ÇA VA SANS DIRE – Stacasaspettattè

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Noi due insieme

come doppie ciliegie siam cresciuti,

divise in apparenza, però uniti

nella separazione: belle bacche

nate entrambe su un ramo, in apparenza

corpi distinti, però un solo cuore,

come i colori su uno stesso stemma. W. S.

 

Succede. Dev’essere successo per forza. Dev’essere successo questa estate.

Quasi Estate del Novantuno, Grandest germanofono della Francia. Sankt Didel, ventiduemila abitanti, un sacco di immigrati.

Due sono arrivati dal Senegal. Lui, taglialegna, s’era avviato prima: il tempo di farsi il mazzo, qualche franco da spedire a casa e farsi raggiungere. Lei – che vuoi? – si arrangia, poi resta incinta. I soldi, quelli bastano appena.

All’anagrafe registra un figlio, maschio. Probabilmente ne partorì due. Identici.

Dev’essere successo per forza.

Il figlio registrato viene su bene: è educato, studia, gioca a pallone in strada cogli altri bambini. Turchi, Marocchini, Senegalesi: tutti Francesi. In Francia esistono: Neri Francesi, in Francia si può.

Una Babele di figli di emigranti, talmente tanti che s’organizza un Mondiale dei Piccoli quasi tutti i giorni. Nel Grandest cresci così.

La prima volta in Senegal, a sei anni. Il dannato richiamo delle origini, l’ancestrale rumore del sangue. Quello no, non lo inganni. All’inizio un po’ di timore, ovvio. Poi, pian piano, come d’incanto: ti senti a casa, anche se non sai perché. Anche se hai solo sei anni. Anche se vedi gli altri bimbi correre e giocare per strada senza scarpe. Tutti scalzi. Nell’Africa Nera cresci così.

Il bimbo ha un cuore grande, non smarrirà la virtù crescendo. Dapprima implora la mamma: Andiamo al negozio, compriamo le scarpe a tutti. No, non si può. Ed allora sai cosa, tolgo anch’io le mie, e corro  scalzo a giocare coi fratelli.

A soli sei anni. Cosa dannazione può farti paura, da grande?

I Giganti sono tali sin da bambini, solo che ancora non lo sanno. Li vedi grandi, grossi: li credi invincibili. Da qualche parte, dentro di noi, si è nascosto il bimbo ch’eravamo. Le paure, le insicurezze, i momenti di smarrimento: sono la parte di noi che vivaddio non è cresciuta. Quella stessa parte grazie alla quale gioiamo del nulla, ci appassioniamo col poco, ci stupiamo del niente.

Anche nel cuore del Gigante s’è nascosto il bimbo di sei anni. Il bimbo atterrato in Senegal tra paura e smarrimento. Il bimbo che non accetta la miseria dei coetanei, eppur non esita a calarvisi.

Il cuore del Gigante era grande fin da bambino. Quello stesso cuore che gli ha regalato il successo vive oggi i timori e le incertezze del bimbo che gioca a pallone scalzo, in Senegal.

Perchè sì: anche i Giganti hanno bisogno di una vacanza.

Dev’essere successo, per forza. Dev’essere successo questa estate.

Ho letto di un certo Ronald, marito violento del Kentucky. Sarebbe in prigione, dopo l’ennesima denuncia della moglie: eppure, una notte, strangola la consorte. Lo sceriffo, sgomento, quasi butta il distintivo. Chi dannazione abbiamo sbattuto in galera? L’arcano è presto svelato: Donald, gemello dal cuore d’oro, del tutto identico a Ronald. S’è fatto metter dentro al posto suo, non avrebbe sopportato di vedere il fratello dietro le sbarre. C’è cascata la Corte, il Direttore e tutto il Cucuzzaro. Sentitissime scuse alla moglie scannata.

Ho letto di Ronald, ed ho capito cos’è successo al Gigante.

Dev’essere successo per forza, quella Quasi Estate del Novantuno. A Sankt Didel fu registrato un bimbo nato da una coppia di emigranti senegalesi, ma i Giganti erano due. Identici, per forza.

Devono essersi ricongiunti quest’estate, quando il figlio ufficiale era in Africa per lavoro. Devono essersi scambiati le vite, chè il Gigante aveva bisogno di una pausa, di starsene un po’ in disparte, per i fatti suoi.

Come nella prigione del Kentucky, non se n’è accorto nessuno. Di sicuro, se n’è accorta la mamma, l’unica in grado di distinguerli. Una mamma lo sa.

Ed è a quella mamma che ci rivolgiamo, come alla Madonna, affinchè accolga la supplica. Affinchè dica al figlio di riprendere in fretta il suo posto.

S’il vous plait, Madame Koulibaly. Faccia tornare Kalidou.