#LBDV – Nessuno uccida più Vincenzo Paparelli

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“Ci sono giorni che si depositano nel fondo di una città. Il 28 ottobre 1979 Roma si risvegliò sotto una leggera pioggia di fine autunno. La temperatura era di 17 gradi. Cerano le solite acque del Tevere, i soliti ponti, i soliti bassorilievi barocchi e la solita magnificenza della città più bella al mondo. Si ripeterono le abitudini di ogni domenica: i mercatini a Porta Portese, i turisti nei caffè, la benedizione di Paolo Giovanni II ai fedeli in piazza San Pietro. Pure il calcio stava per mettere in scena il suo rituale appuntamento. Il derby tra Roma e Lazio, fissato alle ore 14.30, era valevole per la settima giornata del campionato. In via Dronèro 13, nella lontana periferia nordovest di Roma, i quattro componenti di casa Paparelli si alzarono tardi. Per il capofamiglia Vincenzo (meccanico in un’officina con il fratello Angelo), quello è l’unico giorno di riposo della settimana. Svegliò la moglie Vanda verso le 9 e poi i figli: Marco, di 13 anni, e Gabriele, di 8. La radio accesa, la colazione preparata ai ragazzi. Era una giornata di festa in una comune famiglia italiana degli Anni ‘70. Vincenzo e quella domenica 28 ottobre 1979 entrarono insieme nei libri di storia, ma dalla porta sbagliata. Accadde ciò che nessuno avrebbe mai immaginato che accadesse: la morte di un tifoso allo stadio. Fu la prima volta che avvenne in Serie A e fu la perdita dell’innocenza di tutto il calcio. Nulla, da quel 28 ottobre 1979, è stato più come prima. Gli italiani appresero dalla voce di Giampiero Galeazzi che il loro rapporto con il pallone era cambiato per sempre”.

Comincia con queste parole il docufilm “1979, Roma violenta”, con cui il giornalista Matteo Marani ha voluto raccontare e ricordare, all’interno della serie “Storie”, l’uccisione del tifoso laziale Vincenzo Paparelli, avvenuta esattamente 40 anni fa, pochi minuti prima di un derby della Capitale. Il docufilm, già visibile on demand su Sky, andrà in onda oggi alle ore 18 su Sky Sport Serie A.
Quel 28 ottobre rappresentò la perdita dell’innocenza per tutto il calcio italiano, che per la prima volta pianse un morto all’interno di uno stadio di Serie A. Attraverso documenti esclusivi, tra cui le sentenze dei tribunali e le interviste ai protagonisti della vicenda, Marani ha ricostruito con scrupolo ed estrema sensibilità i momenti e gli sviluppi giudiziari di quella tragedia, raccontando i fatti con un linguaggio chiaro e semplice, capace di arrivare al cuore della gente. A fare da cornice a questo momento buio della storia del calcio e dell’umanità, un periodo storico molto delicato per l’Italia, segnato dal sangue, da un clima di efferata e ordinaria violenza, che ebbe l’apice con l’ondata di terrorismo tristemente riassunta nel sequestro e nell’omicidio di Aldo Moro, proprio a Roma.

“Il calcio non può diventare mai guerra. Il calcio è vita, passione, è negazione stessa della morte – così si conclude il film – “Da Prima Porta (dove riposa il corpo di Paparelli in una tomba di famiglia), in questo luogo dove gli uomini sono uguali e dove le stupide rivalità della terra non hanno più senso, ci arriva tutto questo. Se sapremo ascoltare dentro quel profondo silenzio che si alza da tutto questo marmo, capiremo. Nessuno uccida più Vincenzo Paparelli”.