ANGOLO DEL TIFOSO NAPOLI – Napule è… l’X Factor che, per una volta, non stona

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Come quando ti guardi allo specchio e, pur vedendoti non in perfetta forma, pensi dentro di te che in fin dei conti non sei ancora da buttar via…

“L’invincibilità sta nella difesa. La vulnerabilità sta nell’attacco. Se ti difendi sei più forte. Se attacchi sei più debole”. (Sun Tzu)

Il calcio, si sa, non è una “guerra”, anche se alcune partite possono dirsi – non a torto – “battaglie”.

Il Mister ha detto, con una punta di orgoglio, che chi al calcio preferisce le donne evidentemente… non ha mai giocato ad Anfield.

Difficile non credergli, perché la prova del nove per me funziona.

Ripartirei – in generale, nella vita di ogni giorno e non solo nel calcio – dalla grinta di Allan, dall’applicazione di Di Lorenzo, Mario Rui, Maksimovic, Manolas, Koulibaly, dall’estro di Fabian e dall’essenzialità di Mertens. Per nessuno di questi è stata la migliore partita di sempre, intendiamoci, ma Anfield è… Anfield e il Liverpool, a mio avviso, è con la Juve la squadra meglio attrezzata per arrivare in fondo.

Siamo – però – al 28 novembre, abbiamo perso tanti punti in campionato, stiamo multando i calciatori, siamo in silenzio stampa, abbiamo l’X factor molto evidente, non ci stanno facendo capire nulla e qualcuno (da quel che si legge) sta già cercando di accasarsi altrove.

Due pareggi diversi gli ultimi due di Champions, ma entrambi importantissimi.
Molto più di quelli – scialbi – che stiamo raccattando da troppo spesso nei week end.

Se non ci fosse stato il marasma precedente, stasera sarebbe occasione per tessere le lodi di un gruppo capace, anche quest’anno, di ben figurare in Europa.

La cifra dello stato d’animo attuale, però, è nel mancato sorriso e nella pacatissima esultanza di Mertens dopo un colpo da biliardo.

E’ giusto così, probabilmente.

Perché il sorriso, ha scritto qualcuno, è “un enigma che si scioglie”, una porta che si apre ed “una vibrazione che entra nel petto”.

Il sorriso, in definitiva, nello sport prima che nella vita, è un punto d’arrivo e non di partenza.

Perché dalle difficoltà, è noto, si viene fuori con la voglia e la capacità di soffrire e sacrificarsi.
Si viene fuori se si indietreggia rispetto ai propri vezzi e si avanza mettendo al centro la voglia di far bene e raggiungere il risultato.

Si viene fuori, in definitiva, chiudendo gli occhi e cercandosi, anche se è buio.
Specie se, come si spera, non tanto lontano comincia ad intravedersi un pò di luce…