A-TEAMS – Napoli, qui ci vuole Poirot o Dupont?

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“Che notte, gran dio, che notte!” recitava un verso di uno atto unico di Jean TardieuC’era folla al castello. Parole pronunciate dalla Baronessa di Z, vedova di un finto morto. Ad investigare sull’accaduto è un finto detective, Dubois-Dupont, che altro non è che il factotum. Mai visto un detective peggiore in tanti anni di film e romanzi gialli. Ma forse è l’ideale per capire l’arcano che si svela dietro questo enorme spettacolo messo in scena a Napoli. O forse no. Copione o canovaccio? Commedia dell’arte o Goldoni? Sta di fatto che quella notte, come dice la baronessa, è stata davvero grande. Ma, diversamente da Tardieu, preferiamo dividere questa messinscena in due atti.

PRIMO ATTO – DUPONT

Cedendo questo incredibile caso al noto investigatore Dubois-Dupont, ci accorgeremo che la verità sembra essere venuta a galla. Eppure, tra tutte queste notizie, tra tutte queste tessere, nessuna sembra andare al proprio posto. Il colpevole, dopo qualche giorno, pare sia uscito fuori. Si tratterebbe di Allan, artefice di una discussione con il vice presidente Edo De Laurentiis. Il brasiliano si sarebbe poi scusato con quest’ultimo, inviandogli un SMS  per cercare risanare la situazione. Ma un vaso rotto difficilmente torna come prima. Bisognerebbe ricostruirlo da zero. E se Allan fosse il capo espiatorio di una colpa che, in realtà, non è di nessuno? O meglio, non proprio di nessuno. L’unica conclusione che possiamo trarre è che, da questa indagine di Dupont, non abbiamo ricavato la verità che speravamo.

SECONDO ATTO – POIROT

Per chi non conoscesse Hercule Poirot, è un personaggio abbastanza eccentrico nato dalla penna di Agatha Christie. Di professione fa il detective e probabilmente la maggior parte lo conosceranno per l’Assassinio sull’Orient Express. Spero che i lettori possano perdonarmi lo spoiler, ma dall’uscita – 1934 – sono passati ormai quasi cent’anni. La trama si conclude con la scoperta del reale assassino: tutti. Il colpevole non è un signor Nessuno, ma sono ben dodici. Dodici, come i colpevoli del risultato dell’ultimo match di Champions League. Chi non colpevolizza, almeno in parte, Ancelotti in tutto questo non è obiettivo. Così come l’altra metà delle colpe vige sui calciatori: affaticati, poco lucidi. Colpe che a mio parere non ricadono sul presidente, questa volta esente da esse. Che ha cercato, senza successo, di risollevare una squadra da un momento di crisi ma forse, ancora una volta, non è stato capito.

Ecco che, quindi, Poirot è stato fondamentale in questa indagine, che ha portato alla luce i veri colpevoli di una situazione grottesca e spiacevole. Un due atti scritto come fosse una tragedia, con la speranza che, dal Genoa in poi, possa ritornare a riavere quelle caratteristiche da commedia napoletana che tanto apprezziamo.