#LBDV – Nasce il Milan di Pioli: cosa (non) cambia tatticamente

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Il corteggiamento, il matrimonio ed il divorzio tutto nel giro di quattro mesi. Il Milan “lascia” Giampaolo ed è pronto ad un nuovo matrimonio. Il prescelto, per la gioia, per usare un eufemismo, dei tifosi è Stefano Pioli, un allenatore che nella sua lunga carriera ha mostrato grandi qualità, ma soprattutto tante lacune. Il tecnico parmigiano, almeno di cataclismi improvvisi, sarà alla guida di un diavolo che sembra aver perso la via dell’inferno.

RIVOLUZIONE? NO, GRAZIE

Stefano Pioli sarà il nono allenatore diverso in sette anni, un dato da far invidia al vulcanico Zamparini. Via Aldo Rossi, sede del Milan, sembra diventata un porto di mare con capitani che prendono le redini della nave per poi abbandonarla, che siano essi proprietari o dirigenti. Con gli arrivi di Maldini e Boban i tifosi rossoneri avevano ritrovato l’entusiasmo, l’arrivo di Giampaolo, invece, aveva fatto credere ai tifosi di poter rivivere la favola Sarri al Napoli: un allenatore che con il suo bel gioco aveva incantato in provincia ed era pronto al salto di qualità per portare il Milan ai fasti di un tempo. Ma non è tutto oro quello che luccica e sono bastate sette partite per dimostrare che forse caratterialmente Giampaolo non è pronto, e forse non lo sarà mai, per una piazza che ambisce a traguardi importanti. Chi si aspetta una rivoluzione, però, dopo l’addio di Giampaolo resterà deluso. Pioli più che essere un salto nel futuro è un tuffo nel passato recente. Il Milan ripartirà dal 4-3-3 dell’era Gattuso e paradossalmente, tranne pochissimi cambi, si punterà sugli stessi undici.

IL MILAN CHE VERRA’

Il Milan dell’immediato futuro ripartirà ancora una volta da Suso. Lo spagnolo, croce e delizia dei suoi allenatori, sarà ancora una volta al centro del progetto tattico del Milan. A completare il tridente d’attacco invece ci saranno Piatek e Leao, uno dei nuovi innesti della campagna estiva rossonera. Il centrocampo a tre sarà lo stesso visto negli ultimi sei mesi di Gattuso, con Biglia, pupillo di Pioli, come vertice basso, un centrocampista di quantità, Kessie, e la qualità di Paquetà che si contenderà il posto con un ritrovato Bonaventura ed il turco Calhanoglu. La linea difensiva sarà invece la stessa vista anche in queste prime ultime giornate di campionato, con Romagnoli e Musacchio centrali e Calabria ed Hernandez sugli esterni. Un Milan che torna al “vecchio modulo”, un Milan che si affida principalmente ai giocatori che hanno portato Gattuso a lottare per un posto in Champions fino all’ultima giornata. Un ritorno al passato, con la speranza che in futuro il diavolo ritrovi la sua voglia di anime.