#LBDV – L’ego di Ronaldo non conosce viali del tramonto

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Negli occhi di tutti è rimasta la scena del cambio con Dybala. Cristiano che bofonchia in portoghese e Paulo che sgambetta felice verso il campo. Nessuna sosta in panchina e via verso casa. Quello che è successo dopo ha cambiato, e di molto, il giudizio complessivo sulla vicenda. Se “la joya” non avesse portato i tre punti a casa Juve, il focus si sarebbe spostato chiaramente. Dal caso Ronaldo saremmo passati in un attimo al caso Sarri, con il buon Maurizio a doversi giustificare davanti a telecamere e taccuini. Invece il cambio è stato azzeccato, il diavolo esorcizzato e via con il “CR7gate”

L’Azienda Ronaldo

Adesso bisogna vedere come si intende gestire questo problema. La Juventus è da sempre società molto attenta a queste problematiche e sa come risolverle. Nel caso specifico è stato deciso che se ne occuperanno Nedved e Paratici. Il ds, di rientro da un giro europeo, pare aver già contattato l’alterego di Cristiano ossia Jorge Mendes per sondare, capire, l’umore del portoghese e come interagire con lui. La via della morbidezza sembra intrapresa: niente multe e il campione che chiederà scusa allo spogliatoio per il gesto al momento del cambio. D’altronde è interesse di tutti ricomporre il caso prima possibile e senza traumi eccessivi. Ronaldo non è solo un calciatore, è un azienda. E alla Juventus questo serve molto. Nell’esborso fatto nel 2018 (112 milioni tra cartellino e commissioni più 58 lordi l’anno di stipendio) non erano comprese solo le prestazioni sportive del calciatore ma anche tutto il correlato che lo circonda. Il portoghese rappresenta un traino irrinunciabile per il progetto societario voluto da Andrea Agnelli per restare attaccato ai top club europei. Nel bilancio 2018-19 si sono registrati +58 milioni di ricavi extra tra stadio e commerciale con 1 milione di magliette vendute. Seguito digitale a più 68 per cento e tifosi nel mondo cresciuti di 38 milioni. E se non bastasse ancora, con CR7, la Juve ha aumentato il suo potere contrattuale. Sia l’Adidas che la Jeep hanno garantito più del doppio del vecchio contratto prima della sua naturale scadenza. Ronaldo serve alla Juve più di quanto la squadra serva a lui.

L’ego del campione

Parallelamente a tutto questo cammina un altro binario da non trascurare in questa vicenda. Cristiano è un campione unico nel suo genere. Il suo talento si nutre continuamente di gratificazioni. Titoli di giornale, folle immense adoranti sono la benzina che permette di far ricompensare quello che è da sempre il suo ego enorme. Sarri questo lo sa e dal primo giorno in bianconero l’ha coccolato. Certo che il problema di questo ego smisurato è non riuscire ad accorgersi quando il proprio livello scende. Un infortunio subito cinque anni fa non avrebbe avuto lo stesso impatto di adesso. Il suo fisico, fuori dal normale per carità, non può avere la stessa risposta. Ma è normale, per chi è abituato ad essere il centro del mondo, non accorgersi di tutto questo. Ora la domanda che bisogna porsi è una: sul piano squisitamente calcistico la Juve può vincere anche senza Ronaldo? La risposta di domenica sera sembra essere affermativa perché la squadra bianconera è piena di campioni che possono decidere e risolvere qualsiasi gara. Ma la mente dei tifosi della vecchia signora corre ad un parallelo dello scorso anno. Andata dei quarti di finale di Champions League tra Atletico Madrid e Juventus. La squadra torinese esce con le ossa rotte dal Wanda Metropolitano e CR7 va sul banco degli imputati. Passa il tempo di un amen, partita di ritorno e tripletta di Ronaldo. Sipario e tanti saluti alla presunta crisi. I campioni sono così si sa. Lui anche lo sa e nell’eremo portoghese del ritiro della nazionale lusitana starà già pregustando la rivincita. Intanto via Instagram ha fatto già sapere che la vittoria di domenica è stata importante per lui come per la squadra. Diavolo di un Cristiano, la comunicazione è il suo pane. Il suo viale del tramonto pare ancora lontano. D’altra parte, parafrasando un famoso film anni 50, plurimo premio oscar, intitolato appunto “Il viale del tramonto” si potrebbe dire che, secondo Ronaldo, lui sarà sempre grande al massimo sarà il mondo del calcio che sarà diventato piccolo.