VLAD RUNNER – Il calcio in livrea

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Il calcio in livrea – le premesse: un periodo allegro

Carlo V
Carlo V d’Asburgo

Correvano gli anni tra il 1526 ed il 1530 in Europa.
Era un allegro periodo in cui orde di sobri mercenari chiamati lanzichenecchi scorrazzavano al soldo di Carlo V d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, distruggendo, saccheggiando, stuprando e bruciando qualunque cosa o persona gli si parasse davanti.
Soprattutto grazie a loro, Carlo V diede un sacco di mazzate a Francesco I di Valois, Re di Francia, che voleva fare il bellillo, ma veniva puntualmente bastonato.
Già nel 1526 il buon Francesco aveva dovuto arrendersi a Pavia: dopo la sconfitta dovette sottoscrivere il trattato di Madrid, rinunciando formalmente all’Italia.

Francesco I
Francesco I di Valois

La “rivincita” di Valois

Ma sapete, i francesi sono capuzzielli, e quando Papa Clemente VII, al secolo Giulio de’ Medici, propose a Francesco di allearsi contro Carlo, il Valois non ci pensò due volte, sperando nella rivincita.
I due comparielli crearono la cosiddetta Santa Lega di Cognac (il cognac era sacro già allora), cui partecipavano, oltre a Francia e Stato Pontificio, anche il Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia, quella di Genova ed il Granducato di Firenze, dove regnava la famiglia del Papa.
Dopo aver preso altre mazzate dal poco vendicativo Carlo, che aveva subito fatto una telefonata al buon amico Pompeo Colonna per far mettere Roma a ferro e fuoco, Papa Clemente fece finta di arrendersi sciogliendo la Lega Santa.
Ma, appena Pompeo Colonna si ritirò a Napoli, chiamò in suo aiuto Francesco I.

Il sacco di Roma

Il sacco di Roma
Il sacco di Roma

Neanche a dirlo, il morigerato Carlo V si incazzò come una biscia e decise che doveva “imparare” un pò di creanza a quei due screanzati.
Celebre la sua frase, in perfetto asburgico: “‘amma fà e’ tarantell’? e mò so fatt’ vuost'”.
Così Carlo scatenò i lanzichenecchi capeggiati da un altro Carlo, francese, Carlo III di Borbone-Montpensier, a cui Francesco I stava altamente sugli zebedei.
A questi si affiancava il buon Georg von Frundsberg, comandante sul campo tirolese, che non mancava occasione per far sapere che dopo avere raso al suolo Roma avrebbe impiccato il Papa.
Così, il 6 maggio 1527, Clemente e Francesco ebbero parecchie altre mazzate, per non parlare della povera Roma che fu letteralmente devastata.

L'assedio di Firenze
L’assedio di Firenze

La Repubblica Fiorentina e l’assedio di Firenze

Clemente ovviamente fuggì e i fiorentini, fiutando la ghiotta occasione, pensarono bene di approfittare della situazione e della debolezza della famiglia Medici.
Scacciarono o uccisero chiunque fosse collegato al casato Mediceo e proclamarono la Repubblica.
E secondo voi il paziente e tranquillo Carlo V, quando seppe che i fiorentini volevano sottrarsi alla sua autorità, come poteva reagire? Ovviamente, subutato da quel drittone di Clemente, fece assediare Firenze.
Il 14 ottobre 1529 l’esercito imperiale circondò la città, colpendola senza sosta e tagliando ogni approvvigionamento.
I fiorentini però, si sa, sono cape toste, e resistettero a lungo, facendo anche gli sguarroni.

La partita del 17 febbraio 1530

Stemmi
Stemmi dei quartieri storici

Mentre le truppe imperiali, poco poco minacciose, assediavano la città, i fiorentini decisero di dare segno di non curanza e strafottenza: organizzarono come tutti gli anni una grande partita di pallone, anche se abbastanza diversa da quelle che conosciamo oggi. Il giorno prescelto fu, come da tradizione, quello di Carnevale, il 17 febbraio 1530.
Decisero di giocarla, come sempre a Piazza Santa Croce, vestiti bizzarramente in costume, per sfottere i tranquilli lanzichenecchi che guardavano dal Giromonte, e che in segno di probabile apprezzamento li presero a cannonate.
Da allora il calcio storico fiorentino viene detto anche calcio in livrea, e lo storico torneo che si ripete ancora oggi, ogni anno, a Firenze rievoca tradizionalmente la partita del 1530.

Calcio storico
Calcio storico fiorentino

Il calcio storico fiorentino

Per molti il calcio storico fiorentino è progenitore del calcio moderno, per altri si avvicina di più al rugby.
Una cosa è certa, le squadre si danno una fraccata di mazzate ogni volta, a ricordo imperituro dell’ameno periodo rievocato.
I calcianti, così chiamati, si dividono in quattro squadre, una per ciascun quartiere storico di Firenze, contraddistinti da un colore specifico: i Bianchi di Santo Spirito, gli Azzurri di Santa Croce, i Rossi di Santa Maria Novella ed i Verdi di San Giovanni.
Le regole cinquecentesche sono tante e precise, ma in buona sostanza – e mi perdonino gli amici fiorentini se semplifico, ma lo richiede il tenore del pezzo – l’obiettivo è ovviamente buttare la palla in rete per segnare la “caccia” (l’odierno goal).
Per fare questo possono usare ogni mezzo, gambe e braccia, e soprattutto scambiarsi amichevoli capate in bocca e chiavarsi un mare di palate, basta che gli scontri siano uno contro uno.

Si tratta di una rievocazione storica tra le più importanti in Italia e in fondo, a pensarci bene, le cose non sono cambiate poi così tanto.

Ah, per la cronaca, alla fine il buon Carlo con i suoi lanzichenecchi saccheggiò e devastó Firenze, e qualcosa mi dice che si portò via il pallone.