, ed al più presto. E quindi, che sia così: “Sul verbale non ho problemi a metterci la firma perché in commissione ci sono io e mi assumerò la responsabilità dell’attribuzione del punteggio”, dice – come scritto da Repubblica – la rettrice dell’Università, Giuliana Grego. Attitudine persistente e malsana, ma squisitamente italiana: cercare la via più semplice, anche a costo di chiudere qualche occhio. Non è un unicum questo: succede a più livelli. Stavolta, quello che va bene a molti a Suarez è andato male. Ma il concetto rimane; la malsana abitudine, pure. Non sarà questo a far cambiare idea ai furbetti – sostantivo inflazionato di questi tempi, ma almeno pare che qualcosa abbia scosso. Con buona pace di Juventus, Barcellona e chi altro. Ah, giustappunto: all’orale della Maturità, il professore la mia domanda la sbagliò.

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