Josip Ilicic: il rumore del silenzio

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E’ spesso il silenzio a far rumore, più di qualsiasi parola e più di qualsiasi grido. Un silenzio assordante, che preoccupa e che moltiplica gli interrogativi. L’oblio che avvolge in queste settimane Josip Ilicic sta preoccupando tutti, facendo largo anche ad ignobili invenzioni, che tutto fanno tranne che aiutare un ragazzo chiaramente in difficoltà.

Nessuna problematica con la moglie, nessuna ricaduta di infezione ai linfonodi e nessun mistero da tenere nascosto. Il trequartista della Dea è tornato in Slovenia per risolvere un malessere personale: una zavorra psicologica trascinata dal periodo di lockdown, che ha visto Bergamo come la città più seriamente colpita in termini di vittime. Un peso troppo grande per un ragazzo di 32 anni, fragile e segnato da esperienze tutt’altro che da ricordare in passato.

IL CAMPIONE ‘FRAGILE’

Lo Josip Ilicic visto al rientro dalle settimane di stop del calcio è stato obiettivamente tutt’altro giocatore, e soprattutto persona, rispetto a quanto visto fino agli inizi di marzo. Lo sloveno era il trascinatore assoluto della super banda di Gasperini, capace di arrivare ai quarti di finale proprio grazie ad un suo poker nel deserto del Mestalla a Valencia.

Alla ripresa degli allenamenti il giocatore è apparso scosso, addirittura sottopeso e mentalmente appannato. Per un uomo che ha vissuto in prima persona gli effetti ed i morti di una guerra, non è facile mettere una pietra su quanto è successo a Bergamo nei mesi di emergenza sanitaria. Ciononostante, l’ex Palermo e Fiorentina è sceso in campo nei match contro Sampdoria e Juventus, match nei quali è stato prontamente sostituto. Da allora la società nerazzurra ha deciso di allontanarlo per proteggerlo, e la versione ufficiale del ritardo di convinzione ha retto ben poco. Giusto il tempo di capire che si trattasse di un qualcosa di anomalo e sono uscite fuori verità strambe, frutto di leggende nettamente improprie.

Tutto ok con la sua Tina, moglie e compagnia di una vita grazie alla quale Josip è riuscito ad accantonare i suoi fantasmi. E’ ormai risaputo infatti quanto lo sloveno sia stato traumatizzato dalla guerra nei Balcani, che ha martoriato i Balcani a cavallo degli anni ’80 e ’90 e che gli ha tolto un padre, quando lui aveva appena sette mesi.

Sabbie mobili dalle quali è risorto grazie al calcio, riscatto e rivalsa per molti, e alla nostra Serie A, nella quale Ilicic è protagonista ormai da anni. Sbarcato a Palermo nel 2010, ha avuto modo di mostrare tratti del suo talento con la maglia della Fiorentina, esplodendo definitivamente tra le fila bergamasche.

Il ‘miracolo’ dell’Atalanta è anche merito delle sue giocate e dei suoi numeri, per una squadra che sta scrivendo le pagine più gloriose della propria storia, anche in un momento così complicato della città. Ma il Coronavirus non ha fermato affatto i ragazzi di Gasperini, che per distacco sono la migliore squadra dopo il lockdown.

Stop che non ha fermato nessuno, tranne Josip. Il corteo delle bare nelle camionette dell’esercito ed il rumore delle sirene hanno riaperto in lui ferite profondissime. La stagione è ormai dichiarata conclusa per il classe ’88, che difficilmente si rimetterà in carreggiata in vista del forcing Champions, che si spera vada anche oltre il match contro il PSG.

In ogni caso, tutti sono vicini a Ilicic, al quale va l’augurio di poter tornare a divertirsi su un tappeto verde ed un pallone. Nella speranza che il calcio diventi ancora una volta per lui l’ennesimo trampolino di rilancio. Ti siamo vicini, Josip.