UN CALCIO AL SUPERSANTOS – Ma che bello è il calcio di provincia?

Condividi

La noia del fine settimana senza calcio, causa nazionali, l’ho totalmente eliminata con il calcio di provincia. E, in tutta sincerità, non me ne pento affatto, anzi… 

Ho passato quest’ultimo week end sugli spalti di un campo di seconda categoria (quello del mio paesino).

Venerdì: giornata di vigilia. Siamo a meno di 24h dalla prima stagionale del Savoia, squadra Lucana di seconda categoria, che vanta anche campionati di Promozione. Che ricordi, ragazzi.

I ‘giovanotti’ della squadra, tutti miei cari amici, sono già in fibrillazione, tanto da decidere di bere poco (strano per essere un venerdì) e di andare a letto presto.

E infatti, semplice pizzata a casa di amici, tutti insieme: una sessantina di pizze per noi che siamo più o meno in venti e qualche litro di birra.

Ma alle due di notte: ”ragazzi sono le due, ultima birra e poi a dormire”. 

Ecco, allora, il giorno della partita. Arriva il sabato pomeriggio. Ansie varie e tantissima voglia di giocare a calcio.

Giornata di sole, caldo certamente fuori stagione.

Si arriva al campo un’oretta prima del match (un derby per la precisione).

I ragazzi della mia squadra, tutte persone con cui sono cresciuto. Qualche sfottò per la serata precedente, essendo venerdì, e per come ci sono arrivati a questa partita.

Che poi qualche partita a calcio l’ho ‘giocata’ anche io e quel pomeriggio, nella mia testa, si sono affollati pensieri, ricordi e tanta, tantissima nostalgia.

Gli odori, inconfondibili, i rumori anch’essi ben presenti nella mia testa.

Campo in terra battuta (che cosa fantastica), il rumore dei tacchetti nello spogliatoio, la presentazione all’arbitro. Insomma, in un attimo sono tornato ragazzino.

Inizia la partita. Di tecnica c’è poco o nulla, parliamoci chiaramente. Tanti calci e poco calcio, tanti calcioni al pallone e pochi passaggi tra le linee. Ma è tutto così maledettamente bello e romantico.

Il Savoia va in campo con un 4-3-1-2 piuttosto spregiudicato, in cui spicca la presenza di alcune leggende vere e proprie del calcio salviano, come il capitano Parrella o il Bomber Giosa. Spicca anche l’assenza di un ragazzo che avrebbe potuto fare ben altra carriera e che sa accarezzare il pallone come pochi in Basilicata, mio carissimo amico, Gabriele.

Dalle bestemmie per i goal sbagliati, ai “saliamo” degli arcigni centrali difensivi. Dalle ‘offese’ all’arbitro a quelle alla squadra avversaria.

Dopo qualche occasione, regalata più dalle difese avversarie che da idee di calcio vere e proprie, arriva il goal dell’1-0 della mia squadra!

Palla lunga e pedalare. Il numero 10 (bomber arrivato quest’anno da un paese vicino, tanti kg e tanta qualità nei piedi) fa un’imbucata pazzesca per il numero 9 (Bomber Giosa, attaccante con la A maiuscola e giocatore con più reti nella storia della squadra del mio paese). Stop a seguire e destro che va sul palo. La palla però assume una traiettoria strana e si va a posare sui piedi del numero 11 (un ragazzo arrivato da Napoli, che siamo sicuri si farà voler bene dalla nostra piccola realtà): RETE.

Tap-in vincente. 1-0 e si va a baciare la maglia sotto gli spalti, dove noi impazziamo di gioia.

Si va al riposo in vantaggio. E intanto arrivano le birre, le care Peroni 0,75. Ed è ancora festa, forse anche più.

Si ricomincia.

Un po’ la tensione dovuta al risultato in una partita sentita, un po’ la stanchezza per chi, come questi ragazzi, porta avanti a fatica gli allenamenti, considerato che tutti lavorano, ma si notano dei cambiamenti.

Oltre al fiato, anche i rinvii profondi sembrano essere più corti, ed ecco la sofferenza che durerà per almeno venticinque minuti.

Il nostro portierone Gaetano, però, con grande coraggio, ha più volte salvato il risultato, riuscendo in uscite parecchio complicate e giustificando, in parte, anche la tuta che ha deciso di indossare (dagli spalti risuona un solo soprannome: Peppa Pig, non certo per il fisico ma per il colore roseo della suddetta tuta).

Tra mille sofferenze, gambe pesanti, fallacci in tutte le zone di campo, si arriva a dieci minuti dalla fine e noi tifosi, cercando di far pressione sul Mister, a più voci: “Ooooh mancano 10 minuti, ma quando lo fai entrare Gabriele?!”. Tutti sapevamo infatti che solo lui avrebbe potuto chiudere questa maledetta partita.

Il bello è che con Gabriele c’avevo parlato poche settimane prima: “Insomma? Quest’anno calcio a undici?”, e lui, con fermezza totale, “No! Quest’anno non ci penso proprio. Voglio rilassarmi e non voglio proprio pensare al calcio”. Col senno di poi, mi verrebbe da dirgli: “Gabriè, ma a chi vuoi pigliare per culo?!”

Era lì, faceva finta di riscaldarsi ma sapeva che non doveva entrare. Perché il Mister era stato chiaro: “neanche un allentamento? Allora neanche un minuto!”. Tutti però sapevamo che sarebbe arrivato il momento tanto atteso del suo ingresso in campo.

Il Savoia non riusciva a tenere più una palla. Difficoltà estrema di costruire una qualsiasi azione da goal. Il pallone finisce in rimessa laterale, vicino alla panchina dove si riscalda Gabriele. Proprio lui vede la palla uscire, la stoppa e: ”Beh Antó (Mister – calciatore), posso farmi sti dieci minuti per piacere?!”.

Si! Entra, finalmente, tra i nostri applausi. Io mi giro verso il fratello di Gabriele e gli dico: “Giovà, tanto la chiude lui”.

Dieci minuti e si sente già un’altra aria.

Prima palla per il numero 16 (insolito per lui che ha sempre avuto la 10 sulle spalle) tunnel al primo avversario, supera il secondo e lancio per la punta, che però non riesce a sfruttare la bellissima occasione.

Due minuti più tardi, proprio sotto di noi, stop di destra e poi tutto sinistro (si, è sinistro, proprio come Diego, anche se il suo eroe è sempre stato Roby Baggio); supera tre avversari e viene messo a terra. Certo, la palla la passa poco Gabriele, ma che bello vederlo giocare.

Ma ecco il momento clou: galoppata del terzino sinistro del Savoia, passaggio al limite dell’area per Gabriele che, dall’esterno dell’area stessa, supera un primo avversario con un colpo di suola, si accentra, ne supera un secondo spostando la palla sul sinistro.

E arriva il momento che ogni tifoso spera di vivere: sapere che quella palla finirà in rete. Perché noi già lo sapevamo. Sinistro splendido sul secondo palo. Imparabile. 2-0!

Vittoria! Alla prima giornata, 2-0 sul Vietri e derby portato a casa.

La gioia sugli spalti è incredibile. Da anni non si vedeva infatti un pubblico così numeroso.

La serata la si passerà ancora a festeggiare, naturalmente con fiumi di birra.

Ma tanto, parliamoci chiaro, si sarebbe festeggiato anche se si fosse perso, perché il calcio di provincia è questo: pura gioia di far rotolare un pallone.