EDITORIALE #LBDV – To resume, or not to resume, that is the question

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“To be, or not to be, that is the question”.

Se William Shakespeare fosse vissuto nei giorni nostri e fosse stato un grande appassionato di calcio, il quesito che oggi avrebbe fatto porre ad Amleto sarebbe probabilmente stato “to resume, or not to resume”.

Lo sa bene il Ministro Spadafora la cui mente sembra essere attanagliata da questo dilemma ‘esistenziale’, intrappolata come la preda nella morsa del ragno.

E allora proviamo a facilitare la vita all’Amleto dei giorni nostri.

TO RESUME

Riprendere il campionato equivarrebbe a far ripartire una delle prime cinque aziende del Bel Paese. Il ‘giuoco del pallone’ rappresenta, infatti, circa il 6% del nostro PIL. Il sistema calcio, inoltre, dà sostentamento a circa cinquecentomila persone, alcune delle quali potrebbero addirittura perdere il proprio posto di lavoro in caso di sospensione definitiva della stagione in essere.

E questo concetto, da solo, basterebbe – e forse l’ha già fatto – a convincere Ministro, Governo e Presidente.

Mettendo da parte la mera questione economica, potremmo aggiungere che la ripresa del campionato potrebbe procurare un benessere da non sottovalutare. Il Covid-19 ha ucciso decine di migliaia di persone solo in Italia. E quando non è riuscito a mietere vittime ha potuto provocare, nei più esposti, danni di natura psico-fisica. Se la ripresa del campionato può comportare una distrazione, seppur minima, dai dolori della quotidianità anche solo ad una persona, dovrebbe essere presa in considerazione.

NOT TO RESUME

La salute viene prima di tutto.

In questo caso quella degli addetti al lavoro. Riprendere significherebbe, infatti, mettere a rischio circa cinquecento calciatori, ai quali si andrebbero ad aggiungere dirigenti e personale vario. La probabilità che anche una sola di queste persone possa essere positiva alla ripresa è reale. Positività che potrebbe provocare, in uno sport di contatto come il calcio, una facile e veloce diffusione. Virus che non si circoscriverebbe, però, al solo mondo del pallone, ma che potrebbe prendere in prestito gambe e piedi di chiunque per ritornare a camminare sempre più veloce in ogni dove.

Il gioco non vale la candela.

E allora una vera e propria soluzione, che metta tutti d’accordo, non esiste. Tra i vari sostenitori dei due ‘partiti’ qualche scontento inevitabilmente ci sarà. E allora, ricordando la favola de “Il contadino, il figlio e l’asino” di Esopo, e cercando di divincolarsi dalle varie ‘tirate di giacca’, bisognerebbe prendere una decisione, netta, ferma e pertinace e che sia possibilmente – come spesso accade in Italia – la meno peggio.