Tebas, presidente della Liga: “Non finire il campionato? Perdite per un miliardo di euro”

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Javier Tebas, presidente de La Liga spagnola, ha parlato durante una videoconferenza con giornalisti internazionali. Ecco le sue parole riportate da La Gazzetta dello Sport:

CALENDARIO – “Sono allo studio tre possibilità. La prima, se si parte a fine maggio è quella di giocare le competizioni nazionali in giugno e quelle internazionali in luglio. La seconda, se iniziamo ai primi di giugno, di giocare tutte le competizioni insieme fino a fine luglio. E la terza, con ritorno in campo a fine giugno, prevede i campionati in luglio e le coppe europee ad agosto”.

CANCELLARE LA STAGIONE? – “Questa è una cosa che mi appare solo quando dormo, sotto forma di incubo. Quando sono sveglio non mi passa mai per la testa. In ambito sportivo né in Spagna né in Europa si è pensato a questa ipotesi perché mancano settimane prima che eventualmente possa succedere. Ci penseremo solo quando effettivamente, calendario alla meno, non potremo più giocare. Oggi questo è un dibattito sterile che genera solo conflitti di interesse, come sta succedendo in altri Paesi. Casualmente a non voler giocare sono gli ultimi in classifica o chi lotta per non retrocedere. Nessuna Liga grande o media deve iniziare questo dibattito ora. Perché è chiaro che deriva da altri tipi di interesse”.

IMPATTO ECONOMICO – “Per quanto riguarda la Liga non finire la stagione 19-20 porterebbe una perdita secca quantificabile in un miliardo di euro. Se finiremo a porte chiuse il danno economico sarà di 350 milioni di euro. Se dovessimo poter giocare col pubblico le perdite saranno comunque di 150 milioni di euro. Per quanto riguarda i diritti tv in Liga abbiamo incassato il 90% del totale. Se non dovessimo più giocare, oltre a rinunciare al 10% mancante dovremmo restituire il 18% di quanto abbiamo già incassato”.

RIDUZIONE DEI SALARI – “Siamo in un momento di crisi eccezionale, imprevedibile e di enorme impatto. Tutti perdono soldi, mi sembra normale che vengano ridotti anche i salari dei giocatori. In Spagna non abbiamo trovato un accordo col sindacato, la nostra trattativa si è arenata ieri. Al momento 8 club della Liga (prima e seconda divisione, ndr) hanno chiesto l’Erte, ma nei prossimi giorni tutte le nostre squadre attiveranno protocolli di riduzione salariale, o attraverso l’Erte o con accordi individuali coi propri giocatori. Lavoriamo sul presente per salvare il futuro del calcio. E ricordo che il calcio spagnolo non ha intenzione di ricorrere ad aiuti statali, dobbiamo essere indipendenti economicamente“.

MESSI IN ITALIA – “Non penso che l’arrivo di Messi possa risolvere i problemi della Serie A, che sono legati alla pessima relazione tra debiti, alti, e incassi, insufficienti. Le cifre della Serie A sono stressate, e questi problemi economici non li risolve certo Leo Messi. A me piacerebbe che Messi restasse qui, ma se ne dovesse andare non sarebbe un dramma: si diceva che senza Cristiano Ronaldo la Liga avrebbe perso soldi, e invece ne abbiamo guadagnati, persino in Portogallo. I grandi giocatori aiutano ma non sono essenziali per un campionato”.

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