Serie D, quel brutto pasticcio firmato Sibilia. Rivolta tra i presidenti retrocessi

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Tira brutta aria in Serie D. Il presidente Sibilia ha annunciato, con una decisione presa all’unanimità dal Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti, “la cristallizzazione delle classifiche al momento dell’interruzione del campionato, prevedendo in questo modo la promozione delle prime classificate di ciascun girone e la retrocessione delle ultime quattro squadre classificate di ogni raggruppamento. Quest’ultimo aspetto, peraltro, aderisce a quanto già indicato dal Consiglio Federale in relazione ai campionati professionistici”.

Il documento ufficiale non lascia spazio ad interpretazioni: promozione per le prime classificate e retrocessione per le ultime 4 di ogni girone.

Gioie e dolori

Alla gioia delle promosse si è subito contrapposta la rabbia e l’incredulità della società retrocesse. Come era facile immaginare nessuno si aspettava un colpo di spugna simile: con ancora tante partite da giocare, addirittura 11 nel girone C, è una condanna a morte decretata ai danni dei club retrocessi.

La reazioni di una cordata composta da 31 club di serie D, dal nome evocativo “Salviamoci”, non si è fatta attendere. In un comunicato congiunto si afferma:

Si diffida la LND e la Figc  a dar seguito alla illegittima, irricevibile ed umiliante proposta dell’ultimo Consiglio che vorrebbe sancire, oltre che la sospensione dei campionati, pure la retrocessione delle ultime quattro squadre classificate di ogni raggruppamento senza che queste ne avessero terminato sportivamente la disputa (ed impedendo loro di ottenere la salvezza sul campo); peraltro, in un momento  storico terrificante a causa del Covid-19 (saremmo l’unico esempio negativo di tutto il panorama nazionale). Per tali ragioni, – prosegue la nota – si è ritenuto doveroso diffidare la FIGC dal recepire l’aberrante proposta della Lega Nazionale Dilettanti con l’avvertimento che, in difetto, si faranno tutta una serie di azioni giudiziarie a tutela di diritti violati sportivi e patrimoniali”.

Un vero e proprio terremoto dunque con i Comitati regionali, con la responsabilità dei campionati dall’Eccellenza fino alle giovanili dei loro territori, che si sono smarcati dalla decisione del Consiglio e che,  avendo potere decisionale proprio, stanno optando per altre scelte.

Il Comitato regionale Marche, ad esempio, vuole solo promozioni e nessuna retrocessione cosi come quelli dell’Emilia Romagna e Lombardia. E questo fino ai campionati Regionali degli U15.

La difesa del Presidente

Sibilla si difende e si avvale del comunicato n°1 della LND che rimanda all’articolo 50 del N.O.I.F  dove si parla di meriti e di demeriti e di punti attribuiti. Tutto giusto certo, l’unico problema è che questo comunicato esce ad inizio stagione e che la pandemia di Coronavirus che ha sconvolto l’Italia calcistica, e non solo purtroppo, non poteva proprio essere preventivata.

Agire e farlo presto, come da richieste del Coni di Malagò, ma senza tenere conto dei calendari e del numero di partite disputate. Una squadre come il Crema, ad esempio, retrocederebbe da quart’ultima ma con una partita in meno rispetto alla Sammaurese che la precede. Come se il Crema quella partita non la potesse vincere mai, come se altri avessero certezze che noi non abbiamo. Uno schiaffo all’equità e ai valori dello sport.

Il Giorno Chiave

L’8 giugno è il giorno del giudizio. Il Consiglio Federale si esprimerà su quanto deciso da Consiglio direttivo della LND. Avrà da una parte la voglia del presidente Sibilia “di pensare alla nuova stagione per ripartire più forti di prima” perché “tutto è stato fatto un lavoro scrupoloso, confortato dall’unanimità del voto in Consiglio Direttivo e guidato dal principio del merito sportivo, al quale la LND si è sempre attenuta”.

Dall’altra la situzione dei club retrocessi, a stagione in corso, che annunciano battaglia e forti della loro unione lotteranno fino in fondo per proteggere  le loro società dal un baratro economico. Ma soprattutto lo faranno per  giocatori e tifosi che non meritano un trattamento simile ma solo rispetto, per la passione e l’impegno che profondono in campo e sugli spalti. Battersi fino in fondo, fino all’ultima goccia di sudore dunque come da sempre recita una regola non scritta del calcio e dello sport in generale.