TUTTI IN REPARTO – Davide Zappacosta ed il legamento crociato anteriore

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Tutti gli appassionati di calcio hanno l’incubo che un giocatore della propria squadra rimanga a terra durante una partita tenendosi il ginocchio, perchè tra tutti i traumi legati allo sport ce n’è uno che viene visto come “qualcosa di non molto frequente, ma purtroppo assai grave“: la rottura del legamento crociato anteriore.

L’ultimo caso, proprio di questi giorni, è stato quello di Davide Zappacosta, il quale ha pure avuto la sfortuna di non poter neanche ricevere un applauso alla sua uscita dal campo, essendosi infortunato in allenamento.

Loro malgrado, negli ultimi anni, i tifosi giallorossi hanno visto colpiti dallo stesso infortunio prima Strootman, Rudiger e Mario Rui; dopo di loro, Florenzi, per ben due volte. E poi Emerson Palmieri, Luca Pellegrini, Karsdorp.

Come loro, Arkadiusz Milik, anche lui per due volte, e Faouzi Ghoulam, del Napoli; Giorgio Chiellini e Marko Pjaca, della Juventus; al Milan Caldara, al Cagliari Pavoletti, e la lista potrebbe proseguire.

Insomma, sembra proprio che questo infortunio non sia così infrequente, ed infatti la rottura del LCA è uno degli infortuni più comuni nel calcio.

Semplice capirne il perchè, per chi è “del mestiere”; ma per chi non lo fosse, si propone una piccola spiegazione.

Il legamento crociato anteriore è una delle strutture stabilizzanti che consentono alle nostre ginocchia di mantenere il loro giusto range of movement: nello specifico, il suo compito è assicurarsi che, quando estendiamo la gamba, questa non vada oltre la linea verticale della coscia. 

E, pur essendo molto molto resistente, negli sport che prevedono grosse sollecitazioni meccaniche (un  brusco atterraggio a gamba estesa dopo un salto, come nel basket o nella pallavolo, o un repentino cambio di direzione con torsione del ginocchio, come nel calcio), questo si rompe.

I più approfonditi studi scientifici disponibili sull’argomento ci dicono che i tempi di recupero, dopo un infortunio così grave (ed il susseguente intervento chirurgico), vanno fino ai sette mesi e mezzo per il ritorno in campo; ma, visti i numerosi casi di recidiva, c’è anche chi suggerisce di aspettare 9 mesi, al fine di ridurre sostanzialmente i rischi di nuovo infortunio.

Il percorso riabilitativo sarà dunque lungo per Zappacosta: il suo rientro, in assenza di complicazioni, può essere stimato verso fine marzo 2020.