ANGOLO DEL TIFOSO NAPOLI – Napule é… il momento di scelte coraggiose

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Come quando sei riuscito, con pioggia battente, a bagnare solo le caviglie ed a salvare il resto e, non troppo lontano dall’arrivo, un’auto in corsa ti scaraventa addosso tutta l’acqua che, a fatica, avevi fino a quel momento evitato.

Al fischio finale di Napoli – Salisburgo mi sentivo come uno che sta a dieta ferrea e per il quale anche un cucchiaino di marmellata pare il migliore dei dolci.

Pensavo che un Napoli incerottato (nella testa, più che nel fisico) come quello attuale dovesse tenersi stretto – in ottica qualificazione – non l’1-1 di ieri sera, ma i 4 punti ottenuti col Salisburgo.

L’instabilità difensiva, l’errore (fisso uno a partita quest’anno) di Koulibaly, l’inesistenza della costruzione a centrocampo e gli errori (spesso grossolani) sotto porta rappresentavano per me la cifra che evidenziava un inizio di stagione che (quasi) peggio non si poteva.

Da qui in poi – pensavo – si poteva solo migliorare, con un percorso di crescita che doveva toccare quei quattro punti lì.

Spendevo parole per Luperto a sinistra, che in teoria va pure apprezzato per il sacrificio, ma che in ogni caso è una roba che non si può vedere.

Censuravo l’apnea di Fabian e Zielinski, orfani di Allan ed Elmas, ma ancor più di un giocatore tipo Jorginho, che a questa squadra manca più di quanto mancano i dolci ai soggetti a dieta di cui sopra.

Cominciavo – lentamente – ad apprezzare le accelerazioni di Hirving Lozano, sempre più simile ad un giocatore di calcio.

Le cose facili non ci piacciono, scrivevo, dovendo cercare – per qualificarci – un’altra vittoria nelle ultime due partite.

Predicavo pazienza, ne occorre tanta.

Dio solo sa quanta ne serve per chi tifa i colori della maglia azzurro-cielo.

Dopo tutto questo, però, eventi sconnessi, mal raccontati ed in rapida successione, dapprima ritardavano il sonno, poi si palesavano per quel che erano: una pagliacciata.

L’abitudine che abbiamo nell’essere seri ci impone di guardare ogni prospettiva da almeno due punti di vista (squadra e società). Poiché a me, invece, interessa soprattutto il terzo (allenatore), non mi lascio andare a giudizi o conclusioni affrettate.

Ho bisogno, dunque, di 24 ore.

Devo capire come va l’allenamento di questa mattina e voglio leggere le posizioni ufficiali.

Ieri sera, quando ormai era quasi notte, peggio delle “non-notizie” che arrivavano dal San Paolo e degli indizi che trapelavano c’erano solo le dichiarazioni post-partita di Conte.

L’Inter ha preso almeno due gol da squadra di serie cadetta, con evidenti errori individuali. E l’allenatore cosa fa? In mondovisione critica apertamente Dirigenti e, soprattutto, Società, gente che lo riempie di soldi e che gli ha messo in mano una super-squadra. Certamente migliorabile, sicuramente con dei tasselli da aggiungere. Ma lui è lì da 3 mesi, sta correndo in campionato, se vince due partite in Champions può ancora qualificarsi e se ieri non ha almeno pareggiato deve solo sbattere la testa contro il muro. Di cosa stiamo parlando?

La Champions League è la vetrina che le nostre squadre di calcio mostrano al mondo ed invece puntualmente, Juventus esclusa (ma si tratta di squadra che solo occasionalmente gioca ancora in serie A), non perdiamo occasione per mostrare la nostra inadeguatezza. Anche quando – tutto sommato – in campo quell’Europa facciamo anche vedere di meritarla.

Capiremo, ora più che mai, la sostanza reale di una società che appare il primo asset su cui intervenire per salire i pochi gradini che mancano.

Mille cose ci sarebbero da dire e duemila ne diremo.

Per ora basti constatare che – al di là di colpe reali o presunte di Presidenti, Dirigenti, allenatori, ecc… – in campo vanno i calciatori e fuori dal campo si guarda soprattutto alle loro abitudini, alle loro dichiarazioni, alle loro smorfie, alle azioni ed alle reazioni.

Dovrebbero essere, sempre e comunque, dei professionisti.

Siamo schiavi della passione che abbiamo per loro e dell’amore per le maglie sudate a fine partita, consentendo allo score finale di influenzare (e non poco) stati d’animo, umore e rendimento lavorativo.

Tutta questa roba di ieri sera fa schifo, di chiunque sia la colpa.

Tutta questa roba ci allontana un po’ da quel sogno che – ormai di media tre volte la settimana – ci incolla allo stadio o davanti alla tv.

Dopo cose così ci vogliono subito scelte coraggiose.

Io proverei ad aggrapparmi innanzitutto all’allenatore, finché lui avrà voglia di esserlo e (se, a questo punto) avrà voglia di rimanere.

Poi cambierei, innanzitutto, il capitano.

Togliendo la fascia a chi ha dimostrato di non avere carisma e di non meritarla, colui che ha difettato in coraggio e che non ha ritenuto di utilizzare neppure una parola – a caldo – per dire quel che stava accadendo.

Qualsiasi dichiarazione (vera o di facciata) che sarà data oggi in pasto ai media, non sarà farina del suo sacco e poco o nulla cambierà nel quadro complessivo.

Quella è una fascia che hanno indossato – tra gli altri – Iuliano, Bruscolotti, Maradona e Marek Hamsik. Toglietela, per favore, a chi  – in tutti i Napoli dei miei sogni – farebbe a stento la panchina.

Sarò nelle prossime ore spettatore super-interessato.

Ma un consiglio, da semplice tifoso, voglio darlo.

Quello di stanotte sia un punto di non ritorno.

Per chi conta soprattutto la maglia, non è importante chi pagherà atteggiamenti poco chiari ed equivoci.

Il rispetto delle regole vale, per me, anche se – da oggi in poi – si dovesse andare in campo con la Primavera.

Privatamente picchiatevi pure, se siete uomini da niente, ma non dimenticate mai neppure un secondo che indossate una maglia che gronda sudore, sacrifici ed anche un pizzico di gloria.

Atteggiamenti irrispettosi ed irresponsabili non riguardano solo le persone che li adottano in campo o fuori. Atteggiamenti così toccano un popolo, una tradizione, una storia.

Toccano, soprattutto, gente semplice come noi.

Che, in fondo, non meritiamo per queste sceneggiate di perdere neppure un paio d’ore di sonno infrasettimanali.

E’ meglio una corda che rischia di spezzarsi di un arco che non sia teso, ha detto qualcuno.

Forse è così.

Meglio ancora, però, sarebbe avere frecce intelligenti in mano ad un arciere capace.