A(F)FONDO – Dall’incubo al lieto fine: la storia di Max Taylor

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Ci sono partite e partite. Molte sono importanti, altre fondamentali. E non solo perché in ballo ci sono trofei.

Oggi abbiamo deciso di condividere la storia di un ragazzo, Max Taylor, che ha vinto la partita più complessa della sua vita: quella con la malattia.

Siamo in Inghilterra, Max – nato nel 2000 – è un difensore delle giovanili del Manchester United. L’anno scorso gli è stato diagnosticato un cancro al testicolo che lo ha costretto a lasciare il calcio. Si è sottoposto immediatamente a tutte le cure previste ed ha risposto bene alla chemioterapia. Così, dopo undici mesi di battaglie, ha avuto la meglio sulla patologia e, a settembre, è tornato ad allenarsi con l’Under 23 del Manchester United.

In quell’occasione, sul sito dello United, Max ha commentato: “Sono orgoglioso e molto felice di esser tornato sul campo con i miei amici e compagni di squadra. Senza il supporto della mia famiglia e naturalmente di medici e infermieri non sarebbe mai potuto succedere. Voglio assolutamente ringraziare tutto il personale medico e riabilitativo del club che mi hanno aiutato in questi mesi difficili, non vedo l’ora di ritornare in gare ufficiali”.

 

Dopo aver ripreso gli allenamenti a settembre, il 21 ottobre Max è tornato a giocare nel secondo tempo della partita dell’Under23, esattamente dopo otto mesi dalla diagnosi. La sua squadra ha sconfitto per 4-1 lo Swansea e Max, che fa parte delle giovanili dei Red Devils dal 2014, ha sostituito l’infortunato Mengi.

Ma non è finita qui. Anzi…

Dopo appena dodici mesi dall’inizio della cura contro il cancro, Max è stato convocato per la prima volta nel Manchester United e potrebbe debuttare giovedì nel match di Europa League. Per la sfida contro l’Astana, infatti, Solskjaer lo ha convocato in prima squadra, consentendogli la possibilità di esordire in Europa a soli diciannove anni. I Red Devils sono già matematicamente qualificati e, proprio in virtù di questo, il Mister potrà permettersi di schierare diversi giovani.

Nonostante la realtà ci imponga dolore e sofferenza, a volte ci dona momenti speciali che trasformano certe storie in favole. Quasi a ricordarci che il lieto fine esiste. Soprattutto se, come lo sport insegna, non si smette mai di combattere.

Per tutti coloro che combattono quotidianamente una malattia, che sono impegnati in battaglie difficili, perché possano trovare la forza di lottare e di credere sempre nel lieto fine.

Del resto: “La palla è rotonda e la partita dura novanta minuti. Il resto è teoria“.

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