#Fùtbol – Ricardo Bochini: anche D10S aveva un idolo

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Il fatto che un giocatore dotato di talento debba anche sudare in campo mi sembra una contraddizione

Nonostante Diego Armando Maradona sia reputato da molti il calciatore più forte della storia del calcio, anche lui, come ogni bambino, aveva un idolo. Il suo nome è Ricardo Bochini. È dalle imprese calcistiche di quest’uomo, tutte conquistate rigorosamente con la maglia numero 10, che nasce il genio. Diego riconosce in lui l’idolo di gioventù.

Chi è Ricardo Bochini?

Ricardo Bochini, detto “El Bocha“, nasce il 25 gennaio 1954 a Zarate, città di un centinaio di migliaia di anime nel Nordest della Provincia di Buenos Aires. Non è particolarmente conosciuto in Europa a causa delle poche presenze con La Seleccìon, ma è un’icona in Argentina.

Nonostante le sue immense doti tecniche, El Bocha è ricordato da tutti per più di un motivo. Ricardo, infatti, ha giocato tutta la sua carriera con una sola maglia, quella dell’Independiente. Con la camiseta de los Diablos Rojos” Bochini fa la storia.

Il suo palmares vanta infatti 4 Campionati Argentini, 4 Copa Libertandores, 3 Copa Interamericana, 2 Coppa Intercontinentale ed 1 Mondiale, quello del 1986 in Messico. Ma del Mondiale parleremo dopo.

Nonostante all’apparenza possa sembrare un calciatore sgraziato e tracagnotto, Ricardo inventa calcio e fa innamorare. Proprio da qui deriva la citazione che apre questo articolo. Per lui non serviva avere corsa e fisico se si era dotati di una grande tecnica. Può sembrare un’eresia, no? Eppure il campo gli ha sempre dato ragione, sempre.

Bochini gioca, vince ed incanta con le sue giocate, tanto da meritarsi il titolo di inventore de “La Pausa”.

“La Pausa”

Ricardo “El Bocha” Bochini non era un calciatore come tanti, non era un calciatore normale. Non a caso ad innamorarsene è stato il calciatore meno normale e scontato della storia del calcio. Il suo modo di giocare lo ha portato ad inventare, in maniera quasi involontaria, una giocata. Da tutti conosciuta come “La Pausa”, meglio compresa da molti come “passaggio ritardato”.

Il fantasista dell’Independiente si può paragonare ad un ladro che cerca la combinazione per aprire una cassaforte, in questo caso rappresentata dalla difesa avversaria, e con un solo tocco riusciva nell’ intento”.

Riprendendo le parole di Jorge Valdano, che lo definiva un ladro, si può ben capire la natura della sua giocata. Ricardo aspettava il movimento in avanzamento della difesa prendendosi una “Pausa” palla al piede prima di servire l’imbucata. L’accantonamento della giocata di prima per favorire l’invenzione del fantasista.

Si può dire che questo suo modo di giocare sia stato precursore dello stile attuale del trequartista. Ricerca costante dell’imbucata e del passaggio smarcate nei confronti del compagno tenendo sempre palla al piede.

Mondiale di calcio Mexico ’86

Cosa può mancare alla carriera di un argentino che ha militato per venti anni nella stessa squadra vincendo praticamente tutto? Solo una cosa: El Mundial. E chi, se non Diego Maradona, poteva regalare quella gioia al suo idolo?

In quel mondiale probabilmente si è scritta una grossa fetta di storia del calcio. Scontato, ma doveroso, citare la doppietta di Diego ai quarti contro l’Inghilterra di Lineker. In quella partita, infatti, D10S segna due dei gol più famosi e ricordati della storia del calcio. Il primo, conosciuto dal mondo come “La Mano de Dios”, il secondo, riconosciuto da molti come “El gol del siglo”. Entrambi segnati a distanza di quattro minuti l’uno dall’altro.

Dopo quella partita, Diego continuerà a trascinare La Seleccion, portandola in finale per poi vincere El Mundial, regalando una gioia al suo popolo ed al suo idolo di sempre. Ma c’è un episodio, tanto affascinante quanto romantico, che racchiude tutto in poche parole.

25 giugno 1986, Città del Messico, Stadio Azteca. Ci sono 110.000 spettatori, si gioca la prima semifinale del mondiale: Argentina – Belgio. Diego Armando Maradona, davanti al mondo ed al suo idolo decise, per l’ennesima volta, di fare la storia. Minuti 51 e 63, ancora doppietta. L’Argentina domina, Diego incanta, il mondo si innamora del Fùtbol e non può che riempirsi gli occhi della grandezza del Diez.

Minuto 85, la vittoria è ormai acquisita, El Pibe de Oro si gira verso Bilardo e con un cenno comanda il cambio. Esce Jorge Burruchaga, entra Ricardo Bochini. El Bocha giocherà gli unici minuti del suo mondiale, per coronare così una carriera ventennale. Il primo ad avvicinarlo è Diego, il quale lo guarda, sorride, gli tende la mano ed esclama “Bienvenido maestro, le estabamos esperando (Benvenuto Maestro, la stavamo aspettando).

#Fùtbol

 

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