#LBDV – Hateboer wanted: un fantasma all’ombra di Castagne

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Che fine ha fatto Hans Hateboer? L’esterno destro che aveva fatto appassionare tantissimi tifosi e soprattutto dirigenti di big club. L’interesse di molte squadre come la Roma, il Napoli e l’Inter, culminato nella semplice permanenza a Bergamo. Ha iniziato la sua stagione come titolare, per poi finire in un limbo al limite tra la presenza e la panchina. Ma quali sono i motivi e le cause di questa sua assenza? Si tratta di infortunio, nient’affatto.

SOTTO I RIFLETTORI

Dodici giornate di Serie A, fino ad adesso, sono state giocate. Su queste 12, Hateboer ha firmato la sua presenza in ben 10 di esse. Ma allora perché si parla di scomparsa? Un giocatore che fino alla scorsa stagione ha sempre avuto un rendimento decisamente alto; assist, goal e chi più ne ha, più ne metta. Lo scorso anno, a differenza di adesso, il suo minutaggio è stato decisamente più alto. Il Numero di partite giocate è lo stesso, ma nelle prime 12 della stagione 2018/2019 aveva collezionato già 1030 minuti; a fronte invece degli 840 ottenuti fino ad adesso. Questo calo non è certamente a livello fisico. Piuttosto a causa di una competizione. Sono stati poi 6 i goal segnati in tutta la stagione: tra questi, due già in 12 partite. Attualmente è ancora a 0 reti, con solo 2 assist realizzati, che sicuramente è un buon risultato. Ma la scomparsa di Hateboer dai riflettori è avvenuta al ritorno di un altro esterno della Dea..

ALL’OMBRA DI CASTAGNE

Dopo l’infortunio al menisco, Timothy Castagne è ritornato in campo prendendosi a volte il posto di Hateboer, altre quello di Freuler. Il ritorno del belga, ai danni del “quasi” connazionale olandese, ha portato proprio Hateboer a finire nell’oblio. Presente in campo ma assente mentalmente. Prestazioni deludenti e per niente brillanti, come invece ci aveva abituato. Riallacciandosi al discorso precedente, la scomparsa dell’esterno nerazzurro non fa riferimenti tanto alle presenze – 10 su 12 – quanto alle scarse prestazioni. E seppure scende in campo per 90’, la sua spinta offensiva è decisamente inferiore a quella difensiva. L’opposto di ciò che ci aspettavamo, di ciò che avevamo visto negli ultimi anni. La “morte” di Hans Hateboer che ha dato vita ad un H2.0. A questo punto ci sono solamente due strade: un ritorno alle origini o un’abitudine alla novità.