UN CALCIO AL SUPERSANTOS – Un miracolo tinto di amaranto

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Il noto Oscar Wilde, alla fine dell’800, redigendo il drammatico testo Salomè, diceva “Non credo nei miracoli, ne ho visti troppi”. A questo punto ci viene naturale chiederci se il caro Oscar avesse visto in una sfera di cristallo il miracolo della Reggina di Walter Mazzarri, che avveniva più di un secolo più tardi.

Il contesto era, per noi italiani, già da sogno. Era l’estate di Fabio Grosso, di Andrea Pirlo, di Fabio Caressa e Beppe Bergomi che urlavano “Campioni del mondo! Campioni del mondo!”; era l’estate dell’Italia calcistica sul tetto del mondo.

Il 9 luglio 2006 il cielo era azzurro sopra Berlino e tutta Italia era in strada, in festa.

Poco più tardi, però, nel nostro paese si sarebbe abbattuto un uragano di dimensioni bibliche che percosse l’intero movimento calcistico italiano: Calciopoli.

Uno scandalo che colpì i grandi club come la Juventus, retrocessa in Serie B; toccate anche Milan, Fiorentina e Lazio, che vennero colpite dalle sanzioni del processo con vari punti di penalità da scontare nella stagione successiva. Una sorte di questo genere capitò pure a una piccola della nostra Serie A: la Reggina. La società calabrese, che veniva da quattro salvezze consecutive in Serie A, già di per sé grandissimo risultato, subì una penalizzazione di quindici punti per illeciti sportivi riconducibili al presidente Lillo Foti nella stagione 2004-2005. Una pena comminata per il campionato di Serie A 2006/2007.

Già ai nastri di partenza la banda di Mazzarri pareva praticamente un morto che camminava. Retrocederanno i calabresi e altre due. Era palese, pressoché certo. Non poteva che andare così, non c’era Dio che tenesse o che potesse dire il contrario. Walter Mazzarri, amareggiato, dichiarava: “Tanto vale che non ci facciano partecipare al campionato di A“. Insomma, ad agosto questa storia non esisteva.

Il tecnico livornese, allora allenatore emergente, iniziava la terza annata alla guida della panchina reggina. Il ‘toscanaccio’, che sapeva di non poter disporre di mezzi economici importanti, durante il calciomercato estivo fu anche costretto a salutare alcuni pilastri della sua formazione: da capitan Ciccio Cozza, che sarebbe poi rientrato l’anno successivo, al portiere Pavarini e al difensore De Rosa, mentre a centrocampo sarebbero stati ceduti il giovane Biondini e il paraguaiano Paredes.

In poco tempo la Reggina dovette correre ai ripari e alla corte di Mazzarri sarebbero arrivati il centrale difensivo Aronica, che diventerà nel tempo un fedelissimo del mister toscano (lo ricordiamo soprattutto a Napoli), il centrocampista Amerini e il trequartista honduregno Leon.

Insomma: rosa completamente rivoluzionata, se non addirittura indebolita, ma ancorata al 3-5-2 di impronta “mazzarriana”: Pellizzoli in porta, l’arcigna linea difensiva composta dal neocapitano Alessandro Lucarelli, Lanzaro e Aronica, a centrocampo presentava a destra Mesto e a sinistra Modesto. Il regista era Amerini, con Missiroli e Giacomo Tedesco come mezz’ali di inserimento. Davanti il bomber d’esperienza Nick Amoruso e Rolando Bianchi, giovane in rampo di lancia, che nell’annata precedente aveva disputato solo nove presenze e che non avrebbe dovuto far rimpiangere Cozza: impresa più che ardua.

Parliamoci chiaramente, era evidentemente una ‘mission impossible’. Però, c’era un gigantesco però; la stagione iniziò con una partita, amichevole certo, che si rivelò, alla fine, emblematica per la squadra calabrese, quasi un segnale premonitore. Il 3 agosto, nel ritiro austriaco di Graz, gli amaranto tennero testa ai Galacticos del Real Madrid e persero solamente 1-0. Gli addetti ai lavori non fecero caso a quella partita, ma forse nella testa dei giocatori di Mazzarri qualcosa scattò.

Comunque, dopo un’estate di alti e bassi, non solo per la Reggina ma per l’intero movimento calcistico italiano, iniziò la stagione ufficiale. Alla prima giornata, gli amaranto persero 4-3 a Palermo dopo una gran bella prestazione; poi alla seconda si imposero contro il Cagliari con un gol di Bianchi al terzo minuto oltre il novantesimo (se non son segni questi..).

Alla terza giornata, però, un’altra delusione cocente: sconfitta nel derby dello Stretto; il Messina vinse 2-0 grazie alla doppietta di bomber Riganò. La squadra di Mazzarri si riprese tre settimane più tardi, nella storica vittoria casalinga contro la Roma, grazie alla rete di Amoruso.

Col 2-2 contro il Livorno nel “derby amaranto” della tredicesima giornata, a Reggio Calabria si registrò il primo segno più in classifica: la Reggina riuscì ad annullare la penalizzazione di 15 punti sul campo. Ma non fu, certamente, l’unica buona notizia: a dicembre la Corte Federale ridusse per la società calabrese i punti di penalità da 15 a 11.

Fu questa certamente la molla, quella scossa necessaria che mancava agli uomini di Mazzarri; i quali, aggrappandosi al tandem d’attacco Amoruso-Bianchi, iniziarono a risalire in maniera vertiginosa la china.

Al giro di boa di metà gennaio la Reggina aveva conquistato ventitré punti totali, che le valevano dodici lunghezze in classifica. Aveva scavalcato l’Ascoli, fanalino di coda, e si trovava al penultimo posto a pari merito con il Parma. Quattro punti più avanti si trovava il Messina. Inoltre, dei ventiquattro gol prodotti dalla Reggina in diciannove partite, diciassette provenivano dalla coppia Bianchi-Amoruso (10+7).

Iniziò il girone di ritorno, e Mazzarri ebbe anche la possibilità di usufruire di una nuova importantissima arma: l’allora giovanissimo direttore sportivo Bigon aveva acquistato dalla Lazio Pasquale Foggia, che rappresenterà certamente l’ennesima svolta della fantastica stagione amaranto.

Il gioco della compagine calabrese si basava sulla fisicità, sul chiudersi molto bene in difesa per poi ripartire in attacco: una sorta di catenaccio all’italiana con contropiede continui; tipologia di gioco che, poi, rese famoso Walter Mazzarri, prima alla Sampdoria, ma poi soprattutto a Napoli.

Alla 22^, in un Granillo letteralmente in visibilio, la Reggina si vendicò del Messina nel derby di ritorno vincendo per 3-1 e scavalcando gli stessi peloritani; portandosi così, per la prima volta in campionato, fuori dalla zona retrocessione.

Ad agosto nessuno (e ripetiamo: nessuno) sarebbe stato in grado di immaginarsi una situazione del genere. Da lì il club di Foti, accompagnato dal vero uomo in più di quella stagione, un pubblico stupendo, riuscì a mettere fieno in cascina per una bagarre salvezza che aveva ormai tagliato fuori Ascoli e Messina, vedendo coinvolte però, addirittura, altre otto squadre.

Partita dopo partita Amoruso e Bianchi continuarono a timbrare il cartellino, realizzando reti pesantissime e a facendo sognare il popolo amaranto. A quattro partite dal termine il successo al Del Duca di Ascoli: un 3-2 esterno praticamente vitale, con Foggia che mise la firma sulla vittoria. Poi tre pareggi consecutivi.

Si arrivò così all’ultima giornata: Reggina – Milan. La partita si sarebbe giocata davanti agli oltre ventimila spettatori del Granillo, dove sarebbe arrivata la squadra che aveva appena vinto la Champions League ad Atene, sconfiggendo 2-1 il Liverpool di Benitez. Reggio Calabria era in fibrillazione!

Non era ancora stata decisa l’ultima condannata a retrocedere in Serie B, e a 90’ dal termine la classifica recitava: Reggina e Siena terzultime a pari merito a 37 punti, Catania a 38, Chievo e Parma a 39. Un vero finale thrilling, con il Siena che giocava in casa con la Lazio, il Parma al Tardini contro l’Empoli e lo spareggio “della morte” Catania-Chievo al neutro di Bologna (il Cibali di Catania era chiuso in seguito agli incidenti che portarono alla morte dell’ispettore Raciti).

Un finale di stagione emozionante ed elettrizzante, con la Reggina che aveva un solo risultato disponibile: la vittoria. La squadra di Mazzarri riuscì, con una partita perfetta, a battere il Milan per 2-0. Gol di Nick Amoruso e raddoppio di Amerini. Il Chievo perse contro il Catania e così al Granillo partì la festa: la Reggina aveva compiuto un miracolo.

Il presidente Lillo Foti correva per il campo come un bambino, circondato dalla gioia delle migliaia di tifosi presenti allo stadio. A fine gara dirà: «Grazie, al mister, alla squadra, ai tifosi. Abbiamo fatto qualcosa di impensabile ad agosto». Partiti da -15 (poi -11) in classifica, la Reggina si salvò concludendo il campionato al 14° posto con 40 punti (51 totali). Una città intera ai piedi dei giocatori amaranto, diventati autentici eroi.

Pellizzoli, Lucarelli, Aronica, Amerini, Tedesco, Mesto, Modesto, Leon e Foggia, ma soprattutto i due centravanti killer Amoruso e Bianchi, che in totale realizzarono 35 dei 52 gol stagionali, il 66%, un dato clamoroso; e mister Walter Mazzarri, che da lì andò poi ad allenare la Sampdoria. Il tecnico e tutti i giocatori entrarono con pieno merito nella storia del club e ricordati per sempre, tanto che furono insigniti della cittadinanza onoraria di Reggio Calabria.

Il 27 maggio 2007, giorno della vittoria salvezza contro il Milan, i tifosi amaranto festeggiarono per le strade e nelle piazze con caroselli e clacson, forse ancora di più del 9 luglio 2006 quando l’Italia vinse il Mondiale, perché furono testimoni di un vero e proprio miracolo, quello amaranto.

Il calcio è poesia, il calcio è magia, il calcio è ciò che più può avvicinarci ai nostri sogni. E siamo certi che i tifosi della Reggina in quella stagione non hanno mai smesso di sognare grazie ai loro condottieri.

Quindi, per piacere, non veniteci a dire che il calcio è semplicemente quattro pazzi che corrono dietro ad un pallone. Il calcio è un romanzo che scriviamo in primis noi nella nostra immaginazione.