ANGOLO DEL TIFOSO JUVE – Regali di Natale

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Non prendetemi a parole prima ancora di leggere ciò che voglio dirvi oggi, ve ne prego: sono un’adepta di Mister Allegri, lo so bene, fin troppo bene quanto conta il risultato.

Ho urlato più di tutti voi messi insieme al goal di Leo Bonucci, ho lanciato lontano il cuscino che stavo abbracciando sul goal da cineteca di Boga. Mi sono innervosita come una iena sullo svarione difensivo che ha portato al goal di Caputo, ho sentito il cuore in gola come in una finale di Champions nell’attesa del calcio di rigore di Cristiano.

Sono d’accordo con voi, manca qualcosa, ma qualcosa di grosso. Non so cosa, non so se è la brillantezza fisica, l’amalgama, mi manca il Cristiano cecchino sottoporti. Ma chi sono io per non permettere a questi ragazzi di avere i loro momento in cui è necessario potersi fermare, respirare e prendere le misure?

E poco male se torneremo ad essere secondi: mentre scrivo Antonio Conte deve ancora incontrare la Spal, ma ripeto, poco male. Il titolo di campioni d’inverno sui palmares non ci sta.

Quello che continuo a rimproverarmi è, invece, il fatto di essere troppo emotiva. Sto guardando i primi post partita e mi appare davanti l’immagine di un ragazzo. Abbiamo giusto dieci anni di differenza io e Stefano Turati, diciotto anni. Oggi Consigli ha qualche problema muscolare, stessa sorte per Pegolo.

E allora, tra i pali dell’Allianz Stadium, quando dall’altro lato del campo giocherà la sua 645esima partita in serie A Gigi Buffon, c’è Stefano Turati.

Stefano Turati è alla sua prima partita in Serie A. Non so a cosa poter paragonare un’emozione del genere. Non stai solo facendo il tuo esordio nel calcio “dei grandi”. Lo stai facendo davanti a Cristiano Ronaldo, a cinque palloni d’oro, a Gianluigi Buffon, una vita spesa lì dove sei tu adesso, litri di sudore versati su quella stessa erbetta che stai calpestando per la prima volta.

Non vi nego che ad ogni inquadratura mi scappava un sorriso. Non so nemmeno immaginare cosa si provi in un momento del genere: non è un primo giorno di lavoro, non è il giorno della laurea e nemmeno il tuo matrimonio.

Hai gli occhi del mondo puntati addosso, tutti tranquilli nell’immaginare che sarai indubbiamente non all’altezza del gioco che stai per affrontare.

E invece salti, salti sul morbido, salti nel vuoto. Invece blocchi con la punta delle dita un tiro di Dybala praticamente già in porta, voli a fermare un goal pennellato su punizione di Cristiano Ronaldo. E poi atterri, e ti fermi a pensare: ho parato una punizione a Cristiano Ronaldo?

Cavolo, se lo hai fatto. E nessuno ti rimprovererà nulla quando ti trovi con i tuoi occhi nei suoi, faccia a faccia sul calcio di rigore.

Nessuno ti può dire “potevi fare di più”: è Cristiano, è una macchina da guerra, e tu sei alla tua prima volta davanti a lui. Le gambe saranno di gelatina, il cervello avrà messo su a bollire tanti di quei pensieri.

Ma cosa importa adesso. Questo punto mio è anche un punto tuo. E voglio pensare di non aver regalato i due punti persi all’Inter, di cui mi interessa relativamente: a loro ci penseremo noi.

Voglio pensare di aver regalato due punti ai sorrisi, alle lacrime e alle parole piene di confusa felicità di un ragazzo di diciotto anni. A Stefano che, quando Gigi Buffon faceva il suo esordio con la Juve, cominciava a vagire nella culletta accanto alla sua mamma, la prima a cui ha pensato al termine del match.

Ti regalo questi due punti Stefano, con tutto il cuore. Che siano i primi di una carriera in cui tu non perda mai quel sorriso di incredula felicità.