CINQUE PUNTO NAPOLI – La maglia delle maglie

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Ieri, oggi e domani con la stessa passione, con il medesimo amore.

Parafrasando il titolo del noto film con una splendida ed impareggiabile Sofia Loren, il pensiero va alla maglia azzurra. Ogni tifoso è legato ai propri colori, particolarmente lo sono quelli partenopei.

Ieri, oggi e domani, passa il tempo cambiano gli stili, i tessuti, i modelli non il sentimento. Quella maglia, come ci piace dire, più che un indumento sportivo – e non si tratta di retorica – è una seconda pelle, un simbolo di appartenenza.

Chi ne possiede una, la tiene stretta, la custodisce come un cimelio, una reliquia, un oggetto prezioso. E’ quasi una legge non scritta: è così. Proprio in virtù di quello che rappresenta a livello simbolico.

Come in tutte le cose, però, c’è sempre un’eccezione che conferma la regola.

E oggi sono qui a raccontarla questa eccezione.

Correva il 1987. È proprio il caso di dire anno di grazia. Il Napoli, per la prima volta nella storia, vinceva l’agognato scudetto. La squadra, che tra le sue fila annoverava campioni impareggiabili – su tutti il Dio del pallone – quell’anno fece incetta di trofei nazionali, aggiudicandosi anche la Coppa Italia, infilando tredici vittorie su altrettante gare disputate.

L’azzurro Napoli, bardato con lo sponsor Buitoni, così è entrato nella storia. Chiaramente la maglia più bella è diventata quella della stagione 1987/1988, l’anno in cui i partenopei hanno portato in giro per lo stivale entrambi i tricolori.

Scudetto e coccarda spiccano sulla maglia azzurra griffata NR, lo sponsor tecnico principe di quegli anni. Una maglia di una bellezza unica, uno di quei cimeli da mettere in cassaforte.

Personalmente di maglie belle ne ho tante, tutte gelosamente custodite. Da quella d’allenamento degli anni ‘90, donatami da Carmando, a quella della della “C” marchiata Napoli Soccer (un orrore il pensiero ma bella comunque perché azzurra).

Il tempo, dicevamo, ha cambiato gli stili e i tessuti. E qui il pensiero corre subito a quella jeansata modello kombat, una maglia sui generis, stupenda, con la coccarda della Coppa Italia conquistata nel 2014.

Sono tutte belle queste maglie, lo sono principalmente per quello che rappresentano: un simbolo d’appartenenza.

Un paio d’anni fa, addirittura, ne ho ricevuta una autografata dalla squadra, forse il Napoli più spettacolare della storia. Una maglia notevole, con il mio nome stampato dietro ed il numero 50, per festeggiare un compleanno importante. Tutti i miei amici con un complice, gomito a gomito con la squadra, mi hanno reso felice. E, come potete ben immaginare, di fronte a un dono del genere non c’è età che tenga.

Appunto, non c’è età che tenga. Per cui vi lascio immaginare il mio stato d’animo quando Pietro, un amico come pochi, conoscendo la mia passione, pochi giorni fa, mi ha chiamato e mi ha fatto il regalo più bello e prezioso che potessi immaginare.

Eccola l’eccezione che conferma la regola. Così è arrivata la maglia delle maglie. Quella, proprio quella, proprio la più importante di tutte.

Azzurra, in tutto il suo splendore. Una maglia d’altri tempi, pesante, in lana, proprio quella con il tricolore e la coccarda, quella che ha fatto la storia, quella del 1987.

Ma, al di là della maglia in sé, il gesto mi ha riempito di gioia.

Un amico che si è privato della sua maglia per farmene dono. Si, proprio di quella maglia lì, quella che ha forse più significato delle altre.

Un amico che ha voluto rendermi felice, proprio come sanno fare gli amici veri: in modo disinteressato.

Caro Pietro, hai reso possibile un’eccezione, donandomi la tua maglia, perché tu incarni la regola: un amico è un dono prezioso.

Onore a te e forza Napoli sempre.