ANGOLO DEL TIFOSO JUVE – Arriverà la fine ma non sarà la fine

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Fino a dieci minuti fa vi avrei parlato di un’altra storia. E ne avrei avuto ragione, perché la spedizione russa per la conquista della qualificazione agli ottavi di Champions League ha vissuto sulle montagne russe per dieci minuti, in una fredda e piovosa serata moscovita.

Per la prima volta da quando veste la nostra maglia, i miei occhi avevano visto Cristiano calciare una punizione come solo lui sa fare, ma che con i colori bianconeri non ha ancora fatto. Una tenuta morbida da parte di Guilherme, ed ecco il piedino di Ramsey, che ruba istintivamente il nome a Cristiano sul bollettino della partita – meglio un goal in meno che qualche problema di qualificazione in più, no?

Il sospiro che mi piace tanto tirare quando ci capita di segnare dopo i primissimi minuti dura sei, sette minuti. Ennesimo svarione in difesa, ennesima volta in cui mi dico che qui senza Chiellini non si può andare avanti, una delle prime volte in cui mi dico che forse De Ligt ha ragione di esistere al centro della nostra difesa.

Miranchuck la mette dentro, e la nostra partita prende una piega di insofferenza ormai dimenticata, che non fa parte dell’atteggiamento che il nostro nuovo Mister richiede in campo. Siamo slegati, raggiungiamo l’area di rigore avversaria, ma al primo contropiede perdiamo completamente botta fino a rischiare più di una volta. Ringrazierò per sempre (almeno per questa stagione…) la sottile intelligenza di Bonucci, che gli ha permesso di piazzarsi sulla linea di porta per evitare la debacle su un tiro potente di Joao Mario.

Che poi anche Higuain ci ha messo del suo. Una meravigliosa botta al volo, di quelle che ti fanno brillare gli occhi, e di quelle che solo uno che quella sera si sente Zoff riesce a spezzare. Non ho amato Cristiano questa sera, perdonami Cris. Mister Sarri parla di un problema al ginocchio: non so come devo spiegartelo Cris, tu devi vivere sotto sale in settimana, sott’olio, in ghiaccio, fai quello che vuoi. Ma sappi che ogni tua fibra muscolare e ogni centimetro quadrato del tuo apparato scheletrico è direttamente collegata alle nostre coronarie.

Fino alla fine. Lo diciamo sempre, non lo faccio mai. E dico faccio, perché sono una che ama avere tutto e subito, che non sa aspettare. La fila alla posta, le mail che non arrivano, gli incontri che saltano. Tutto e subito. Ma se c’è una cosa che ho imparato dalla mia più grande passione, il pallone che rotola in mezzo al campo, è che ci vuole pazienza.

Di cui purtroppo sono nata sfornita, ma nessuno è perfetto.

Eppure, se non avessi avuto abbastanza pazienza, non avrei potuto assistere al 93esimo minuto di questa partita, e non solo perché i tre punti ci hanno regalato la matematica qualificazione agli ottavi. La poca pazienza mi avrebbe fatto spegnere il pc probabilmente. Non mi avrebbe fatto godere della bellezza di un dribbling di un ritrovato Douglas Costa, che appoggia per Higuain che con un tacco delizioso torna da Douglas, che ne brucia uno, ne brucia due, e deposita in porta.

Non è soltanto la qualificazione. Ed è vero, oggi il gioco di Sarri non si è visto. Eppure, nel guardarmi intorno, tra ammutinamenti, presidenti che non sanno parlare, che parlano troppo o non parlano per niente, allenatori che sputano nei piatti in cui mangiano, in cui hanno mangiato, gente che ha cumuli e cumuli di panni sporchi e preferisce lavarli sulle rive del fiume piuttosto che tra le mura di casa propria, mi sento fortunata.

Quando vedo queste scene ed ascolto queste parole, mi dimentico di tutte le volte in cui siamo arrivati fino al confine, come ama prenderci in giro tutto il resto dell’Italia non bianconera. E mi ricordo della società che sta alle nostre spalle. E della pazienza: quella vittoria arriverà, saprò aspettarla.